Blog
marzo 2008
Manuale per il voto (a seconda della tua professione…)
di IG | 31 marzo 2008 | 22:44 | Notizie | Permalink | Commenti (1)Sei hai un Mac portatile, se vai al parco a correre, se giochi a calcetto… vota PD.
Se fai il gelataio, l’insegnante, il muratore, il taxista… vota PDL.
Ma se sei una mamma o lavori in un call-center?
Io non faccio nessuno dei lavori elencati… ma mi consolo perchè la mia scelta può ricadere su uno degli altri 14 candidati premier.
(in ordine di apparizione nei rispettivi spot)
PDL
===
gelataio
insegnante
panettiere
muratore
operatore call-center
taxista
mamma
autotrasportatore
PD
==
mamma
barista
edicolante
medico
commercialista
pensionato
possessore mac
ragazzo in auto
ragazza atletica
musicista
operatore call-center
studente
benzinaio
giocatore di calcetto
innamorato al parco
mamma mezza età
studentessa
stradino
barbiere
componente di allegra famigliola
sindaco
attacchino
i 16 candidati premier (da www.politicalink.it)
==================================
Silvio Berlusconi
Walter Veltroni
Fausto Bertinotti
Pier Ferdinando Casini
Daniela Santanchè
Bruno De Vita
Enrico Boselli
Flavia D’Angeli
Marco Ferrando
Giuliano Ferrara
Roberto Fiore
Stefano De Luca
Stefano Montanari
Renzo Rabellino
Fabiana Stefanoni
Luigi Ferrante
I’m IG, menomale che ci sono
di IG | 31 marzo 2008 | 16:46 | Pensieri, Vita quotidiana, Web | Permalink | Commenti (1)Non avrei mai pensato che uno spot elettorale potesse richiamare in patria da terra elvetica due elettori,
eppure è quello che è successo… e probabilmente sono state le mani alzate al cielo, gli abbracci, i cori…
(in ordine casuale, per par condicio…)
Se siete ancora indecisi la mattina del 13 potete guardare questo
ma se vi distraete e vi scordate di andare alle urne non date la colpa a me
Da Natale a Pasqua
di Cecilia | 30 marzo 2008 | 15:20 | Vita quotidiana, Web | Permalink | Commenti (6)Può sembrare il titolo di uno spettacolo teatrale, ma non lo è.
Perché siate al corrente delle bizzarre conseguenze che comporta il restyling di un sito web di un giornalista, vi racconterò le avventure di un lavoro che mi ha assorbito negli ultimi tre mesi, da Natale a Pasqua appunto.
Protagonisti della vicenda: un giornalista (il proprietario del sito web), un matematico (il figlio del giornalista), una webmaster (la titolare di questo blog).
Tutto inizia con un pranzo: si discute su come progettare il sito e vengono divisi i compiti.
Il piano lavorativo, oltre al restyling, prevede il cambiamento del server e del mantainer.
Si inizia: la webmaster comincia con la fase di web designer, il matematico predispone lo spazio sul server, il giornalista avvia le pratiche per il cambio di mantainer.
Effettuato il backup del vecchio sito, settato lo spazio sul nuovo server e conclusa la fase di sviluppo, il sito è pronto per andare in Rete. Ma si viene a sapere che per problemi burocratici il cambio di mantainer non ha avuto succeso.
Difficile per un giornalista-blogger stare qualche giorno senza pubblicare post, soprattutto quando gli articoli sono di attualità e la situazione che si è creata è interessante.
Abbandonata la speranza di correre dietro al mantainer, pur di non perdere i propri lettori si cerca un ripiego. Si decide di prendere un altro dominio: .com? .eu? .net?
Non tarda ad arrivare la mail del matematico: “In pochi giorni si può prendere un dominio .doc”. Il giornalista abbocca all’istante: “.doc mi piace, mi ricorda un sito di documenti, ma era .net”. Allora il matematico resosi conto di aver detto una sciocchezza, in una mail successiva smentisce tutto.
Mah, forse quando ha scritto la mail stava aprendo un file .doc…
Nel frattempo la webmaster è in trasferta. Silenziosa legge lo scambio di mail e si fa qualche risata.
A entrare in gioco tocca a un famoso provider che sembra svanito nel nulla. E in questa vicenda è proprio il giornalista a farne le spese: si ritrova a non disporre più l’accesso alle sue caselle di posta elettronica.
Non c’è dubbio, i trackback intimoriscono. Più i siti si mandano trackback, più il panico si diffonde tra il proprietario del sito, che non sapendo se cancellandoli si rischia di eliminare post interi, e chi pensa (il matematico) che la webmaster, non avendo niente di meglio da fare, si sia divertita a scaricare i post di WordPress 2.0 e li abbia caricati compatibili con l’ultima versione… per di più nel vecchio sito. Ma resosi conto di aver detto l’ennesima baggianata si scusa dell’accusa ingiusta.
Come se tutto ciò non bastasse, ci si mette l’indirizzo in calce alle mail. Il giornalista, forse confuso da tanto subbuglio, scrive .org. E così amici e colleghi si ritrovano senza coordinate.
Che siano stati i postumi del .doc?
Gli eventi si susseguono con rapidità. Una voce nel Web si fa sentire: non si riesce a visualizzare il sito (.com) in quanto è considerato “sex site”.
Ci mancava solo questo, che il sito avesse lo stesso indirizzo ip di un sito porno…
La webmaster si sta quasi rassegnando alla interminabile trafila burocratica, quando arriva la tanto attesa esclamazione del giornalista: “Ce l’ho fatta!” Il dominio .it è finalmente attivato.
E come si potrà andare avanti con il lavoro se il matematico non è rintracciabile ed è lui a possedere tutte le password? Per fortuna che la webmaster ha accesso al database. Grazie a un copia-incolla crittografico riesce a sbloccare il sito. A questo punto prende in mano la situazione e in poche mosse sistema tutto.
Cos’altro può mancare? Una performance di WordPress! La tag cloud si mette pure a dare i numeri.
Che sia un omaggio al matematico? Bah, quasi quasi si potrebbe giocare questi numeri.
Insomma, se un problema poteva presentarsi, si è presentato… però un lavoro con così tanti colpi di scena è stato davvero entusiasmante.
Ora che la missione è stata portata a termine, Phileas aspetta la webmaster… per una meritata vacanza!
Pw
di Cecilia | 28 marzo 2008 | 20:52 | Tecnologia, Vita quotidiana | Permalink | Commenti (4)Sentita in università: “Nella vita mai avere più di tre password, io ne ho solo una”.
Certo che detta da un informatico mi ha lasciato un po’ perplessa
L’onorevole ricatto
di Cecilia | 17 marzo 2008 | 17:46 | Libri | Permalink | Commenti (0)Le elezioni si avvicinano… e come non rispolverare un bel libro di fantapolitica: L’onorevole ricatto di Gigi Speroni.
Eccovi un assaggio:
A volte sono i piccoli fatti a determinare i grandi eventi. Se Hitler nel 1918 avesse tirato due boccate in più di gas letale nelle trinceee delle Fiandre sarebbe finito subito a destinazione, non in un letto d’ospedale a meditar vendetta. E il mondo non avrebbe conosciuto il nazismo.
Se un turista padano in trasferta all’estero fotografando col suo telefonino il Vicolo del Purgatorio, una delle caratteristiche stradine medioevali di Cefalù, non avesse inquadrato anche due noti personaggi, molto probabilmente nulla di quanto andiamo raccontando sarebbe succcesso.
L’uomo aveva notato i due per il loro curioso atteggiamento. Non più giovani, distinti nell’aspetto, passeggiavano tenendosi per mano come una coppia innamorata, e giunti nell’angolo più nascosto di quel vicolo buoio si erano addirittura abbracciati scambiandosi un bacio alla russa.
Il turista, unico presente al fatto nella strada deserta, aveva nascostamente scattato una serie d’immagini della conturbante scena all’evidente scopo di documentare a quale degrado morale s’era giunti nel profondo sud. Una volta ritornato a Lozza, nel varesotto, le aveva mostrate al suo compaesano, il ministro noto come tastierista in una band di rythm and blues:
“Guarda Rubèrt, peggio della Spagna!”
L’altro visibilmente impallidì e subito portò le fotografie al suo Boss che le girò al capo del Governo simpaticamente detto “Presidente del cactus” per la passione con cui collezionava lo spinoso carciofo. Questi ordinò di rintracciargli “immediatamente e ovunque sia” il padre nobile dell’opposizione.
Buona lettura!
Prendete questo consiglio ignorando che sono la webmaster dell’autore.
Una mela… un logo
di Cecilia | 10 marzo 2008 | 20:13 | Tecnologia | Permalink | Commenti (6)Sto usando il mio nuovo iPod shuffle e mi si risveglia la curiosità di indagare sull’origine del logo della mela tecnologica più famosa, il logo della Apple.
Facendo una veloce ricerca in Rete è interessante scoprire diverse ipotesi sulla scelta del nome e del logo.
Steve Jobs:
- lavorò in una piantagione di mele
- fu attirato da una copertina di un LP dei Beatles sulla quale era raffigurata una mela
- si rifece alla famosa mela che cadde in testa a Isaac Newton
- voleva dare l’idea che usare prodotti Apple fosse tanto facile quanto mangiare una mela
- scelse il nome Apple per far sì che l’azienda risultasse all’inizio negli elenchi
Ma perché una mela morsicata?
Forse perché a Steve Jobs, mentre sceglieva il logo, cadde lo sguardo su una mela morsicata.
Che ne pensate?
Ora aspetto la prossima mela morsicata, una mela multifunzionale che probabilmente creerà dipendenza.


