Blog


Tecnologia



Cronaca di una principiante al computer

di Cecilia | 22 luglio 2010 | 16:16 | Tecnologia | Permalink | Commenti (0)

Copio e incollo il pezzo di Birillo, alle prime armi con il PC.

Sto imparando,il mio problema è il mouse: adesso provo a fare i caratteri diversi, adesso provo la grandezza.
E’ difficile far andare nel posto giusto questa sbarretta nera.
Per puro caso e’ arrivata qui . Devo chiarire.
Faccio un’altra prova:schiaccio la ‘pagina’ rossa su in cima Dice: allinea a sinistra: lo avevo già fatto. Ho schiacciato il primo simbolino sopra la misura della pagina, è uscito ‘salva’ sarà giusto?
Ora chiudo.
Ho riaperto il file senza difficoltà dopo gli insegnamenti di Matteo. Adesso so anche spostare la sbarretta, grande successo!!
Provo a salvare quello che ho scritto…..ho schiacciato il terzo simbolino della II° riga, quello sotto la parola ‘modifica’ e penso di esserci riuscita.
Il modo di scrivere è uguale a quello del vecchio computer. Quindi devo solo fare un po’ di allenamento e, naturalmente, imparare come destreggiarmi tra tutti i simboli. Per esempio ho notato che a volte compare per un secondo una sottolineatura azzurra sotto una lettera, perché? Poco fa è apparsa sotto la ‘p’ di perché: sarà perché ho spostato indietro la sbarretta per correggere una parola scritta sbagliata? Comunque non è importante,credo, e quindi anche tutto questo discorso mi è servito per allenarmi a scrivere e basta. Domanda: qui sotto sono apparse due scritte, anzi tre: una è ‘sto imparando’ e va bene, le altre sono ‘Windows live’ e ‘AVG Antivirus a…’ Cosa significano? Forse la prima ‘Wind….’ Vuol dire che sto usando il simbolo che c’era all’inizio?
E ‘AVG….’ Che c’è un virus o che non c’è?
Senza volerlo ho imparato un’altra cosa, questa: per andare a salutare l’Adriano che se ne andava
Dopo aver pulito i canali del box in fondo, ho lasciato il computer aperto e acceso, fermo alla fine della frase che stavo scrivendo. A ritorno l’ho trovato con lo schermo nero e ho pensato di aver fatto una cavolata e di aver perso quello che avevo scritto. E invece no: come ho toccato il mouse si è illuminato e ho ritrovato la mia pagina tale e quale. Per ora smetto di scrivere e vado su Internet a vedere se stanno già arrivando i risultati delle elezioni , anche se per la verità è un po’ presto visto che sono solamente le 4 meno ¼ .Meraviglia! il quarto si è impicciolito di suo. Registro tutto e… speriamo bene.
E’ andata. Sono tornata qui dopo il’salva’ e c’è tutto, compreso un errorino che ho corretto.Non ricordo più a cosa serve il tasto di destra del mouse. Rinuncio a provare e cerco di creare un nuovo file per scrivere la lettera a Bompiani. Ma prima salvo.
Ho stampato la lettera a Bompiani, mi pare OK ma non sono riuscita a restringere lo spazio tra due blocchi di scritture, es. tra il codice e i telefoni che avevo scritto troppo distanti. Ho rimediato cancellando e riscrivendo i telefoni ma evidentemente non è così che si fa.
Poi sono tornata alla voce file e ho trovato due volte il titolo Lettera a Bompiani, perché?

Ah, per la cronaca, Birillo sta prendendo lezioni dall’autrice di questo blog.



Telefoni intelligenti

di Cecilia | 28 dicembre 2009 | 11:19 | Tecnologia | Permalink | Commenti (2)

Visto che non mi sono mai espressa in merito ai telefoni cellulari di ultima generazione, ecco alcune mie considerazioni.

Smartphones

Premetto che una volta passati a uno smartphone non sarà facile liberarsene, per cui se a cena vi capiterà di scorgere scene in cui lui/lei guardi per troppo tempo le gambe del tavolo con l’aria di quello/a che non trova il tovagliolo caduto, sappiate che con molta probabilità è intento/a a leggere dal suo BlackBerry una mail del suo collega statunitense.

Una delle differenze rilevabili al tatto tra un iPhone e un altro smartphone, concedetemi il gioco di parole, è la sensibilità tattile. Il leggero sfioramento dello schermo di un iPhone per scrollare-spostare-zoomare, su un Nokia diventa uno sforzo fisico tale da tenere allenato il bicipite brachiale.

La tastiera multi-touch dell’iPhone è indubbiamente comoda: se con il mio vecchio cellulare per scrivere un sms ci mettevo il tempo record di una maratona, ora ci metto il tempo record dei 200 metri piani.

La sincronizzazione merita un discorso a parte. Per ora dico solo che da quando ho attivato MobileMe mi sento più sollevata: tutto sincronizzato e ovunque ci si trovi è un grande passo per chi è sempre stata una sostenitrice dell’ubiquity data.
Cliccare l’icona “Find My iPhone” dalla pagina web di MobileMe e visualizzare dove si trova il proprio iPhone è una funzionalità, oltre che accattivante, che sucita fantasie. Vi avviso, se mi dovessero rubare l’iPhone, corro a cliccare “Find My iPhone” e mentre raggiungo il telefono in compagnia dei carabinieri gli mando un messaggio intimidatorio seguito da un suono molesto.

Purtroppo per cambiare la sim card nell’iPhone occorre eseguire un lavoro certosino: infilare qualcosa di molto sottile in un foro dalle dimensioni standard, cioè con un diametro poco più grosso di un baffo di gatto e poco più piccolo di uno stuzzicadenti, non è banale. Non che abbia bisogno tutti i giorni di cambiare la sim, ma se mi trovassi su un sentiero in montagna con l’iPhone scarico e avessi la necessità di mettere la sim in un altro telefonino mi troverei in leggera difficoltà… non essendo solita portarmi dietro dei diodi.

Uno dei punti deboli di questi telefoni è la batteria, ma ci si fa subito l’abitudine… un po’ come bere il caffè a fine pasto.

La fotocamera non è un granché, e credo che su questo siano d’accordo tutti gli amanti della fotografia. Utilizzata, però, per prendere appunti visuali va benissimo, tanto più che alcuni smartphone geotaggano le foto.

L’ “effetto frittella” è una delle peculiarità dei telefoni touchscreen. L’alone di ditate che annebbia perennemente il display gli dona quel tipico aspetto post frittura, per cui questi cellulari sono vivamente sconsigliati agli igienisti, che finirebbero per passare più tempo a pulire lo schermo che a giocare con le applicazioni.

Sondaggi recenti dicono che le sedute al bagno sono improvvisamente diventate interminabili… e pare che questo fatto sia coinciso con l’arrivo dei telefoni sopra citati, ma queste sono solo illazioni.



Indovina chi?

di Cecilia | 30 settembre 2009 | 18:46 | Tecnologia | Permalink | Commenti (0)

Una statua bronzea, un autoritratto, un sarcofago egizio, un gatto bianco: cosa hanno in comune queste immagini?

Statua bronzea Autoritratto Sarcofago egizio Gatto bianco

Apparentemente nulla, ma per Picasa e iPhoto le immagini contengono dei volti.

La più recente e accattivante funzionalità di questi gestori di immagini è, senza ombra di dubbio, l’algoritmo del riconoscimento facciale che, analizzando le foto, individua i volti e permette di taggarli.
Naturalmente il face detection è stato pensato per i volti umani, ma sappiamo bene che anche la tecnologia cade in errore… forse andrebbe rivista la locuzione latina “errare humanum est…”.

Dopo aver taggato una parte significativa delle mie foto, posso dire con tutta franchezza che il riconoscimento facciale di Picasa e iPhoto funziona molto bene. Chiaramente va istruito: più foto possiede di una persona, più sarà in grado di riconoscerla in altre foto, ma è sorprendente come riesca a riconoscere in un autoritratto una persona ad esso già nota (non so se dare il merito all’autrice dell’autoritratto, che tra l’altro non è un’artista, o all’algoritmo). Certo, ha i suoi punti deboli: basta che una volta si tagga una persona con gli occhiali da sole, che ogni qual volta troverà un volto con quel tipo di occhiali proporrà quel nome. Poi vabbe’… ci sono persone con una fronte o un naso così importanti che è ben difficile che sbagli.

Vedermi associate fotografie di una bimba gioconda, una Minnie e una biondissima liceale, da una parte mi ha confortato, dall’altra mi ha fatto riflettere su quanto sia effettivamente cambiata negli anni.

Gioconda Minnie Bionda

Ricostruire la propria timeline fotografica, ora è facile e veloce. Ripercorrendo i vari momenti immortalati nelle foto troveranno spazio commenti di un certo spessore quali “come stavo male con l’apparecchio ai denti!” e “possibile che a vent’anni di distanza a mia madre vada ancora bene quel prendisole azzurro?”, si presenteranno improvvisi ricordi nostalgici e spunteranno impietosi ritratti che si vorrebbero far sparire per sempre, ma ormai è troppo tardi… ci sono troppi backup in giro.

E man mano che si aggiungono foto, il proprio libro di facce prende forma… e senza nemmeno dover chiedere l’amicizia. Saltano fuori tante di quelle facce da non immaginare e solo a quel punto ci si rende conto di quante persone si conoscono, anche se, tutto sommato, sembra ingiustificato quel migliaio o giù di lì di proprie foto personali.

Ora che si è diffusa la tendenza di mandare agli amici — in occasione di compleanni, anniversari ecc. — foto imbarazzanti che rievocano eventi del loro passato, cercare nel proprio archivio fotografico non è mai stato così semplice.



Geotag (o dell’andare, del vedere… e del mangiare)

di IG e Cecilia | 26 giugno 2009 | 15:46 | Tecnologia, Web | Permalink | Commenti (3)

Se l’argomento trattato nel post Mappe e dintorni vi ha appassionato così tanto che avete iniziato a viaggiare virtualmente con Google Latitude facendo credere agli amici che un giorno siete a Milano, il giorno successivo a New York, due giorni dopo a Bolzano… allora siete pronti per iniziare a geotaggare le vostre foto.
Possiamo capire che prima di arrivare a geotaggare le foto, uno è più interessato a eliminare occhi rossi, raddrizzare campanili o bilanciare il bianco della neve… ma se si vuole mantenere ordine tra i propri scatti, la geotaggatura è un passo importante.

Avere una macchina fotografica dotata di GPS è senz’altro la modalità più comoda per geotaggare le foto, dato che ci pensa la macchina stessa. Attualmente però non sono molte le fotocamere in commercio a offrire questa funzionalità, a differenza di molti cellulari di terza generazione, come l’iPhone, che hanno il GPS integrato.
Poniamo che siete in un locale carino e volete memorizzare la posizione geografica, come fate? Dal momento che “la migliore macchina fotografica è quella che hai con te”, un qualsiasi scatto con l’iPhone vi permetterà di taggare la location. Un metodo alternativo per prendere appunti geografici.

Altrimenti, alle foto si possono aggiungere le informazioni latitudinali e longitudinali a posteriori. Per esempio, con Picasa basta cliccare il bottone “Geotag” e posizionare le foto in Google Earth; automaticamente verranno associate le coordinate.
Con questo metodo occorre però molta memoria, per cui non stupitevi se l’amico con cui avete cenato qualche sera prima vi manda una mail, dall’oggetto “devo geotaggare”, con allegata la foto di una portata chiedendovi come si chiamava il ristorante… Vuole solo documentare a futura memoria dove e cosa aveva mangiato il giorno X.
Se, invece, avete già esperienza nel campo della geotaggatura, potete passare all’ottimo e intuitivo GeoSetter, l’unico freeware in grado di geotaggare oltre che i JPG anche i file RAW (NEF, CR2… DNG). E chissà com’è GeoCocker!

Se viaggiate molto e scattate molte foto, allora per geotaggare accuratamente vi conviene farvi aiutare da un GPS logger che, portato con sé, memorizza in ogni istante la vostra posizione. Per assegnare le coordinate alle foto, occorre un software che sincronizzi i due flussi (foto e log) tramite data e ora… e il gioco è fatto. Non è necessario che l’orario della macchina fotografica sia perfettamente allineato al secondo con l’orario del GPS logger (l’ora del GPS è sempre GMT+0), sarà l’ottimo freeware GPicSync a venirci in aiuto! È sufficiente lanciare l’applicazione, selezionare la cartella delle immagini da geotaggare, selezionare il log del GPS, e impostare l’ora segnata in questo istante dalla macchina fotografica e dal logger GPS. L’importante è naturalmente che non abbiate cambiato manualmente l’ora dopo aver scattato le fotografie… Vi siete dimenticati di impostare il fuso orario su GMT-5 durante la vostra ultima settimana a New York? Nessun problema: a GPicSync basta sapere lo scarto fra l’ora impostata sulla vostra macchina e il “tempo medio di Greenwich” (appunto il GMT+0).

Avere foto geotaggate è importante, e non solo per sé. Prendete il caso di VinCo: crea filmati divertenti a partire da foto e brevi video dei viaggi di parenti e amici. Dargli una chiavetta USB dicendo: “ecco, qui ci sono le foto del mio viaggio in Toscana-Umbria” potrebbe non bastare se le foto non hanno l’informazione geografica. Il poveretto si troverebbe in difficoltà a capire se il Palazzo della foto IMG_0898 si trova a Gubbio o a Pienza; se è più fortunato potrebbe risalire alla località grazie a cartelli o targhe. Se, invece, le foto sono geotaggate, farà sempre delle ricerche per individuare lo stile architettonico dell’edificio, ma almeno non scambierà Palazzo dei Consoli a Gubbio con Palazzo Piccolomini a Pienza.
Se avete installato sul vostro computer l’immancabile Google Earth, vi consigliamo di installare il freeware Panorado Flyer. Avete ricevuto da un amico una foto geotaggata? Tasto destro sul JPG -> Panorado Flyer -> Show location in Google Earth, ed ecco quel ristorantino di Marina di Ravenna dove l’amico vi consiglia di andare a mangiare (anche se la foto del piatto di cozze non è proprio il massimo…).

Analogamente, se condividiamo online – per esempio su Flickr o Panoramio – le nostre foto geotaggate, potremmo essere d’aiuto a qualcuno. Sicuramente c’è chi sta valutando dove andare in vacanza: sapere che a Marina di Bibbona la spiaggia è prevalentemente di sabbia, potrebbe rallegrare una famigliola che, dopo un’estate a Mattinata, non ne vuole più sapere di camminare sui sassi.

E se i geotag sono una derivazione dei tag, cosa potranno mai essere i geofeed? Ecco un esempio di cosa compare se cercate su Google Maps foto taggate dervio, corenno plinio, dorio che abbiano metadati geografici. C’è chi ha contribuito a promuovere turisticamente l’alto Lario ;-)



Mappe e dintorni

di IG e Cecilia | 14 maggio 2009 | 23:55 | Tecnologia, Web | Permalink | Commenti (3)

Se siete perplessi dell’abbondanza di mappe presenti in Rete, soprattutto perché il vostro utilizzo è una sporadica ricerca di indirizzi o calcolo di percorsi… ecco svelato a cosa servono i più noti servizi di geolocalizzazione.

Google Earth
Ha certamente introdotto un “sistema moderno” per trovare i luoghi di vacanza…
Potete partire per una delle 349 spiagge più famose del mondo. Quando arrivate potete cercare nell’infinito database della Google Earth Community se la nave che vedete sotto di voi mentre fate snorkeling è affondata durante la Seconda Guerra Mondiale.
Avete paura di volare? Allora andate in ferie in treno e non guardate dove si sono schiantati 142 aerei.
Per essere sempre aggiornati sulle novità di Google Earth e sapere quando vengono sostituite le mappe potete andare sul blog ufficiale.

Google Maps e Microsoft Live Maps
Magari avete deciso di trascorrere qualche giorno in un campeggio sul lago di Garda, segnalato sul sito con tre belle piscine… con la vista da satellite potete facilmente verificare. Talvolta, però, ci si imbatte in forme molto eloquenti, come questa.
Ma se queste viste non vi soddisfano, potete passare alla vista aerea. Non vi sarà difficile così contare i pannelli solari sui tetti delle case oppure controllare che non ci siano stati tagli sospetti di boschi. E sorvolando oltralpe potrete anche scovare la location del timelapse che ha aperto T-Minus 2008, il Time-Art festival di New York.
E se questa estate non andate al mare potete controllare dov’è in questo istante il vostro amico che si trova in crociera (oppure se siete andati al mare potete scommettere con gli amici sulla stazza della petroliera che vedete all’orizzonte…).

Google Street View
Non so, volete una pizza napoletana e non vi ricordate il numero della pizzeria da asporto sotto casa? Potete zoomare sulla vetrina… e in casi eccezionali riuscire a leggere il menu. Altrimenti può tornare utile per leggere la tariffa oraria del parcheggio.
Gli appassionati di ciclismo, invece, lo possono utilizzare per ripercorrere virtualmente le strade del Tour de France 2008.
Se vedete un amico che ruota su se stesso con in mano il nuovo iPhone 3GS non preoccupatevi, sta solo cercando di orientarsi con la bussola digitale
E se vedete un pazzo in triciclo con il casco bianco aggirarsi per la zona pedonale del centro storico della vostra città non allarmatevi: stanno aggiungendo le zone irraggiungibili dalle auto (forse in USA non hanno ancora inventato i centri storici? ;-) )

Google Latitude
Premesso che serve principalmente per essere pronti alla domanda “A che latitudine sei?” da parte di un amico che ha una vita geotaggata, Google Latitude permette vari utilizzi: da quelli più seri, come nel caso di rischio rapimento, a quelli più frivoli.
Per esempio, un pomeriggio sei al parchetto vicino a casa. Apri Google Latitude dal cellulare e il GPS integrato segnala la tua posizione sulla mappa. Aggiorni allora il tuo stato con “skating” e inizi a pattinare. Poco dopo dai un’occhiata ai tuoi contatti di Google Latitude e scopri di essere in compagnia… più in là nel parchetto c’è un tuo amico che sta pescando.

Google Latitude

Come all’aumentare di qualcosa c’è sempre qualcos’altro che diminuisce, così nelle mappe il numero crescente di viste (satellitari, aeree, stradali…) fa venire meno la privacy. Per cui se in una bella giornata primaverile una ragazza si mettesse in topless su una spiaggetta appartata del lago di Como, è molto probabile che per quel giorno Google abbia in programma l’alta risoluzione con vista bird’s-eye sulla zona.

E se tutto ciò non vi ha ancora… stimolato, allora vi propongo anche LoCago, che nonostante il nome è un servizio migliore di quanto promesso ;-)



Digito ergo SMS

di Cecilia | 30 novembre 2008 | 21:13 | Tecnologia | Permalink | Commenti (0)

Perché gli sms sono forieri di fraintendimenti? Perché vengono inviati messaggi inutili e importuni? Perché non si ricevono le risposte che si aspettano?
Probabilmente di seguito non troverete le risposte, però potreste riconoscere le tipologie di sms che vado a elencare.

Gli sms di risposta ai tweet. Di solito provengono dagli amici che, non sapendo come rispondere ai micro-post perché non sono registrati su Twitter, mandano i loro commenti per sms.
In pratica se scrivo su Twitter: “Sto preparando il tiramisù”, poco dopo mi arriva il messaggino: “Allora è pronto il tiramisù? Con una twitterata così potrei prendere la macchina e venire per sbaffarmelo a merenda”… anche a costo di fare tre ore di viaggio.

Gli sms minatori hanno la forma: “Dove sei? Chiamami”. Che se per caso stai sotto la doccia un minuto di troppo, ti ritrovi una sfilza di messaggi simili e non sai bene da dove cominciare a rispondere.

Gli sms oscuri, invece, sono del tipo: “Ti ho visto”. Subito inizi a pensare: ma dove mi avrà visto? non ho partecipato a nessuna trasmissione televisiva. E a quel punto ti viene il fermo sospetto che abbia visto le tue foto su Flickr.

Gli sms ambigui fanno un caso a sé.
Un venerdì pomeriggio ho ricevuto un sms che recitava più o meno così: “Ciao, che ne dici se ci vediamo dom?” La mia risposta: “Ciao, domani va bene…” dava per scontato che l’appuntamento fosse sabato, peccato che l’altra persona si riferisse a domenica.

Gli sms sintetici prevedono abbreviazioni di ogni tipo e assenza di punteggiatura, per cui è garantito l’effetto apnea.
Prendete questo caso: i primi giorni di settembre mi arriva un sms con l’abbreviazione GP.
La mia interpretazione: quest’anno va al Gran Premio d’Italia, (ignorando che il nome Gian Paolo ha le stesse iniziali).
Conclusione: Gian Paolo non è andato al Gran Premio e io non ho capito nulla di quel messaggio, ma ho inserito sotto la lettera G della mia rubrica l’abbreviazione GP = Gian Paolo, in rari casi anche Gran Premio.

Ma ci sono anche gli sms prolissi, in cui vengono utilizzati tutti i caratteri disponibili perché altrimenti è uno spreco, ma non si capisce bene la loro utilità.
Di solito iniziano così: “Ciao, sono Sempronia, pensavo che l’altro giorno ci fossi stata, però pioveva e anche io…”
Io dico soltanto che, insomma, quei 160 caratteri per una volta potevi anche risparmiarteli… e ti assicuro che avresti reso felice anche il tuo gestore telefonico.

Non mancano gli sms notturni. Di solito arrivano verso le tre/tre e mezza e se per sbaglio ti soffermi a leggerli, la mattina ti risvegli con il dubbio se hai risposto nel sogno o nella realtà.
Una notte di un po’ di tempo fa mi arrivò questo messaggio: “Alle 11 ho un colloquio a Monza. Il passante va?”, non rendendosi conto che la parola “passante” alle tre di notte è assai vaga.
La mia celere risposta fu: “Capisco che vuoi prendere a tutti i costi il passante ferroviario perché hai la fermata sotto casa, ma, intanto che ci sei, perché non mi chiedi anche gli orari?”.

Vi ricordo, inoltre, che gli sms vaghi possono creare situazioni imbarazzanti.
Perché se provate a scrivere: “Ciao, come va? Cosa fai di bello oggi?”, la risposta: “Bene, grazie. Sto preparando la torta, oggi è il mio compleanno” potrebbe farvi arrossire all’istante e vi costerà caro rispondere: “Che figura! L’anno prossimo non mi dimenticherò”.
Quindi ve lo dico chiaramente, se non volete incorrere in tali inconvenienti, vi converrà mandare messaggi un po’ più specifici.



Dall’etere agli altri elementi

di Cecilia | 7 settembre 2008 | 9:40 | Tecnologia, Vita quotidiana | Permalink | Commenti (2)

Allora, visto che la domanda più ricorrente nelle mail/chat è: “Cecilia, ho perso/rotto il cellulare… potresti ridarmi il tuo numero di telefono?”, è arrivato il momento di catalogare le disavventure capitate a certi cellulari.

Ecco quindi la spassosa (non troppo per i proprietari) classifica della fine più impensabile che hanno fatto.

- Il cellulare n°1 cadde in un tombino pieno d’acqua.
- Il cellulare n°2 saltò in un barattolo di colla.
- Il cellulare n°3 si sciolse nel fuoco.
- A Gardaland il cellulare n°4 prese il volo.
- In montagna il cellulare n°5 scivolò in un dirupo.

Acqua, terra, fuoco, aria… manca qualche elemento?

Alcuni lettori conosceranno bene le situazioni elencate, ma che volete che vi dica… abbiate cura dei vostri telefonini, soprattutto se possedete dei Nokia. Pare, infatti, che questi ultimi durino quanto un ghiacciolo al sole (l’80% dei cellulari sopra citati sono Nokia).

Poi un’altra raccomandazione da informatica ve la vorrei pure dare. Un po’ di tempo fa vi avevo parlato di Plaxo… Ora, cosa aspettate a utilizzarlo e quindi a tenere sincronizzate le vostre rubriche?

A proposito di telefonini, il mio amato cellulare Motorola, dopo tre anni e mezzo di onorato servizio, sta cominciando ad accusare i primi segni di senilità; del resto dopo tutte le cadute che ha collezionato è pure comprensibile. Non è ancora arrivato a rifiutare le chiamate o a mandare sms a numeri a caso, ma ci manca poco. Per cui ho deciso di mandarlo in pensione.

Vi dico solo che lascerà il posto a un degno successore. Nel frattempo evitate di chiedermi qual è il modello da me prescelto. A tempo debito ve lo presenterò.