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febbraio 2009



Felicità Interna Lorda

di IG | 16 febbraio 2009 | 23:41 | Pensieri | Permalink | Commenti (1)

E se per uscire dalla crisi cambiassimo le unità di misura e la base del nostro sistema di numerazione posizionale?
In fondo abbiamo 20 dita, quindi non sarebbe poi così difficile passare dalla base 10 alla base 20… e poi il sistema vigesimale è stato adottato anche dai Maya…
Potremmo ridurre drasticamente il terzo più grande debito pubblico al mondo (non è facile scrivere e pronunciare la cifra di 1.686.500.000.000 euro), oppure potremmo…

Come saprete il PIL del Giappone, misurato su base trimestrale, proiettato come consuetudine su base annuale, è crollato del -12,7%, il peggior dato degli ultimi 35 anni (e noi temiamo il nostro -0,9%? ma siamo solo a inizio anno…).
La redazione del TG5 alle 19 si riunisce: “Come possiamo dare la notizia? Per colpa di questa cacchio di Internet non possiamo fare finta di nulla…”.
Un redattore: “Allora facciamo così: diamo particolare rilievo alla simpatica storia del Ministro delle Finanze giapponese Shoichi Nakagawadice che si è presentato ubriaco alla conferenza stampa del G7, poi buttiamo lì il dato sul PIL… ma dividiamolo per 4, visto che la misurazione è basata sul trimestre!”. Il caporedattore: “Magnifico, sei un genio!”.
Cristina Parodi alle 20 del 16 febbraio va in onda: “Il PIL del Giappone è al -3%…”.
E se il PIL Irlandese dovesse crollare del 30%?
Misuriamo la variazione mese per mese e pubblichiamo il dato su base mensile e non proiettiamolo mai più su base annua: un -30% in fondo equivale ad un -2,5% sulla nuova base!

Che sia finalmente il momento di passare dal PIL al FIL?
(purtroppo per passare dal PIL al FIL si passa per il CUL…)

p.s. e se il Ministro delle Finanze giapponese avesse già capito tutto?



Frammenti di un discorso amorevole

di Cecilia | 14 febbraio 2009 | 10:02 | Libri, Vita quotidiana | Permalink | Commenti (1)

Come chiamare pubblicamente il proprio partner?
Vi riporto un pezzo tratto da L’italiano. Lezioni semiserie di Beppe Severgnini.

Molte coppie hanno un problema. Più d’uno, direte voi. D’accordo, ma il problema che c’interessa qui è soltanto linguistico: da non sottovalutare, tuttavia. Come chiamare l’altro/l’altra? Se i due sono sposati, è facile: marito, moglie (solo alcuni sadici dicono la mia signora; le donne, più furbe, evitano di dire il mio signore). Ma se un uomo e una donna stanno insieme fuori dal matrimonio? Che si fa? Durante l’adolescenza la questione si risolve facilmente: il mio ragazzo, la mia ragazza. Se però un anziano vedovo presentasse la compagna settantenne dicendo «Ecco la mia ragazza!» sembrerebbe galante (la prima volta), spiritoso (la seconda volta); ma poi fa la figura del macaco.
Chiamarla compagna, come abbiamo appena fatto? Non va. La compagna/il compagno è sempre di qualcun altro; se è nostra/nostro suona triste, burocratico e politicamente corretto. Partner? Orrendo. Coi partner si fanno gli affari, si gioca a tennis e a bridge: non si va a letto. Dico potenziale? Pacs-abile? Agghiaccianti. Concubina? Già meglio. Ma il termine – ironico – è inutilizzabile nelle presentazioni («Ingegner Bianchi, le presento la dottoressa Rossi e il suo concubino»). Geisha? Non è male: ma al maschile è orribile. Morosa? Il termine, usato fin dal XIII secolo, sta ovviamente per amorosa, ma non è comprensibile in tutte le regioni d’Italia, e rischia di creare equivoci (l’innamorata in Veneto potrebbe essere la debitrice nel Lazio). Fidanzata? C’è chi continua a usarlo vita natural durante, ma a ogni età il significato cambia: fidanzata del teenager = flirt; fidanzata del ventenne = ragazza; fidanzata del trentenne = promessa sposa (oppure avventura); fidanzata del quarantenne = potrei sposarti, ma non sono sicuro; fidanzata del cinquantenne = ci ho pensato, non ti sposo.
Ho lasciato per ultimo il termine più squallido: la mia lei. Quando un uomo si riferisce in questo modo a una donna, con la quale condivide bancomat e dentifricio, andrebbe picchiato con una scarpa (possibilmente, col tacco). Piuttosto che dire la mia lei dite quella lì. Una scarpa in testa la pigliate comunque, ma almeno salvate la dignità di entrambi.

A questo elenco aggiungo altri termini: tipo denota una relazione passeggera; ganzo, seppure di lontane origini, è stato rispolverato ora dai giovani; la mia dolce metà in genere è usato in tono ironico; il mio uomo e la mia donna hanno una componente enfatica…
… e ce ne saranno degli altri.

Dopotutto, usate quello che vi pare.



Una panchina per…

di Cecilia | 11 febbraio 2009 | 19:53 | Libri, Web | Permalink | Commenti (2)

A fine 2008 ho avuto l’occasione di partecipare alla sfida creativa Una panchina per… di Leggendo Leggendo, una raccolta di panchine svoltasi in due fasi: panchine inedite e panchine d’autore.

Una panchina per...

Dalla raccolta delle panchine inedite è stato creato un ebook che consiglio a tutti i lettori.
Primo, per capire meglio di cosa si tratta. Secondo, per scovare il mio contributo.

Aspettando l’ebook delle panchine d’autore, eccovi un racconto d’autore da me segnalato.

E se l’accostamento Ginevra-Calvino vi sembrerà cercato, sappiate che non lo è stato affatto.