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novembre 2008
Digito ergo SMS
di Cecilia | 30 novembre 2008 | 21:13 | Tecnologia | Permalink | Commenti (0)Perché gli sms sono forieri di fraintendimenti? Perché vengono inviati messaggi inutili e importuni? Perché non si ricevono le risposte che si aspettano?
Probabilmente di seguito non troverete le risposte, però potreste riconoscere le tipologie di sms che vado a elencare.
Gli sms di risposta ai tweet. Di solito provengono dagli amici che, non sapendo come rispondere ai micro-post perché non sono registrati su Twitter, mandano i loro commenti per sms.
In pratica se scrivo su Twitter: “Sto preparando il tiramisù”, poco dopo mi arriva il messaggino: “Allora è pronto il tiramisù? Con una twitterata così potrei prendere la macchina e venire per sbaffarmelo a merenda”… anche a costo di fare tre ore di viaggio.
Gli sms minatori hanno la forma: “Dove sei? Chiamami”. Che se per caso stai sotto la doccia un minuto di troppo, ti ritrovi una sfilza di messaggi simili e non sai bene da dove cominciare a rispondere.
Gli sms oscuri, invece, sono del tipo: “Ti ho visto”. Subito inizi a pensare: ma dove mi avrà visto? non ho partecipato a nessuna trasmissione televisiva. E a quel punto ti viene il fermo sospetto che abbia visto le tue foto su Flickr.
Gli sms ambigui fanno un caso a sé.
Un venerdì pomeriggio ho ricevuto un sms che recitava più o meno così: “Ciao, che ne dici se ci vediamo dom?” La mia risposta: “Ciao, domani va bene…” dava per scontato che l’appuntamento fosse sabato, peccato che l’altra persona si riferisse a domenica.
Gli sms sintetici prevedono abbreviazioni di ogni tipo e assenza di punteggiatura, per cui è garantito l’effetto apnea.
Prendete questo caso: i primi giorni di settembre mi arriva un sms con l’abbreviazione GP.
La mia interpretazione: quest’anno va al Gran Premio d’Italia, (ignorando che il nome Gian Paolo ha le stesse iniziali).
Conclusione: Gian Paolo non è andato al Gran Premio e io non ho capito nulla di quel messaggio, ma ho inserito sotto la lettera G della mia rubrica l’abbreviazione GP = Gian Paolo, in rari casi anche Gran Premio.
Ma ci sono anche gli sms prolissi, in cui vengono utilizzati tutti i caratteri disponibili perché altrimenti è uno spreco, ma non si capisce bene la loro utilità.
Di solito iniziano così: “Ciao, sono Sempronia, pensavo che l’altro giorno ci fossi stata, però pioveva e anche io…”
Io dico soltanto che, insomma, quei 160 caratteri per una volta potevi anche risparmiarteli… e ti assicuro che avresti reso felice anche il tuo gestore telefonico.
Non mancano gli sms notturni. Di solito arrivano verso le tre/tre e mezza e se per sbaglio ti soffermi a leggerli, la mattina ti risvegli con il dubbio se hai risposto nel sogno o nella realtà.
Una notte di un po’ di tempo fa mi arrivò questo messaggio: “Alle 11 ho un colloquio a Monza. Il passante va?”, non rendendosi conto che la parola “passante” alle tre di notte è assai vaga.
La mia celere risposta fu: “Capisco che vuoi prendere a tutti i costi il passante ferroviario perché hai la fermata sotto casa, ma, intanto che ci sei, perché non mi chiedi anche gli orari?”.
Vi ricordo, inoltre, che gli sms vaghi possono creare situazioni imbarazzanti.
Perché se provate a scrivere: “Ciao, come va? Cosa fai di bello oggi?”, la risposta: “Bene, grazie. Sto preparando la torta, oggi è il mio compleanno” potrebbe farvi arrossire all’istante e vi costerà caro rispondere: “Che figura! L’anno prossimo non mi dimenticherò”.
Quindi ve lo dico chiaramente, se non volete incorrere in tali inconvenienti, vi converrà mandare messaggi un po’ più specifici.
Visto che non si fa altro che parlare di Facebook, non si fa in tempo a conoscere una persona che parte la richiesta di amicizia… dico anch’io la mia su questo fenomeno.
Se siete Facebook dipendenti e cercate una cura, se siete tra quelli che ancora non si sono registrati perché difendete la vostra privacy, se vi siete registrati per fare un favore a un amico, se sono mesi che lo utilizzate e non avete ancora capito a cosa serve… magari qui trovate qualche buon motivo per iniziare/continuare/interrompere l’avventura.
Con il successo di Facebook si è ritornati a parlare dei sei gradi di separazione. Che, dicono, ormai sono scesi a tre…
I sei gradi di separazione sono quella teoria secondo cui ogni abitante della Terra sarebbe collegato a qualcun altro da massimo sei persone. Ora, guardando l’andamento di Facebook sono dell’idea che qualcosa fra un po’ succederà. Saremo tutti connessi? Mah, anche se guardando la quantità di contatti che hanno certe persone non c’è da stupirsi. Sono convinta che ci siano utenti che pur di raggiungere il record di amicizie aggiungono pure il ragazzo che si sedeva vicino sul pullman quando andavano a scuola vent’anni fa.
Facebook è un esercizio di memoria. Si vanno a ripescare compagni di scuola che non si vedevano da parecchi anni. Ci si sforza di ricordare i cognomi (è risaputo che è ben più difficile dei nomi) e una volta che uno per tutti (di solito il capoclasse) trova i compagni, il gioco è fatto; grazie a “gli amici che potresti conoscere” pian piano si formano le classi.
Come minimo vieni a sapere che il bambino grassoccio e logorroico che nessuno voleva come compagno di banco, adesso è un tipo talmente fico che a momenti vince il titolo di Mister Italia. Poi scopri che quei ragazzi che a scuola erano tanto docili e mansueti, oggi se ne escono con certe domande che nemmeno ti puoi aspettare.
Ma diciamola tutta. Anche se è passato tanto tempo, agli ex compagni di scuola interessano di più le fotografie delle vacanze al mare e lo stato sentimentale, di tutto il resto. Uno può avere due lauree, un master, esperienze lavorative all’estero, e ora ricoprire un’ottima posizione in una multinazionale, ma a loro non frega assolutamente nulla di tutto questo.
Vi avverto: la bacheca, o se preferite wall, è pericolosa.
A parte il fatto che la gente vi scrive senza pensare troppo che quelle righe nella migliore delle ipotesi saranno lette da centinaia di persone, ma poi alcuni si lasciano andare in certe confidenze… roba che se volevi mantenere riservata una notizia, nel giro di poche ore la stessa ha fatto il giro del mondo.
Ma veniamo alla questione fotografie. Facebook permette di caricare delle foto e di taggare le persone rappresentate. Funzionalità attraente, ma che può non risultare gradita. Anche perché non è proprio carino che una mattina nella propria inbox ci sia un messaggio del genere: “Sei stato taggato da Tizio nella foto X”… e ritrovarsi, in una foto visibile da un numero esagerato di persone, ritratti al vernissage della sera prima, in bella compagnia, con l’evidente espressione del cucco. Pare che qualcuno, talmente imbarazzato, si sia tolto da Facebook e adesso stia alla larga dai social network.
Comunque, dopo aver visto il flusso di attività di alcuni contatti (la giornata tipo: aggiunge due amici trovati con “trova amici per email”, gioca con il suo pet in Pet Society, commenta la foto dell’amico che non vede da un giorno, fa il test “quanto me la tiro”, regala un famoso pupazzo degli anni ’80 a un’amica, scrive un messaggio inutile sulla bacheca del cugino del fidanzato, offre un Pampero a un amico che dieci anni fa lo ha fatto ubriacare (col Pampero), si unisce al gruppo “ma alla fine si è saputo più niente dei due leocorni?”, diventa fan di Nutella, accetta l’invito a un festino, e per finire alle 3:42 aggiorna il suo stato con “è da due ore che continuo a ripetermi di andare a dormire e non riesco a chiudere Facebook!”), una domanda mi sorge spontanea: ma queste persone lavorano per Facebook?
Ogni riferimento a persone e cose è puramente casuale.
In tutto questo, una cosa l’ho capita: Facebook premia chi perde più tempo.
Conosco dei buoni pretendenti al gradino più alto del podio.
Nomen floris
di Cecilia | 8 novembre 2008 | 11:58 | Natura | Permalink | Commenti (5)Una si sforza a imparare i nomi delle piante che fotografa, e poi sfogliando un libro di botanica si ritrova questi nomi evocativi.
E c’è anche la Cresta di gallo.
Vabbe’, adesso che ho capito il meccanismo che ci sta dietro, potrei quasi assegnare ai fiori del mio giardino nomi a casaccio… e rischio pure di azzeccarci.


