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Presepe vivente
di Cecilia | 25 dicembre 2011 | 9:50 | Notizie | Permalink | Commenti (0)Buon Natale a tutti!

Cronaca di un matrimonio
di Cecilia | 16 ottobre 2011 | 18:49 | Eventi | Permalink | Commenti (2)Sesto San Giovanni, 13 ottobre 2011 – Matrimonio di Francesca e Marco
Era il 4 giugno 2007 quando, al matrimonio di Adriana e Giovanni, Marco fece il testimone dello sposo e Francesca prese il bouquet della sposa. È il 13 ottobre 2011, Marco e Francesca si uniscono in matrimonio.
È stato un matrimonio con rito civile, seguito da un brindisi a casa degli sposi con parenti e amici. Nulla a che vedere con i matrimoni con trecento invitati, niente cocchio con cavalli bianchi, niente lancio delle colombe, niente fuochi d’artificio. È stato un matrimonio sobrio e sentito, dove gli invitati sono andati per stare con gli sposi una giornata, non per mangiare alle tre del pomeriggio perché gli sposi sono andati al castello a fare le foto… non sono rari infatti i matrimoni in cui gli sposi, dopo la cerimonia, spariscono per qualche ora e si presentano nel pomeriggio dopo essere andati a fare delle splendide foto softs focus nei posti belli. È stato un matrimonio molto digitale, a differenza di tanti matrimoni il cui ricordo è finito in un libro di fotografie rilegato in pelle che ora giace sopra un mobile e che ha annoiato gli ospiti che sono andati a trovare gli sposi per i successivi dieci anni.
Sono passati poco più di quattro anni e, da sorella del testimone e fotografa non ufficiale, eccomi qui a ricoprire il ruolo di sorella dello sposo con il compito di riprendere con una videocamera le scene salienti del matrimonio. Come nei migliori film, è un classico che nel video ci sia la commozione della madre, il primo piano delle fedi sul cuscino, il primo piano dello sguardo dello sposo, il piano americano degli sposi che si guardano, il primo piano delle mani che slacciano le fedi dal cuscino, il primo piano della lacrima sulla guancia della sposa, il campo largo dei parenti, il primo piano della fede che entra nel dito… Ma questo è solo un copione, è evidente che a un matrimonio i tempi cinematografici non ci sono: nella realtà questa scena dura circa cinque secondi e non puoi dire “Stop, rifacciamo la scena della madre commossa!”. Per questo motivo, per svolgere degnamente il mio incarico, mi sono armata della bravura di quella che deve essere pronta a trovare la soluzione anche se il cugino in sovrappeso della sposa si piazza davanti alla telecamera su cavalletto per scattare la sua fotografia con la macchina a rullino (e chiaramente gli finisce pure il rullino quindi ti blocca per tre minuti perché deve tirare fuori dalla tasca la pellicola per le successive trentasei pose).
Ma ora torno blogger e inzio la cronaca di questa giornata.
Alle ore 11 di giovedì scorso si è celebrato il matrimonio di Francesca e Marco a Sesto San Giovanni, presso la Villa Purricelli Guerra nella sala del camino. Ma per fortuna non c’è stato bisogno del camino, visto il clima caldo e poco autunnale, apprezzato sia dagli sposi sia dagli invitati, che ha caratterizzato il felice evento.
L’entrata in sala degli sposi con in braccio in piccolo Francesco è stata accompagnata dalle note di una piacevole melodia di violoncello.

Oltre agli sposi, protagonisti della cerimonia sono stati tre loro amici: Paolo, che ha svolto egregiamente il ruolo di ufficiale dello stato civile, Concetta e Giovanni, testimoni di nozze.
Lo scambio delle fedi è stato seguito da una scena che non è certamente sfuggita agli amici dello sposo: Marco si è girato verso gli invitati e si è portato la mano tra la fronte e la tempia, come ad asciugarsi il sudore.
Ma, per un attimo, la tensione si è potuta rilevare anche sul volto del testimone dello sposo durante la lettura dell’atto di matrimonio. Non appena l’incaricata del comune ha letto “Giovanni… residente a Monza”, Giovanni con un filo di voce è riuscito a dire: “No, non più”. Marco si è girato subito verso di lui e ha cercato di tranquillizzarlo, temendo che quel minimo errore potesse invalidare il matrimono.
All’uscita ad attendere gli sposi ci sono state le bolle di sapone…

Il lancio del bouquet è stato forse l’unico momento di cui non c’è un video perché è stato vissuto da tutti. Non appena Francesca ha detto: “io lancio il bouquet per gli uomini e per le donne, visto che io sono per la parità dei sessi”, si sono schierati tutti con la ferma volontà di prenderlo. Non è stata per nulla scontata la battuta di Giangio, poco prima che venisse lanciato in aria il bouquet: “se si mette davanti Massimo non lo piglia nessuno”… infatti, è molto probabile che se uno alto oltre un metro e novanta si mette in prima fila a saltare, ha la meglio sugli altri. E così è stato. Da parte mia ce l’ho messa tutta, e lo può confermare chi ha ricevuto qualche mia gomitata o pestata sui piedi, ma si sa che il bouquet, alla fine, lo prende chi lo desidera veramente, per cui Massimo se lo è pienamente meritato.

A seguire il bacio che, devo ammettere, per un attimo mi ha ricordato il celebre Bacio di Francesco Hayez. Saranno stati il colore dell’abito, le pieghe del vestito, le mani attorno alle spalle e alle guance, sarà stata l’angolazione, sarà stata l’atmosfera, sarà che è una coppia che è appassionata di arte.
Dopo la cerimonia ci si è ritrovati a casa degli sposi per un rinfresco. La casa era accogliente e c’erano molti fiori, ma quando la sposa si è accorta che la casa stava assomigliando troppo a un vivaio, ha esclamato: “No, anche questo abbiamo rubato al comune!”. Al termine della cerimonia, qualche invitato deve aver preso tutti i fiori che erano nella sala comunale per portarli a casa degli sposi.

La torta era a quattro piani e due gusti: cioccolato e lamponi. Erano entrambi buonissimi, però la mia fetta di torta ai lamponi aveva tutto l’aspetto e il gusto di una torta alla crema con le fragole. Cos’è successo? ero già un po’ “brilla” dopo un bicchiere di spumante e non ho saputo riconoscere i due frutti oppure era realmente con le fragole?

Durante il brindisi a casa, gli invitati hanno avuto modo di conoscere molte persone e chiacchierare assieme. La formula “rinfresco in piedi” è stata dunque molto azzeccata e ha dato l’idea di essere una festa, un gioioso modo di salutare gli sposi.

Al termine della giornata, la stanchezza ha iniziato a farsi sentire a partire dai piedi un po’ per tutti. A un certo punto erano più le persone che giravano per casa scalze che quelle con i tacchi. Un’invitata ha preferito persino fare a piedi undici piani con le scarpe in mano che prendere l’ascensore con i tacchi ai piedi.
Concludo confidandovi che mi sono commossa, non durante la cerimonia, ma alla fine della giornata. Non so come, ma mi sono ritrovata in una stanza con gli sposi e poche altre persone quando Marco ha preso un foglietto scritto con una penna verde e ha iniziato a leggere “Caro Cosimino…”, poi ha proseguito con “sarà beata chi ti sposa…” ecc.
Mi fa piacere sapere che Marco abbia conservato quel foglietto per tanto tempo, che abbia saputo tirarlo fuori al momento giusto, leggerlo e fare quello che c’era scritto… mi fa piacere che in quel giorno importante sia stata ricordata Pippa Bacca, l’amica che ha fatto conoscere Marco e Francesca.
L’album fotografico lo trovate qui.
Spam
di Cecilia | 10 settembre 2011 | 17:09 | Vita quotidiana | Permalink | Commenti (0)Una fa di tutto per bloccare lo spam nella casella di posta elettronica, poi nella cassetta delle lettere trova questo…

Pastinaca e Gombo
di Cecilia | 4 luglio 2011 | 21:47 | Natura | Permalink | Commenti (1)In Inghilterra ho scoperto e mangiato la pastinaca (traduzione di parsnip) e il gombo (traduzione di okra).
È la prima volta che mi capita di cercare in Google Translate delle parole inglesi e non sapere cosa siano nemmeno tradotte in italiano…

A differenza che in Italia, pastinaca e gombo sono molto diffusi in Gran Bretagna: la prima è una sorta di carota molto dolce, l’altro assomiglia a un peperoncino verde, ma sa di peperone (per me), oppure di zucchine, fagiolini, asparagi, carciofi, capperi o, addirittura, funghi (per altri che l’hanno assaggiato).
Non vi resta che provare queste verdure.
UK, un mese dopo
di Cecilia | 2 giugno 2011 | 22:40 | In giro | Permalink | Commenti (0)Non so se ho avuto la grande fortuna di trovare tutte le eccezioni che confermano la regola, a ogni modo, dopo il mio primo mese in United Kingdom, posso sfatare alcuni luoghi comuni che girano intorno a questo paese e ai suoi abitanti.
- Piove sempre.
A parte qualche breve comparsa, in un mese ho visto la pioggia solo tre giorni.
- Si mangia ovunque fish and chip.
Devo ammettere di non avere ancora mangiato fish and chip, per il semplice motivo che non è poi così diffuso nei menu.
- Si fa colazione con egg and bacon.
Certo, gli inglesi mangiano egg and bacon, ma di solito solo nei weekend, quando hanno più tempo per preparare la colazione.
- Alle cinque del pomeriggio bevono il tè.
Per la verità gli inglesi bevono il tè tutto il giorno: dal mattino alla sera, rigorosamente con latte.
- Gli inglesi sono timidi e riservati.
Sarà pure vero, ma la maggior parte delle persone che ho conosciuto sono tutt’altro che introverse.
Il Regno Unito, si sa, è sempre stato un paese che ha preferito distinguersi in Europa…
Ora, va bene tenersi stretta la Sterlina e non entrare nella zona euro, va bene essere l’unico paese europeo ad avere la guida a sinistra, ma perché gli inglesi, nonostante abbiano adottato il Sistema Internazionale di unità di misura, continuano a misurare le distanze in miglia o piedi, i liquidi in galloni, le lunghezze in pollici e il peso in stone o pound?
Qui
di Cecilia | 1 maggio 2011 | 8:25 | Notizie | Permalink | Commenti (0)Visto che nell’ultimo periodo l’argomento che è andato per la maggiore, dopo l’abito nuziale di Kate Middleton, è stato sulla mia partenza… ecco un indizio che svela inequivocabilmente dove mi trovo.

I18n e L10n
di Cecilia | 24 marzo 2011 | 20:19 | Web | Permalink | Commenti (0)Vi avverto, la successione di caratteri del titolo non è un’abbreviazione frutto della mia invenzione per non consumare troppo i tasti del mio MacBook, tantomeno un titolo codificato male, bensì l’abbrevizione internazionale che sta per Internazionalization (I18n) e Localization (L10n): 18 e 10 sono infatti i numeri di caratteri che intercorrono tra la prima e l’ultima lettera nelle rispettive parole.
Ho da poco localizzato due siti web, quindi affinché evitiate di domandarmi se c’entra qualcosa con il GPS, andrò a raccontare in cosa consiste e quali problematiche comporta la localizzazione di un sito, un lavoro che ogni webmaster prima o poi si trova ad affrontare.
Spesso si pensa che per creare un sito multilingue basti tradurre i testi e le immagini. Certo, la traduzione è necessaria, ma rendere un sito multilingue prevede anche altre attività, non meno importanti, che sono l’internazionalizzazione e la localizzazione, appunto.
L’internazionalizzazione è l’attività propedeutica alla localizzazione che permette a un sito web di essere fruito da utenti che appartengno a lingue e culture diverse. In questa fase, per esempio, i testi devono essere resi in una forma tale per cui sia possibile successivamente eseguirne una traduzione automatica.
La localizzazione è qualcosa che va oltre la traduzione, infatti oltre a trasformare le informazioni originali in una lingua diversa, le adatta a una realtà locale differente.
Per esempio, la frase “Questo libro costa 10 euro” diventerà “This book costs 14 dollars” e non “This book costs 10 euro.” Per questo motivo non si parla solamente di lingua, ma anche di locale, ossia l’insieme delle caratteristiche (come il formato della data e dell’ora, la valuta, il sistema di scrittura, il fuso orario ecc.) che identificano l’appartenenza di un utente a una certa area culturale.
In un sito multilingue una delle impostazioni da adottare riguarda la lingua di default. Quale scegliere? la lingua del browser o la lingua basata sulla provenienza dell’indirizzo IP del visitatore?
Di solito la scelta ricade sulla lingua più comune tra gli utilizzatori del sito, ma non è sempre facile scegliere. Analizzando le statistiche potremmo trovare dei visitatori insoliti, come gli italiani che lavorano in Svizzera, hanno un indirizzo IP francese e hanno impostato l’inglese come lingua del browser…
Le bandierine che vengono usate nei siti web per passare da una lingua all’altra sono un argomento molto dibattuto. Dal momento che le bandiere rappresentano gli stati e non le lingue, quali icone scegliere? Per la lingua inglese metteremo la bandiera del Regno Unito o quella degli Stati Uniti? Qualcuno risolve il problema dividendo in due le bandiere, mettendo da un lato quella di un paese e dall’altra quella di un altro.
E se una lingua è comune a più paesi? Si può adottare la soluzione di affiancare la bandierina del paese al nome della lingua: così il visitatore di Zurigo selezionerà la bandiera svizzera con l’etichetta “DE”, mentre il visitatore di Ginevra selezionerà la bandiera svizzera con l’etichetta “FR”. Le locali vengono quindi identificate dalla coppia lingua-paese.
Gli accorgimenti da prendere in fase di internazionalizzazione sono molti: come andrebbero usate icone universali, così bisognerebbe progettare gli spazi per il testo in funzione della lingua più lunga prevista… ma spesso si apprendono dopo diversi test.
Lo scorso weekend mi sono dedicata alla sistemazione dei siti web, dato che alcuni siti che gestisco (per fortuna non questo!) sono stati vittima di un hackeraggio. Spulciando nelle cartelle mi sono imbattuta in file di dubbia provenienza e con nomi piuttosto subdoli: per esempio sono apparsi un wp-appp (nome molto simile al wp-app di WordPress) e un footert (nome non molto diverso dall’originale footer).
Ora, se vi siete lasciati prendere dal panico e state andando sui vostri siti per controllare che sia tutto a posto, ricordatevi che i file con estensione .po e .mo sono quelli di localizzazione.
Verba volant, email manent
di Cecilia | 24 febbraio 2011 | 21:08 | Tecnologia | Permalink | Commenti (1)Per chi pensa che le mail siano una roba d’altri tempi, che ormai ci sono sms, chat e private messages…
… ecco l’elenco delle tipologie di mail più ricorrenti nel mio archivio di posta elettronica.
a) Le mail interrogative sono abbastanza frequenti e di solito il testo del messaggio è una serie di domande del tipo “Ciao, come stai? dove sei? cosa fai di bello? A presto!”.
A parte il fatto che una mail con almeno tre domande di seguito mi sembra più un interrogatorio che un interessamento nei miei confronti, a parte l’originalità del testo che sembra la sceneggiatura di Viaggi di nozze, a parte tutto… perché in questo genere di mail il mittente non dice mai nulla di sé?
b) Le mail filosofiche parlano da sé…
Il mio lavoro mi ha insegnato molte cose (anche sul lato umano).
Se cerchi l’assoluta originalità vieni apprezzato come “artista” ma produci cose difficilmente digeribili,
se cerchi l’assoluta semplicità e linearità produci cose che lasciano le persone con la fame,
se segui la normalità e fai una bella e classica carbonara (ma con una spezia in più) allora tutti sono sazi e soddisfatti.
Il trucco sta quindi nel prendere una ricetta classica ed insaporirla con un tocco di originalità orientale: inutile buttarsi nella cucina molecolare!
In fondo la gente ha solo fame di normalità condita con un pizzico di novità (non troppa novità, altrimenti salta al palato).
Pensaci: non puoi produrre direttamente un iPad. Prima fai un iPod in bianco e nero, poi lo fai a colori, poi lo fai touch, poi gli aggiungi il telefono (chiamasi iPhone), poi lo fai più grande facendo solo il passetto indietro di togliere la parte telefonica) e lo chiami iPad…
c) Le mail pignole iniziano quasi sempre con un’iperbole: “non mi odiare”, “non mi uccidere” …
Il perché è subito chiaro, di seguito vengono richieste alla webmaster del sito certe minuzie del tipo: “spostare di uno spazio i titoli, ridurre il corpo del testo di un pixel, cambiare il colore dei link di un gradiente, far sì che il pdf si apra in una pagina senza che copra interamente il sito…”
E menomale che anche la webmaster in questione è pignola, altrimenti non so se avrebbe interpretato l’incipit come una figura retorica!
d) Le mail disordinate sono quelle mail che a prima vista sembrano un soliloquio.
Il mittente solitamente scrive quello che gli passa per la testa, ignora la punteggiatura e mette ‘h’ e apostrofi come capita:
Ieri sera non sono riuscito ha chiamati perché sono andato dal veterinario
[...]
purtroppo ho erroneamente cancellato il tuo messaggio dell’altro giorno quindi non so’ cosa mi hai risposto
[...]
Venendo al dunque se posso ti chiamo dalle 7:30 in avanti se non mi senti chiami tu.
Mi sta dicendo che mi chiama alle 7:30 del mattino? Ma è sicuro di quello che sta per fare? Non si meravigli però se gli risponde una tizia con la voce da orsa con leggera difficoltà a formulare discorsi di senso compiuto! Ma forse intendeva le 19:30.
e) Non ho ancora capito se chi scrive le mail criptate lo fa per non essere intercettato o perché è appassionato di enigmistica.
A ogni modo, ecco due esempi:
Prendi il file allegato ed aggiungi l’estensione “torrentizia”: vedrai che fiume in piena!
Con questo si rischia di essere produttivi e creativi per un bel po’: sono i 4 DVD (16 giga) della “collezione maestra” della Eidobi.
(fotoschioppo, premiero, indisegno, illustratore…)
Il tutto “purtroppo” solo per Macco, non per PICI!
Potresti portarmi un cesto di mele morsicate nella prestigiosa stanza di hotel creativa n°4 o n°5? Grazie.
f) Le mail minimaliste sono quelle dei manager che viaggiano spesso per lavoro e sono così succinte che hanno solo l’oggetto e nel corpo del testo la sola firma “Sent from my BlackBerry”; chiaramente sono indirizzate ai familiari per tenerli aggiornati sugli spostamenti.
Se non altro c’è il lato positivo, dopo aver ricevuto la sequenza di mail: “Sono a Stoccolma”, “Sono a Tampere”, “Sono a Helsinki”, “Sono a Tallin” ho aperto Google Earth e, ripassando un po’ di geografia, ho esplorato un bel territorio.
g) Le mail-chat hanno la caratteristica di sostituire le conversazioni via chat e di protrarsi per lungo tempo, non è raro infatti trovare nella casella di posta elettronica messaggi con decine di rimbalzi…
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Finché arriverà la mail che metterà fine alla conversazione:
Ho scoperto che è un casino capire a quali mail non ho risposto, perché essendo reply di reply di reply vicino all’oggetto mi segna (5) – (6) – (x) messaggi, ma non mi dice se l’ultimo reply era mio o tuo..
h) Le mail ritardatarie sono quelle in cui tra un messaggio e l’altro passa così tanto tempo che di solito fai in tempo a prendere due lauree, scordarti cosa avevi scritto e, in casi eccezionali, chi era l’interlocutore.
i) Ma solo se hai una vita taggata, come la sottoscritta, incappi nelle mail da archiviare.
Perché ti affido queste parole?
Perché so che al momento giusto, magari fra 10 anni, saprai tirarle fuori
Lo so, per te non hanno senso, ma sei solo l’affidataria.
[...]
Lancio il messaggio nel futuro.
Ormai inziano a essere molte le mail da conservare fino al 2020
Se nel 2009 ci sono riuscita con le mail del 1998-1999, riuscirò anche nel 2020 con le mail di quest’anno?
Fra dieci anni ci saranno ancora le mail? Avrò ancora abbastanza memoria per ricordarmi di farti avere i ricordi di dieci anni prima?
[...]
So di poter contare su di te fino a ben oltre il 2020, quindi arricchisco il mio scritto!
Anche se le mail non esisteranno esisterà qualcosa qualcosa di assimilabile,
e sicuramente troverai il sistema per convertire le mail e adattarle a quel sistema.
Pensaci: fossimo nati 20 anni prima magari ci saremmo scambiati delle lettere cartacee,
e adesso potresti scansionarle ed inviarmele per e-mail.
Quindi sono certo che saprai cosa fare di questi messaggi.
Nel 2020 si comunicherà telepaticamente?
Troverai in rete eMail2Telepathy e me le spedirai.
Io me la immagino così: quando è sera ti sdrai in una sorta di culla ad acqua
(un sacco contenente 400 litri di un gel a 37 gradi scaldato da pannelli solari).
Chiudi gli occhi, attacchi due ventose alle tempie.
Un dolce suono riempie la stanza (buia, solo 4 luci colorate negli angoli del soffitto).
Pronunci “messaggi”, e in una sorta di trance ipnotica vedi in 3D (anzi come in un sogno)
il tuo interlocutore che ti legge il messaggio “e-mail”.
Se poi l’interlocutore in quel momento è connesso allora puoi interagire in tempo reale
(ricordi quella cosa che nel 2010 si chiamava “chat”?).
[...]
Prendi e archivia, perché magari fra 15 anni ti chiederò questa mail![]()

