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Vita quotidiana



X

di Cecilia | 30 giugno 2009 | 19:52 | Vita quotidiana | Permalink | Commenti (0)

Da una conversazione telefonica con mia madre:

Lei: “Cosa devo usare per aprire un file .ixv?”
Io: “Potresti fare lo spelling?”
Lei: “i di Imola, ics di per, vi di Verona”.

Non mi stupirò se la prossima volta dirà: “ics di ascissa”… dal segno della moltiplicazione all’asse delle ascisse il passo è breve.



Frammenti di un discorso amorevole

di Cecilia | 14 febbraio 2009 | 10:02 | Libri, Vita quotidiana | Permalink | Commenti (1)

Come chiamare pubblicamente il proprio partner?
Vi riporto un pezzo tratto da L’italiano. Lezioni semiserie di Beppe Severgnini.

Molte coppie hanno un problema. Più d’uno, direte voi. D’accordo, ma il problema che c’interessa qui è soltanto linguistico: da non sottovalutare, tuttavia. Come chiamare l’altro/l’altra? Se i due sono sposati, è facile: marito, moglie (solo alcuni sadici dicono la mia signora; le donne, più furbe, evitano di dire il mio signore). Ma se un uomo e una donna stanno insieme fuori dal matrimonio? Che si fa? Durante l’adolescenza la questione si risolve facilmente: il mio ragazzo, la mia ragazza. Se però un anziano vedovo presentasse la compagna settantenne dicendo «Ecco la mia ragazza!» sembrerebbe galante (la prima volta), spiritoso (la seconda volta); ma poi fa la figura del macaco.
Chiamarla compagna, come abbiamo appena fatto? Non va. La compagna/il compagno è sempre di qualcun altro; se è nostra/nostro suona triste, burocratico e politicamente corretto. Partner? Orrendo. Coi partner si fanno gli affari, si gioca a tennis e a bridge: non si va a letto. Dico potenziale? Pacs-abile? Agghiaccianti. Concubina? Già meglio. Ma il termine – ironico – è inutilizzabile nelle presentazioni («Ingegner Bianchi, le presento la dottoressa Rossi e il suo concubino»). Geisha? Non è male: ma al maschile è orribile. Morosa? Il termine, usato fin dal XIII secolo, sta ovviamente per amorosa, ma non è comprensibile in tutte le regioni d’Italia, e rischia di creare equivoci (l’innamorata in Veneto potrebbe essere la debitrice nel Lazio). Fidanzata? C’è chi continua a usarlo vita natural durante, ma a ogni età il significato cambia: fidanzata del teenager = flirt; fidanzata del ventenne = ragazza; fidanzata del trentenne = promessa sposa (oppure avventura); fidanzata del quarantenne = potrei sposarti, ma non sono sicuro; fidanzata del cinquantenne = ci ho pensato, non ti sposo.
Ho lasciato per ultimo il termine più squallido: la mia lei. Quando un uomo si riferisce in questo modo a una donna, con la quale condivide bancomat e dentifricio, andrebbe picchiato con una scarpa (possibilmente, col tacco). Piuttosto che dire la mia lei dite quella lì. Una scarpa in testa la pigliate comunque, ma almeno salvate la dignità di entrambi.

A questo elenco aggiungo altri termini: tipo denota una relazione passeggera; ganzo, seppure di lontane origini, è stato rispolverato ora dai giovani; la mia dolce metà in genere è usato in tono ironico; il mio uomo e la mia donna hanno una componente enfatica…
… e ce ne saranno degli altri.

Dopotutto, usate quello che vi pare.



La borsa di Mary Poppins

di Cecilia | 31 gennaio 2009 | 16:38 | Vita quotidiana | Permalink | Commenti (0)

Mi domando con un lieve turbamento se sono la sola ad avere riluttanza a compiere una certa attività.
Se mantenere ordine sulla scrivania o in casa talvolta può risultare appagante, nelle proprie borse/zaini invece non si ha mai il coraggio di mettere le mani, soprattutto per non ammettere a se stessi di aver messo tutta quella roba là dentro.

Insomma, oggi ho svuotato la mia borsa e ho realizzato che il peso della stessa non era dovuto al MacBook ingrassato della nuova memoria e del nuovo disco, ma a una serie di oggetti, quali:

- elastico arancione per capelli che in questo periodo è intonato a quei due cachi rimasti sulla pianta
- cavetto USB che non ricordo bene se è del mio vecchio hard disk o di una fotocamera prestata
- tubetto simil-crema senza alcuna dicitura, per cui potrebbe contenere benissimo maionese
- penna a tre colori di cui il colore più deciso è un verdino sbiadito
- tester per batterie, mai utilizzato, che qualcuno da un po’ di mesi sta cercando
- chewing gum ormai diventate caramelle gommose senza zucchero
- cuffie per cellulare con girocollo pari alla circonferenza vita di una Barbie
- cartolina di una mostra a Milano conservata con cura dato che gli artisti ora espongono a New York
- foglietto con annotato un indirizzo ormai obsoleto perché la persona cambia casa con la frequenza con cui un italiano medio mangia la pizza
e infine…
- pillole di betacarotene che tra un po’ di mesi saranno diventate di deltacarotene, e allora sì che potrò espormi al sole con tranquillità



Buon vicinato

di Cecilia | 19 settembre 2008 | 13:26 | Vita quotidiana | Permalink | Commenti (5)

Sono un po’ di notti che il mio sonno viene interrotto alle 3 da un ticchettio di scarpe, proveniente dal piano superiore e che prosegue per una mezz’oretta.

Un rimedio ce l’avrei: se la situazione si dovesse ripetere, vado su dalla vicina e le chiedo se mi tiene una lezione di tip tap…



Dall’etere agli altri elementi

di Cecilia | 7 settembre 2008 | 9:40 | Tecnologia, Vita quotidiana | Permalink | Commenti (2)

Allora, visto che la domanda più ricorrente nelle mail/chat è: “Cecilia, ho perso/rotto il cellulare… potresti ridarmi il tuo numero di telefono?”, è arrivato il momento di catalogare le disavventure capitate a certi cellulari.

Ecco quindi la spassosa (non troppo per i proprietari) classifica della fine più impensabile che hanno fatto.

- Il cellulare n°1 cadde in un tombino pieno d’acqua.
- Il cellulare n°2 saltò in un barattolo di colla.
- Il cellulare n°3 si sciolse nel fuoco.
- A Gardaland il cellulare n°4 prese il volo.
- In montagna il cellulare n°5 scivolò in un dirupo.

Acqua, terra, fuoco, aria… manca qualche elemento?

Alcuni lettori conosceranno bene le situazioni elencate, ma che volete che vi dica… abbiate cura dei vostri telefonini, soprattutto se possedete dei Nokia. Pare, infatti, che questi ultimi durino quanto un ghiacciolo al sole (l’80% dei cellulari sopra citati sono Nokia).

Poi un’altra raccomandazione da informatica ve la vorrei pure dare. Un po’ di tempo fa vi avevo parlato di Plaxo… Ora, cosa aspettate a utilizzarlo e quindi a tenere sincronizzate le vostre rubriche?

A proposito di telefonini, il mio amato cellulare Motorola, dopo tre anni e mezzo di onorato servizio, sta cominciando ad accusare i primi segni di senilità; del resto dopo tutte le cadute che ha collezionato è pure comprensibile. Non è ancora arrivato a rifiutare le chiamate o a mandare sms a numeri a caso, ma ci manca poco. Per cui ho deciso di mandarlo in pensione.

Vi dico solo che lascerà il posto a un degno successore. Nel frattempo evitate di chiedermi qual è il modello da me prescelto. A tempo debito ve lo presenterò.



Lavoro ingrato

di Cecilia | 31 luglio 2008 | 18:41 | Vita quotidiana | Permalink | Commenti (3)

Affrontiamo l’annoso problema che affligge tutti coloro che effettuano la raccolta differenziata.

Tra le tante suddivisioni dei rifiuti, ce n’è una in particolare che non si vorrebbe mai svolgere.

Mi spiego: siamo tutti bravi a differenziare il vetro dalla plastica, la carta dall’umido; ma se c’è un lavoro che in casa nessuno vuole fare, peggio che pulire i WC e cambiare la sabbia nella cassetta del gatto, è quello della gestione dell’umido. Una semplice operazione che va sotto il verbo “svuotare”.

Le precauzioni da prendere le conosciamo tutti. Si sa che è meglio tenere aperto il contenitore il meno possibile, onde evitare l’inconveniente di fetori e calori eccessivi: a volte pare che frutta e verdura facciano la sauna!

Si tende sempre a rinviare tale operazione convinti che se c’è poca roba là dentro, la stessa diventa inutile. Ma, aspetta aspetta, il sacchetto biodegradabile svanisce nel nulla… causando grossi guai.

La scorsa settimana, di ritorno da un periodo fuori casa, all’apertura del contenitore ho trovato il sacchetto a mo’ di puzzle… tralasciando il fatto che non sono riuscita identificare quel limone spremuto che giaceva sul fondo.

Ora, non mi interessa sapere perché tale operazione sia tanto indesiderata né tantomeno quali processi chimici avvengono là dentro, voglio sapere perché quando vado a vuotare la pattumiera dell’umido incontro sempre la famiglia S. È ormai statisticamente provato che se desidero scambiare quattro chiacchiere con loro, basta che mi rechi al cassonetto.



Dedicato a tutti quegli uomini che…

di Cecilia | 8 giugno 2008 | 10:28 | Vita quotidiana | Permalink | Commenti (4)

… hanno paura di fare danni “colorati” con la lavatrice.

Sono quegli uomini che almeno una volta nella loro vita hanno messo capi di ogni colore nella lavatrice e si sono ritrovati con delle belle sorprese.

Mi sono stancata di dire che la biancheria intima colorata non lascia colore, quindi ora lo scrivo qui.
Certi indumenti intimi colorati sono di tessuti che, anche se lavati insieme a capi bianchi, non fanno disastri.

Mica si può aspettare che il cesto della biancheria sporca si riempia di giallo, arancione, azzurro, verde ecc. prima di fare un bucato…

Se per il bucato ci si affida a certi uomini, sono convinta che dei capi possono stare tranquillamente sul fondo della cesta della roba sporca anche per lungo tempo.

A proposito, che fine ha fatto il mio completino rosso? Non ho più sue notizie dallo scorso Capodanno :roll: