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Cronaca di un matrimonio
di Cecilia | 16 ottobre 2011 | 18:49 | Eventi | Permalink | Commenti (2)Sesto San Giovanni, 13 ottobre 2011 – Matrimonio di Francesca e Marco
Era il 4 giugno 2007 quando, al matrimonio di Adriana e Giovanni, Marco fece il testimone dello sposo e Francesca prese il bouquet della sposa. È il 13 ottobre 2011, Marco e Francesca si uniscono in matrimonio.
È stato un matrimonio con rito civile, seguito da un brindisi a casa degli sposi con parenti e amici. Nulla a che vedere con i matrimoni con trecento invitati, niente cocchio con cavalli bianchi, niente lancio delle colombe, niente fuochi d’artificio. È stato un matrimonio sobrio e sentito, dove gli invitati sono andati per stare con gli sposi una giornata, non per mangiare alle tre del pomeriggio perché gli sposi sono andati al castello a fare le foto… non sono rari infatti i matrimoni in cui gli sposi, dopo la cerimonia, spariscono per qualche ora e si presentano nel pomeriggio dopo essere andati a fare delle splendide foto softs focus nei posti belli. È stato un matrimonio molto digitale, a differenza di tanti matrimoni il cui ricordo è finito in un libro di fotografie rilegato in pelle che ora giace sopra un mobile e che ha annoiato gli ospiti che sono andati a trovare gli sposi per i successivi dieci anni.
Sono passati poco più di quattro anni e, da sorella del testimone e fotografa non ufficiale, eccomi qui a ricoprire il ruolo di sorella dello sposo con il compito di riprendere con una videocamera le scene salienti del matrimonio. Come nei migliori film, è un classico che nel video ci sia la commozione della madre, il primo piano delle fedi sul cuscino, il primo piano dello sguardo dello sposo, il piano americano degli sposi che si guardano, il primo piano delle mani che slacciano le fedi dal cuscino, il primo piano della lacrima sulla guancia della sposa, il campo largo dei parenti, il primo piano della fede che entra nel dito… Ma questo è solo un copione, è evidente che a un matrimonio i tempi cinematografici non ci sono: nella realtà questa scena dura circa cinque secondi e non puoi dire “Stop, rifacciamo la scena della madre commossa!”. Per questo motivo, per svolgere degnamente il mio incarico, mi sono armata della bravura di quella che deve essere pronta a trovare la soluzione anche se il cugino in sovrappeso della sposa si piazza davanti alla telecamera su cavalletto per scattare la sua fotografia con la macchina a rullino (e chiaramente gli finisce pure il rullino quindi ti blocca per tre minuti perché deve tirare fuori dalla tasca la pellicola per le successive trentasei pose).
Ma ora torno blogger e inzio la cronaca di questa giornata.
Alle ore 11 di giovedì scorso si è celebrato il matrimonio di Francesca e Marco a Sesto San Giovanni, presso la Villa Purricelli Guerra nella sala del camino. Ma per fortuna non c’è stato bisogno del camino, visto il clima caldo e poco autunnale, apprezzato sia dagli sposi sia dagli invitati, che ha caratterizzato il felice evento.
L’entrata in sala degli sposi con in braccio in piccolo Francesco è stata accompagnata dalle note di una piacevole melodia di violoncello.

Oltre agli sposi, protagonisti della cerimonia sono stati tre loro amici: Paolo, che ha svolto egregiamente il ruolo di ufficiale dello stato civile, Concetta e Giovanni, testimoni di nozze.
Lo scambio delle fedi è stato seguito da una scena che non è certamente sfuggita agli amici dello sposo: Marco si è girato verso gli invitati e si è portato la mano tra la fronte e la tempia, come ad asciugarsi il sudore.
Ma, per un attimo, la tensione si è potuta rilevare anche sul volto del testimone dello sposo durante la lettura dell’atto di matrimonio. Non appena l’incaricata del comune ha letto “Giovanni… residente a Monza”, Giovanni con un filo di voce è riuscito a dire: “No, non più”. Marco si è girato subito verso di lui e ha cercato di tranquillizzarlo, temendo che quel minimo errore potesse invalidare il matrimono.
All’uscita ad attendere gli sposi ci sono state le bolle di sapone…

Il lancio del bouquet è stato forse l’unico momento di cui non c’è un video perché è stato vissuto da tutti. Non appena Francesca ha detto: “io lancio il bouquet per gli uomini e per le donne, visto che io sono per la parità dei sessi”, si sono schierati tutti con la ferma volontà di prenderlo. Non è stata per nulla scontata la battuta di Giangio, poco prima che venisse lanciato in aria il bouquet: “se si mette davanti Massimo non lo piglia nessuno”… infatti, è molto probabile che se uno alto oltre un metro e novanta si mette in prima fila a saltare, ha la meglio sugli altri. E così è stato. Da parte mia ce l’ho messa tutta, e lo può confermare chi ha ricevuto qualche mia gomitata o pestata sui piedi, ma si sa che il bouquet, alla fine, lo prende chi lo desidera veramente, per cui Massimo se lo è pienamente meritato.

A seguire il bacio che, devo ammettere, per un attimo mi ha ricordato il celebre Bacio di Francesco Hayez. Saranno stati il colore dell’abito, le pieghe del vestito, le mani attorno alle spalle e alle guance, sarà stata l’angolazione, sarà stata l’atmosfera, sarà che è una coppia che è appassionata di arte.
Dopo la cerimonia ci si è ritrovati a casa degli sposi per un rinfresco. La casa era accogliente e c’erano molti fiori, ma quando la sposa si è accorta che la casa stava assomigliando troppo a un vivaio, ha esclamato: “No, anche questo abbiamo rubato al comune!”. Al termine della cerimonia, qualche invitato deve aver preso tutti i fiori che erano nella sala comunale per portarli a casa degli sposi.

La torta era a quattro piani e due gusti: cioccolato e lamponi. Erano entrambi buonissimi, però la mia fetta di torta ai lamponi aveva tutto l’aspetto e il gusto di una torta alla crema con le fragole. Cos’è successo? ero già un po’ “brilla” dopo un bicchiere di spumante e non ho saputo riconoscere i due frutti oppure era realmente con le fragole?

Durante il brindisi a casa, gli invitati hanno avuto modo di conoscere molte persone e chiacchierare assieme. La formula “rinfresco in piedi” è stata dunque molto azzeccata e ha dato l’idea di essere una festa, un gioioso modo di salutare gli sposi.

Al termine della giornata, la stanchezza ha iniziato a farsi sentire a partire dai piedi un po’ per tutti. A un certo punto erano più le persone che giravano per casa scalze che quelle con i tacchi. Un’invitata ha preferito persino fare a piedi undici piani con le scarpe in mano che prendere l’ascensore con i tacchi ai piedi.
Concludo confidandovi che mi sono commossa, non durante la cerimonia, ma alla fine della giornata. Non so come, ma mi sono ritrovata in una stanza con gli sposi e poche altre persone quando Marco ha preso un foglietto scritto con una penna verde e ha iniziato a leggere “Caro Cosimino…”, poi ha proseguito con “sarà beata chi ti sposa…” ecc.
Mi fa piacere sapere che Marco abbia conservato quel foglietto per tanto tempo, che abbia saputo tirarlo fuori al momento giusto, leggerlo e fare quello che c’era scritto… mi fa piacere che in quel giorno importante sia stata ricordata Pippa Bacca, l’amica che ha fatto conoscere Marco e Francesca.
L’album fotografico lo trovate qui.
Le avventure di una segretaria
di Cecilia | 4 aprile 2010 | 16:00 | Eventi | Permalink | Commenti (1)Si è conclusa per me da qualche giorno un’altra esperienza al seggio elettorale in qualità di segretaria. Poiché è stata la terza volta che sono stata nominata segretaria e la seconda durante le elezioni regionali, a mio avviso le più complesse, sono in grado di raccontare con estrema imparzialità ciò che accade nei tre giorni di lavoro in un ufficio elettorale di un paese che ha tra i suoi elettori il Ministro dell’Interno, dal cui ufficio dipendono le elezioni stesse.
Innanzitutto, prima che domani vadano tutti a inserirsi nelle liste degli scrutatori, vorrei avvertire chi non ha mai vissuto quest’esperienza che il lavoro dei componenti di un seggio elettorale è abbastanza impegnativo: sia per il numero di ore, sia per la concentrazione durante il servizio. Inoltre, se doveste essere scelti dal presidente come segretario di seggio, riflettete bene prima di accettare perché vi spetterebbero tre giornate intense a compilare verbali, registri, buste ecc… non per niente la figura del segretario è etichettata come quella che scrive interrottamente per tre giorni.
Il cambio dell’ora in questa tornata elettorale non è stato certo un problema per i componenti del seggio. Visto che in due giorni e mezzo hanno lavorato oltre trenta ore, dormire un’ora in meno non è che abbia fatto molta differenza. Vi dico solo che non ho mai avuto tanta incertezza su che ora fosse come domenica mattina: tra orologi radiocontrollati che hanno corretto l’ora automaticamente, orologi vari in casa che erano rimasti all’ora solare, orologi di cellulari che erano stati preventivamente fatti avanzare la sera prima nel dubbio che non si sistemassero da sé ma che nottetempo si sono portati avanti di un’ulteriore ora… la mattina alle cinque ero già sveglia. Il presidente, per sciogliere ogni dubbio, ha consultato l’NTP server del Galileo Ferraris.
Prendete un presidente, cinque giovani donne, lasciate da parte eventuali riferimenti, e ottenete il seggio presso il quale sono accaduti gli eventi che vado a raccontare.

Devo ammettere che gli elettori sono stati proprio diligenti, a partire dal primo che, forse intimorito dai numerosi cartelli di divieto di introdurre nelle cabine elettorali telefoni cellulari o altre apparecchiature in grado di fotografare o registrare immagini, non ha esitato neanche un po’ a depositare addirittura tre cellulari.
Un fatto piuttosto curioso in una sezione elettorale di un paese non molto grande è il riconoscimento: ovvero si mira a essere riconosciuti (in quanto elettori) e a riconoscere (in quanto componenti del seggio). Se i membri del seggio riconoscevano gli elettori, ma questi ultimi mostravano titubanza, bastava dire: “Non mi riconosce? Sono il figlio/la figlia di…” che subito accantonavano ogni perplessità. Talvolta, invece, il riconoscimento partiva dagli elettori stessi con frasi del tipo: “Noi ci conosciamo, ci vedevamo sempre alla messa delle 8″. Ma è capitato anche di non riconoscere alcuni elettori, una signora risentita ha borbottato: “Ho sempre abitato qui, sono anche venuta in ciabatte a votare” … come a dire che si sentiva a casa.
Interessante notare anche come si sono presentati gli elettori. Oltre alla classica coppia moglie-marito, si sono visti: il signore che ha accompagnato la madre novantenne, il ragazzo diciottenne accompagnato dalla sorella più grande, due amiche vedove. Altre famiglie hanno preferito, invece, venire a scaglioni nell’arco delle giornate, altri ancora si sono presentati con il cane al seguito e alla domanda ironica di un membro del seggio: “Anche il cane vota?”, l’elettore, serafico, ha risposto: “Sì, è abituato!”.
Il registro che più di tutti ha dato spazio alla fantasia nell’ufficio elettorale è stato quello dei naviganti (marittimi e aviatori). Visto che nel comune della sezione non vi sono porti né aeroporti, abbiamo ribattezzato la categoria “naufraghi e mongolfiere”. Eravamo pronti ad attendere possibili naufraghi dell’Olona e atterraggi di palloni aerostatici, ma questi casi speciali non si sono verificati.
Tra gli aneddoti che sono occorsi negli anni e che ormai sono passati alla storia, ne cito due.
Durante un referendum con otto schede, un signore anziano uscì dalla cabina con tutte le schede l’una nell’altra. Alla richiesta di uno scrutatore: “Deve separare le schede!”, l’elettore ritornò nella cabina dove piegò le schede diversamente ma mettendole di nuovo l’una nell’altra. A quel punto lo scrutatore, non sapendo come spiegarsi, gli disse: “Deve dividere le schede!”. Mai verbo fu più sbagliato in tale situazione: l’elettore uscì dalla cabina con le schede divise in tanti quadrati… aveva strappato le schede e ne aveva fatto un puzzle.
Lo scambio delle tessere elettorali tra amiche anziane vicine di casa può succedere, soprattutto se ci si reca sempre insieme al seggio. Ma se capita una volta che una delle due è al mare e l’altra si reca alle urne con la tessera dell’amica, cosa può succedere? Il caso si è risolto con un duplicato della tessera elettorale, ma da quel giorno non sono più andate insieme a votare.
Con frasi quali: “Ieri era il giorno delle firme, oggi è il giorno dei numeri, domani sarà il giorno delle crocette”, “Il mio gatto prima di uscire di casa si mette il guinzaglio”… si allietavano i momenti di calma, sebbene non fossero così frequenti. Trovare un momento per mangiare un trancio di pizza o una brioche per i componenti dell’ufficio elettorale non è stato facile. Se si addentava un boccone, puntualmente si presentava un elettore o arrivava una telefonata dal comune. In un caso ci ha pensato il poliziotto, in servizio presso la sezione, rispondendo: “Il presidente in questo momento ha la mascella impegnata”.
A tenere alte le forze fisiche e il morale ci ha pensato personalmente il sindaco che, aiuatata dal marito, ha viziato i componenti del seggio con dolci caserecci, tisane speziate, caffè multicereale e… il punto forte: sciroppo d’agave, per chi non si accontentava del solito zucchero. È stato proprio questo sciroppo, la cui confezione trasparente rivelava una sostanza viscosa gialla che molto ricordava un tipico shampoo per bambini, che ha acceso un dibattito sulla natura di tale vegetale.

Con la battuta del presidente: “Ho iniziato in giacca e cravatta, ora sono passato al maglione, finiremo stasera in pigiama” ha preso il via lo scrutinio. Quest’ultimo, con oltre tre ore di spoglio di schede, è forse la parte più noiosa, ma richiede la massima attenzione di tutti: mentre il presidente legge il voto espresso sulla scheda, scrutatori e segretario registrano man mano i voti sulle tabelle di scrutinio, che assomigliano vagamente alle schedine del totocalcio.
Per fortuna che ogni tanto saltava fuori qualche scheda che smorzava l’atmosfera e scatenava l’ilarità dei presenti. Su una scheda è stata trovata la scritta: “scheda nulla”… mancava solo che l’elettore aggiungesse “firmare da almeno due componenti l’ufficio e includere nella Busta n. 5 (R.)/D” che i membri del seggio avrebbero ringraziato per aver facilitato loro il compito.
Le curiosità su quello che salta fuori durante l’apertura delle schede non mancano: si narra che durante uno scrutinio di parecchi anni fa, all’interno di una scheda fu trovata addirittura una fetta di salame. Più volte è anche capitato di trovare una scheda con una preferenza poco comprensibile, ma solo dopo diversi minuti che nessuno riusciva a decifrare il candidato, una scrutatrice ha esclamato: “A me, più che una preferenza, sembra la firma dell’elettore!”.
La compilazione dei plichi è il momento finale che tutti aspettano, seppure con qualche perplessità. Ora, d’accordo inserire una busta nell’altra come le matriosche e scoprire solo all’ultima busta che quella più esterna deve essere timbrata con il bollo che è stato chiuso nella busta più interna, ma qualcuno mi spiega come sia possibile che alla fine tutte le schede votate vadano inserite in una busta che al massimo può contenere le schede bianche? Anche perché se le schede vengono consegnate al seggio in scatoloni e non in buste, ci sarà pure un motivo!
Per chi fosse curioso di sapere i risultati…
Euroluce 2009
di Cecilia | 27 aprile 2009 | 20:13 | Arte, Eventi | Permalink | Commenti (1)Si è chiusa oggi Euroluce, la mostra internazionale dell’illuminazione, tenutasi in concomitanza con il Salone internazionale del Mobile alla fiera di Milano-Rho. Due importanti manifestazioni che hanno dato spazio a design, creatività e innovazione.
Ad accompagnare queste due fiere ci sono state anche alcune polemiche, come quella di non essere state in grado di accogliere (per questioni di spazio) 491 aziende. A parte che se non è abbastanza grande la fiera di Rho (345.000 metri quadrati espositivi coperti e 60.000 all’aperto), roba che in confronto uno stadio è il negozietto sotto casa, mi sa che dovremmo riprendere le misure. Ma quale alternativa si poteva trovare? Dividere il salone in due sessioni? Allargare la fiera di Rho? Impensabile… e poi, che volete farci, finché danno la precedenza alle mucche!
A Euroluce sono stati presentati numerosi prodotti per l’illuminazione dove la tecnologia è sempre più presente. Tra questi, Giotto, il primo sistema di illuminazione stradale a LED con integrata l’innovativa tecnologia digitale ZigBee, nato dalla collaborazione tra Grechi Illuminazione e POLI.design. Il progettista e designer Marco Brianza ha saputo creare un prodotto dalle forme semplici e accattivanti che ha permesso l’impiego di sorgenti luminose a LED che, garantendo un’alta efficienza luminosa, ben si prestano alla variazione del flusso luminoso in base alle necessità, consentendo così un significativo risparmio energetico.
Osservando gli apparecchi per l’illuminazione stradale esposti in fiera sembra che, tranne per pochi, l’estetica sia rimasta ferma ai tempi delle fiaccole… e vabbe’, ma se consideriamo che alcuni di questi prodotti hanno anche problemi di ottica, viene da chiedersi se per quelle aziende forse non era il caso di investire le risorse in altro modo.
Progettare un sistema di illuminazione stradale è alquanto complesso. Non si comprende però come sia possibile che un noto marchio pubblicizzi un palo della luce, più volgarmente detto lampione, a risparmio energetico, ma ben lungi dall’essere funzionante concretamente.
A proposito di nomi, avete fatto caso che non è più in voga il termine lampione? Gli addetti del settore li chiamano apparecchi di illuminazione stradale, pali della luce, armature stradali, corpi illuminanti stradali ecc. per distaccarsi da una parola riduttiva e obsoleta. A questo punto mi chiedo: sarà ancora legittimo chiamare “lampadario” quell’oggetto che pende dal soffitto, o anche per quello hanno coniato un nuovo termine? Più che altro perché, nel bel mezzo di un discorso, non vorrei risultare vagamente rétro.
Passando all’illuminazione da interni devo ammettere che molti stand mi hanno “abbagliata” anche se, tocca dirlo, “non era tutto oro quello che luccicava”. Come una dimostrazione a cui ho assistito presso uno stand molto gettonato. L’espositore ci ha messo talmente tanto entusiasmo nella dimostrazione che sembrava la scoperta del secolo, ovvero una lampada OLED che varia la luminosità grazie a un sensore di prossimità. Peccato che siano arrivati con un lieve ritardo, perché la lampada Mathmos Airswitch tc che ho sul comodino, dotata anch’essa del medesimo sensore, è vecchia di almeno un anno e mezzo.
Un aspetto che merita di essere menzionato riguarda le indicazioni della fiera, tutte prese alla lettera.
- “Apertura al pubblico unicamente domenica 26 aprile 2009″… eppure i numerosi visitatori di venerdì non mi pareva che fossero tutti operatori del settore.
- “Vietato l’ingresso con bagagli ingombranti”… eppure ho rischiato di essere travolta da un trolley non propriamente dalle dimensioni “bagaglio a mano”.
- “Vietato l’utilizzo di macchine fotografiche e cineprese”… eppure mi è sembrato che gli espositori ci tenessero particolarmente a essere immortalati vicino ai loro prodotti.
Un’organizzazione brillante si è vista negli ingressi-uscite con tessera espositore. In pratica, per evitare che una tessera espositore venga ceduta a qualcuno che è all’esterno della fiera, ogni volta che un espositore esce ed entra deve passare la tessera. E allora perché se da un’uscita dovevi passare la tessera, dall’altra gli uomini della security erano lì pronti ad aprirti le porte dicendo che non occorrreva alcuna tessera per andare all’esterno? In questo caos ho visto scene di espositori che dall’esterno timbravano prima l’uscita (per azzerare il passaggio) e subito dopo l’entrata. Ma son cose che capitano.
Altre foto della fiera le trovate qui.
IPACK-IMA 2009
di Cecilia | 1 aprile 2009 | 7:59 | Eventi | Permalink | Commenti (0)IPACK-IMA (Italian PACKaging – Italian MAchines) è la mostra internazionale dedicata all’imballaggio, al confezionamento, alla logistica industriale e alle macchine per l’industria alimentare che si è tenuta — insieme ad altre tre fiere quali Grafitalia, Converflex e Plast — la scorsa settimana alla fiera di Milano-Rho.
Poiché le mie competenze in materia di imballaggi, plastiche e grafiche sono talmente scarse che rischierei per finire di inventarmi qualcosa, non aspettatevi consigli su prodotti-novità che sono stati protagonisti in fiera.
Il mio è stato un tour per lo più esplorativo, limitato tra l’altro solo ad alcuni padiglioni perché il polo fieristico di Rho è così vasto che potrebbero organizzarvi una maratona; infatti ho totalizzato una camminata di una quantità tale di chilometri che solitamente non raggiungo neanche in un mese.
Può sembrare paradossale che in una fiera dell’imballaggio abbia grande successo una shopping bag, eppure è stato proprio così. È bastato che un giorno uno stand abbia regalato ai visitatori una borsa con un tocco di stravaganza, che subito è partito il passaparola. Ho visto ragazze, in spasmodica attesa, in coda allo stand prima che aprisse al pubblico. E se l’ultimo giorno della fiera tale borsa non era più esposta, era solo per contenere la smodata richiesta della stessa. Per cui occorreva essere un po’ spregiudicati e presentarsi allo stand affermando di aver visto una bellissima “borsa con le bocche” e chiedendo se fosse rimasto qualche esemplare.
Quindi se in giro per Milano (ma anche altrove) vedete questa borsa, sapete da dove arriva.
A Grafitalia, la mostra delle arti grafiche, spiccavano macchine per le varie forme di stampa (offset, rotocalco, serigrafia, tampografia), legatoria, confezione ecc. e da visitatrice non del settore, dopo aver visto una decina di macchinari, credo di essere andata in loop… così sono passata al padiglione dedicato alle attrezzature e ai prodotti per fotografia digitale, fotoriproduzione e fotocomposizione, oltre che al trattamento elettronico delle immagini. Qui c’era la corsa a raccogliere i poster che uscivano dalle megastampanti: i più si accontentavano di poster con soggetto una fragola (chissà, forse perché stufi di quelli che ritraggono cantanti), altri facevano la fila per prendere un poster raffigurante una Ferrari.
E pensare che io, invece, non ho faticato neanche un po’ a posare vicino a una vera Ferrari!
Girando tra le fiere ho scattato qualche fotografia finché, davanti allo stand Canon, un tizio mi ha ripreso con un secco “Non si può fare foto”. Lì per lì sono stata incerta se rispondergli: “Non posso fare foto allo stand Canon perché ho una macchina fotografica FujiFilm?”, ma dato l’aspetto poco rassicurante dell’individuo, ho preferito chiuderla lì con un banale “Non lo sapevo”… e con l’aria di quella che “adoro la Canon: la mia prima fotocamera è stata una Canon PowerShot G1, qualche mese fa ho provato la reflex Canon EOS 40D, e mai ho dubitato della qualità Canon” mi sono diretta verso altri espositori.
Come tutte le fiere, si sa, c’è chi pratica l’arte del “raccogli gadget e scrocca cibo”. Così è capitato di vedere mani furtive che si addentravano negli stand per raccogliere caramelle con tanto di marchio aziendale, ignorando che l’azienda non era certo lì per esporre dolciumi, bensì prodotti per imballaggio. Ma le facce più toste si sono fatte notare all’ora di pranzo quando, irrompendo in alcuni stand per gustare panini e salatini e camuffandosi tra i numerosi clienti, alla domanda: “Ha bisogno di qualche informazione?” improvvisamente allungavano il passo verso i corridoi, dando risposte assai generiche.
Termino il resoconto con un set di immagini (scattate con una FujiFilm, ma anche con una Canon).
Comunque, per la cronaca, la foto incriminata è questa, e siccome non vorrei che qualcuno mi dicesse che ho violato la privacy, pubblicando segreti che si possono intravedere dietro a un logo, preferisco mantenere alcune foto strettamente private (si può vederle solo passando da questo blog).
A presto, con un’altra fiera.
Varese Mondiale
di Cecilia | 1 ottobre 2008 | 0:01 | Eventi | Permalink | Commenti (2)Come è andato il Campionato del Mondo di Ciclismo lo sapete, quindi vi riporterò il mondiale dal mio punto di vista… tutto ciò che ho vissuto domenica nelle vie del centro di Varese.
Tanto per iniziare vorrei capire alcune cose.
Com’è che i parcheggi in corrispondenza dei bus navetta erano completamente vuoti? Gli appassionati come sono giunti sul percorso di gara? hanno per caso preso il paracadute? Comunque una cosa è certa: per trovare le strade che portano a Varese così deserte bisognerà aspettare il prossimo mondiale.
Non parliamo poi dei numerosi “ciclisti della domenica” che ho incontrato dirigendomi verso il centro della città. Capisco che la domenica mattina sia il momento ideale per muoversi sulle due ruote, ma anche il giorno dei mondiali dovevano fare il loro allenamento? Questi non sanno di aver distratto i tifosi? A prima vista ho quasi pensato che un gruppetto di corridori avesse sbagliato strada.
Ma veniamo alla competizione ciclistica…
Il percorso, come nei giorni precedenti, ha fatto conoscere a gran parte del mondo la bellezza della terra dei sette laghi.
L’atmosfera che si respirava era internazionale: dai colori delle maglie alle diverse lingue che si sentivano parlare.
Seguire la gara dal vivo sul tracciato ha avuto un effetto particolare, però all’inizio non si riusciva a capire se quel gruppetto di tre corridori era in fuga o in grande ritardo rispetto al gruppo.
Ma menomale che in alcuni punti del circuito c’erano gli altoparlanti che aiutavano a seguire la gara, vivacizzando l’attesa tra un passaggio e l’altro.
Inoltre, le diverse posizioni degli elicotteri aiutavano a capire l’andamento della gara.
Senza contare che alcuni spettatori, in base alla media oraria, stabilivano il tempo del passaggio del gruppo.
Nella città mondiale non poteva mancare un segno iridato…
… e così è spuntato l’arcobaleno.
L’entusiasmo non è mai mancato. In centro l’incitamento era addirittura doppio: sull’onda delle grida dei presenti echeggiava il tifo dal maxischermo, creando un effetto strepitoso, rilevato anche dal vincitore Alessandro Ballan.
Per seguire il gran finale una marea di tifosi si è riunita in piazza Monte Grappa, davanti al maxischermo. Nella grande euforia non a tutti era ben chiaro chi stesse vincendo, ma ai più poco importava chi fosse il vincitore… la vittoria era italiana.
Ecco il tripudio che si è scatenato…
Un’atmosfera che solo un mondiale di ciclismo sa regalare.
Un evento che ha avvicinato molte persone a uno sport bello da vedere, ma faticoso da praticare.
Scatti e video chiudono questa giornata nella “Città Giardino”.
Cronaca di un 50° di matrimonio
di Cecilia | 13 settembre 2008 | 11:49 | Eventi | Permalink | Commenti (1)Cunardo, 7 settembre 2008 – Nozze d’oro di Mirella e Gigi Speroni
Indiscrezioni delle nozze d’oro di Mirella e Gigi raccolte da una blogger che non ha nemmeno la metà degli anni di quelli di matrimonio dei festeggiati.
L’Antica Fornace IBIS di Cunardo, una suggestiva costruzione nel cuore della Valganna, ha riunito, una domenica pomeriggio, parenti e amici di Mirella e Gigi per festeggiare il loro cinquantesimo anniversario di matrimonio.

Ospite d’eccezione una “Macchina Parlante” del collezionista Marco Contini, che ha omaggiato il pubblico con cilindri musicali ultracentenari e diffuso un pezzo di storia della musica.
Presente anche la mostra fotografica Identità riconosciute di Riccardo Ranza che ha accompagnato i presenti in un percorso di immagini singolari.
E per fortuna che non è stato preannunciato che era un’esposizione di fotografie di nudi femminili, altrimenti avremmo rischiato il sovraffollamento.
Come ogni festa che si rispetti ci sono i ritardatari, ma qui non facciamo nomi perché tanto li conosciamo bene.
La prossima volta consiglio di preparare un invito differente con l’orario anticipato di un paio di ore, così magari rischiano di arrivare in tempo.
Anche la merenda ha avuto il suo artista: Mario Bacilieri. Un dolce-salato rinfresco che tra un pasticcino e un bicchiere di vino ha fatto ritrovare persone, chiedendosi quali relazioni li portassero lì. Quando si dice che il mondo è piccolo…
Da rilevare che il freddo l’ha fatta da padrone. Qualcuno si è persino domandato se non era il caso di accendere la fornace per scaldarsi, qualcun altro ha rimediato bevendo un po’ di vino.
Immancabili alcune gaffe:
“I confetti sono d’oro, si sono portati avanti!” (Convinta che 50 anni di matrimonio fossero le nozze d’argento e 60 anni quelle d’oro).
“Lei è la fidanzata di mio figlio” (Indicando la fidanzata di suo fratello e in presenza della moglie di suo figlio).
Il servizio fotografico di Andrea ricorda questo evento unico. Perché se ci si può sposare anche due o tre volte, le nozze d’oro si festeggiano una sola volta nella vita.
“Ci salverà la bellezza”…
di Cecilia | 18 maggio 2008 | 21:11 | Eventi, Libri | Permalink | Commenti (0)… è stato il tema, di dostoevskijana memoria, della XXI Fiera Internazionale del Libro di Torino.
Unendo l’utile al dilettevole, lo scorso weekend ho trascorso ventidue ore in fiera. Due giorni ricchi di appuntamenti: presentazioni di libri e riviste, lectio magistralis, concerti, dirette radio; oltre ai giri tra gli stand degli espositori.
Mi sono bastati due incontri per scoprire che, oltre al quarto d’ora accademico, c’è anche il quarto d’ora fieristico.
Sabato pomeriggio è stata la volta di un autore tanto atteso dai lettori (me compresa): Andrea De Carlo.
Acclamato da centinaia di fans, ha alternato note e parole del suo ultimo libro: Durante.
Considerando alcuni dei suoi titoli (Durante, Nel momento, Due di due, Di noi tre) è molto probabile che il prossimo libro si intitolerà Mentre due oppure, perché no, Te per tre
Menomale che c’era Andrea Pinketts, lasciatemelo dire. Ha rallegrato la presentazione della rivista MilanoNera con alcune trovate.
Certi personaggi sono proprio da conoscere…
Il “tipo” che più di tutti si è fatto notare è stato il topastro Firmino.

Un topo che vive in una libreria e si nutre di libri, poi scopre che leggendoli…
Un libro che consiglio a tutti i bulimici… di libri.
E che dire di Tutti i Colori del Giallo, il programma radiofonico di Radio2 condotto da Luca Crovi.
Tanti ospiti (Gianrico Carofiglio e Lorenzo Beccati, solo per fare alcuni nomi) e un ritmo coinvolgente.
Girando tra gli stand mi sono imbattuta nella compilazione di sondaggi.
Tra le solite domande (quanti libri leggi in un anno, dove acquisti solitamente libri ecc.), una ha creato una certa titubanza: la mia professione. Dunque, che lavoro svolgo? Visto che studio e faccio più di un lavoro, mi sono trovata in imbarazzo nel dover scegliere IL lavoro. Alla fine ho scelto quello più adeguato al luogo in cui mi trovavo. Indovinate un po’!
A proposito di professioni… sono stata invitata da un espositore a rispondere a un questionario per scoprire la mia professione ideale e ricevere un omaggio.
Spinta dalla curiosità e approfittando di un momento libero da impegni, mi sono sottoposta a otto domande.
Vi lascio immaginare la mia faccia quando il totem multimediale ha stampato questo foglio.
Una dentista mancata!!!
Decisamente più bella la professione di Paola: libero pensatore.
La mia due giorni in fiera si è conclusa con il reading-spettacolo Lo scandalo della bellezza interpretato da Michele Di Mauro, che ha saputo stupire il pubblico con la sua bravura.
E anche quest’anno è andata. Se siete curiosi di scoprire chi e cosa c’era… ecco fotografie e video della fiera.
070902
di Cecilia | 6 settembre 2007 | 8:50 | Eventi | Permalink | Commenti (9)Per chi è venuto, per chi non ha potuto venire.
070902 è ormai un ricordo. Un ricordo di una giornata di inizio settembre in quel di Lozza.
Con la formula di un repas canadien, come dicono a Ginevra, ognuno è stato invitato a preparare una (o più) specialità preferita, a cominciare dai ricci che da semplici stuzzichini sono diventati delle piccole spade da estrarre dalle rocce-mele… molti hanno desistito e sono passati ad altro.
Eravamo un gruppo ben assortito. C’erano un’artista, uno scenografo, due agronomi, un ingegnere, una psicologa e gli informatici; tra questi… una vegetariana, una pescetariana e una persona che non mangia mammiferi.
Le esibizioni di Massimo sono iniziate fin da subito. La focaccia di cipolle gli sembrava troppo banale per il tema del giorno e così ha pensato bene di darle un tocco di colore, bagnandola con il Sanbittèr rosso.
Ma non si è fermato qui. A metà pranzo, per limitare la quantità di alcol in circolazione, ha rovesciato un bicchiere di birra, rinfrescando così i piedi delle ragazze.
Memorabile è stato il “minipezzo”. Infatti, è proprio grazie al “minipezzo” se Giangio è riuscito a fare le porzioni eque. Poi, magari, un giorno ci spiegherà che strani conti ha fatto…
Dopo quattro ore a tavola, il pranzo si è concluso con il tiramisù di Giangio che invece di “tirarci su” ci ha completamente “tirati giù”.
Termino con una frase non mia: “abbiamo mangiato come dei bufalini, ci siamo riempiti come dei bauletti”.
Ora vi lascio con gli scatti del 2 settembre e con i sondaggi dei cibi. Dato che non abbiamo votato a tavola, esprimete le vostre preferenze qui a lato.
Per fortuna non è finita come un sabato sera di otto anni fa…
Comunque una serie di analogie tra festini mi hanno fatto ripensare al Tè per Tre, un vecchio pezzo teatrale di Marco.
Lo so che siete curiosi e quindi tra qualche giorno verrà pubblicato su questo blog… così potrete leggerlo e riconoscervi (alcuni lettori sono citati).
Cronaca di un matrimonio
di Cecilia | 8 giugno 2007 | 22:15 | Eventi | Permalink | Commenti (6)Orsenigo, 4 giugno 2007 – Matrimonio di Adriana e Giovanni
Al matrimonio con la duplice “mansione”: sorella del testimone e fotografa (non ufficiale ovviamente… sono riuscita a immortalare alcuni momenti della giornata).
Come promesso eccovi dunque la mia cronaca.
Partiamo con l’arrivo del testimone dello sposo: molto agitato (Marco, ma il giorno del tuo matrimonio cosa farai?), ha assistito bene lo sposo… dalla casa alla chiesa.
Lo sposo, Giovanni, ha preferito fare a piedi gli ultimi 200 metri che portano verso la chiesa, presentandosi più in forma che mai.
La sposa, Adriana, come ogni sposa che si rispetti, è arrivata con dieci minuti di ritardo a bordo di un’auto d’epoca. Sposa bellissima con uno splendido vestito che però le ha creato non pochi problemi (quasi non riusciva a salire la scalinata della chiesa e successivamente anche la salita all’altare è stata ostacolata).
Durante la cerimonia, nella chiesa decorata con dei fiori magnifici, Giovanni si è emozionato, ma Adriana ha saputo sostenerlo.
Dopo il rito delle firme all’uscita di chiesa un’ondata di riso ha avvolto Adriana e Giovanni che hanno cercato di schermarsi come meglio hanno potuto… il riso ha addirittura trasformato il vestito di Giovanni da gessato a pois (scusate, ma che riso è stato lanciato?).
Da Orsenigo si parte verso Bellagio, dove il lago di Como ha fatto da cornice al pranzo nuziale con un menu a base di pesce di lago.
Il tempo è stato clemente fino al taglio della torta quando quattro gocce hanno bagnato gli sposi (e gli invitati ovviamente), ma quelle poche gocce sono bastate per dire “Sposi bagnati sposi fortunati!”.
C’è chi dice che con un idrovolante ha spostato le nuvole, giusto giusto per non rovinare la giornata agli sposi…
Al grido generale “bacio bacio” finalmente gli sposi si sono lasciati andare…
A seguire, il lancio del bouquet… al quale ho partecipato anch’io. Ho saltato, l’ho toccato, ma un salto acrobatico di Francesca (sembrava una parata di calcio) l’ha condotto tra le sue mani. Francesca ci teneva molto a prenderlo e ha fatto di tutto per acchiapparlo.
Questo video vi mostra esattamente come è andata la situazione. Guardate bene!
Che altro dire, ho conosciuto molti agronomi… (del resto nella lunga tavolata degli amici dello sposo la metà erano agronomi):
- c’è chi mi ha fatto ridere per tutto il pranzo (Alessio, ne sai qualcosa?),
- c’è chi continuava a incitarmi a bere (uno dei quattro Marco, quello alla mia destra),
- c’è chi mi ha apprezzato per il servizio fotografico (Alessia, spero che il risultato non ti abbia deluso),
- c’è chi non molto pratico di fotocamere digitali ha rivolto verso di sé la macchina convinto di fare una foto a tutto il gruppo (Francesco, questa non te l’hanno perdonata),
- c’è chi ha fatto la mamma tutto il tempo alle prese con due bellissimi bimbi (Alda),
- c’è chi ha trovato un pratico utilizzo del menu (Marco, il testimone)
… e mi fermo qui.
È stata una bellissima giornata. Ancora un augurio agli sposi!
E ora non perdetevi i miei scatti e quelli di Andrea… un set di immagini vi attende.

















