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aprile 2009
Euroluce 2009
di Cecilia | 27 aprile 2009 | 20:13 | Arte, Eventi | Permalink | Commenti (1)Si è chiusa oggi Euroluce, la mostra internazionale dell’illuminazione, tenutasi in concomitanza con il Salone internazionale del Mobile alla fiera di Milano-Rho. Due importanti manifestazioni che hanno dato spazio a design, creatività e innovazione.
Ad accompagnare queste due fiere ci sono state anche alcune polemiche, come quella di non essere state in grado di accogliere (per questioni di spazio) 491 aziende. A parte che se non è abbastanza grande la fiera di Rho (345.000 metri quadrati espositivi coperti e 60.000 all’aperto), roba che in confronto uno stadio è il negozietto sotto casa, mi sa che dovremmo riprendere le misure. Ma quale alternativa si poteva trovare? Dividere il salone in due sessioni? Allargare la fiera di Rho? Impensabile… e poi, che volete farci, finché danno la precedenza alle mucche!
A Euroluce sono stati presentati numerosi prodotti per l’illuminazione dove la tecnologia è sempre più presente. Tra questi, Giotto, il primo sistema di illuminazione stradale a LED con integrata l’innovativa tecnologia digitale ZigBee, nato dalla collaborazione tra Grechi Illuminazione e POLI.design. Il progettista e designer Marco Brianza ha saputo creare un prodotto dalle forme semplici e accattivanti che ha permesso l’impiego di sorgenti luminose a LED che, garantendo un’alta efficienza luminosa, ben si prestano alla variazione del flusso luminoso in base alle necessità, consentendo così un significativo risparmio energetico.
Osservando gli apparecchi per l’illuminazione stradale esposti in fiera sembra che, tranne per pochi, l’estetica sia rimasta ferma ai tempi delle fiaccole… e vabbe’, ma se consideriamo che alcuni di questi prodotti hanno anche problemi di ottica, viene da chiedersi se per quelle aziende forse non era il caso di investire le risorse in altro modo.
Progettare un sistema di illuminazione stradale è alquanto complesso. Non si comprende però come sia possibile che un noto marchio pubblicizzi un palo della luce, più volgarmente detto lampione, a risparmio energetico, ma ben lungi dall’essere funzionante concretamente.
A proposito di nomi, avete fatto caso che non è più in voga il termine lampione? Gli addetti del settore li chiamano apparecchi di illuminazione stradale, pali della luce, armature stradali, corpi illuminanti stradali ecc. per distaccarsi da una parola riduttiva e obsoleta. A questo punto mi chiedo: sarà ancora legittimo chiamare “lampadario” quell’oggetto che pende dal soffitto, o anche per quello hanno coniato un nuovo termine? Più che altro perché, nel bel mezzo di un discorso, non vorrei risultare vagamente rétro.
Passando all’illuminazione da interni devo ammettere che molti stand mi hanno “abbagliata” anche se, tocca dirlo, “non era tutto oro quello che luccicava”. Come una dimostrazione a cui ho assistito presso uno stand molto gettonato. L’espositore ci ha messo talmente tanto entusiasmo nella dimostrazione che sembrava la scoperta del secolo, ovvero una lampada OLED che varia la luminosità grazie a un sensore di prossimità. Peccato che siano arrivati con un lieve ritardo, perché la lampada Mathmos Airswitch tc che ho sul comodino, dotata anch’essa del medesimo sensore, è vecchia di almeno un anno e mezzo.
Un aspetto che merita di essere menzionato riguarda le indicazioni della fiera, tutte prese alla lettera.
- “Apertura al pubblico unicamente domenica 26 aprile 2009″… eppure i numerosi visitatori di venerdì non mi pareva che fossero tutti operatori del settore.
- “Vietato l’ingresso con bagagli ingombranti”… eppure ho rischiato di essere travolta da un trolley non propriamente dalle dimensioni “bagaglio a mano”.
- “Vietato l’utilizzo di macchine fotografiche e cineprese”… eppure mi è sembrato che gli espositori ci tenessero particolarmente a essere immortalati vicino ai loro prodotti.
Un’organizzazione brillante si è vista negli ingressi-uscite con tessera espositore. In pratica, per evitare che una tessera espositore venga ceduta a qualcuno che è all’esterno della fiera, ogni volta che un espositore esce ed entra deve passare la tessera. E allora perché se da un’uscita dovevi passare la tessera, dall’altra gli uomini della security erano lì pronti ad aprirti le porte dicendo che non occorrreva alcuna tessera per andare all’esterno? In questo caos ho visto scene di espositori che dall’esterno timbravano prima l’uscita (per azzerare il passaggio) e subito dopo l’entrata. Ma son cose che capitano.
Altre foto della fiera le trovate qui.
IPACK-IMA 2009
di Cecilia | 1 aprile 2009 | 7:59 | Eventi | Permalink | Commenti (0)IPACK-IMA (Italian PACKaging – Italian MAchines) è la mostra internazionale dedicata all’imballaggio, al confezionamento, alla logistica industriale e alle macchine per l’industria alimentare che si è tenuta — insieme ad altre tre fiere quali Grafitalia, Converflex e Plast — la scorsa settimana alla fiera di Milano-Rho.
Poiché le mie competenze in materia di imballaggi, plastiche e grafiche sono talmente scarse che rischierei per finire di inventarmi qualcosa, non aspettatevi consigli su prodotti-novità che sono stati protagonisti in fiera.
Il mio è stato un tour per lo più esplorativo, limitato tra l’altro solo ad alcuni padiglioni perché il polo fieristico di Rho è così vasto che potrebbero organizzarvi una maratona; infatti ho totalizzato una camminata di una quantità tale di chilometri che solitamente non raggiungo neanche in un mese.
Può sembrare paradossale che in una fiera dell’imballaggio abbia grande successo una shopping bag, eppure è stato proprio così. È bastato che un giorno uno stand abbia regalato ai visitatori una borsa con un tocco di stravaganza, che subito è partito il passaparola. Ho visto ragazze, in spasmodica attesa, in coda allo stand prima che aprisse al pubblico. E se l’ultimo giorno della fiera tale borsa non era più esposta, era solo per contenere la smodata richiesta della stessa. Per cui occorreva essere un po’ spregiudicati e presentarsi allo stand affermando di aver visto una bellissima “borsa con le bocche” e chiedendo se fosse rimasto qualche esemplare.
Quindi se in giro per Milano (ma anche altrove) vedete questa borsa, sapete da dove arriva.
A Grafitalia, la mostra delle arti grafiche, spiccavano macchine per le varie forme di stampa (offset, rotocalco, serigrafia, tampografia), legatoria, confezione ecc. e da visitatrice non del settore, dopo aver visto una decina di macchinari, credo di essere andata in loop… così sono passata al padiglione dedicato alle attrezzature e ai prodotti per fotografia digitale, fotoriproduzione e fotocomposizione, oltre che al trattamento elettronico delle immagini. Qui c’era la corsa a raccogliere i poster che uscivano dalle megastampanti: i più si accontentavano di poster con soggetto una fragola (chissà, forse perché stufi di quelli che ritraggono cantanti), altri facevano la fila per prendere un poster raffigurante una Ferrari.
E pensare che io, invece, non ho faticato neanche un po’ a posare vicino a una vera Ferrari!
Girando tra le fiere ho scattato qualche fotografia finché, davanti allo stand Canon, un tizio mi ha ripreso con un secco “Non si può fare foto”. Lì per lì sono stata incerta se rispondergli: “Non posso fare foto allo stand Canon perché ho una macchina fotografica FujiFilm?”, ma dato l’aspetto poco rassicurante dell’individuo, ho preferito chiuderla lì con un banale “Non lo sapevo”… e con l’aria di quella che “adoro la Canon: la mia prima fotocamera è stata una Canon PowerShot G1, qualche mese fa ho provato la reflex Canon EOS 40D, e mai ho dubitato della qualità Canon” mi sono diretta verso altri espositori.
Come tutte le fiere, si sa, c’è chi pratica l’arte del “raccogli gadget e scrocca cibo”. Così è capitato di vedere mani furtive che si addentravano negli stand per raccogliere caramelle con tanto di marchio aziendale, ignorando che l’azienda non era certo lì per esporre dolciumi, bensì prodotti per imballaggio. Ma le facce più toste si sono fatte notare all’ora di pranzo quando, irrompendo in alcuni stand per gustare panini e salatini e camuffandosi tra i numerosi clienti, alla domanda: “Ha bisogno di qualche informazione?” improvvisamente allungavano il passo verso i corridoi, dando risposte assai generiche.
Termino il resoconto con un set di immagini (scattate con una FujiFilm, ma anche con una Canon).
Comunque, per la cronaca, la foto incriminata è questa, e siccome non vorrei che qualcuno mi dicesse che ho violato la privacy, pubblicando segreti che si possono intravedere dietro a un logo, preferisco mantenere alcune foto strettamente private (si può vederle solo passando da questo blog).
A presto, con un’altra fiera.




