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Per due trattini iPhone perse la firma
di Cecilia | 4 febbraio 2010 | 19:42 | Web | Permalink | Commenti (0)Mi rendo conto che di fronte alle disquisizioni sul nuovo nato in casa Apple può sembrare poca cosa, ma sono un po’ di giorni che sto affrontando con un amico una sottile discussione di cui vorrei rendervi partecipi.
La faccenda è nata in seguito a una mail ricevuta che riportava in calce “Sent from my iPhone”.
Da buona conoscitrice degli standard della firma, ho fatto presente al mittente che la firma non rispettava la netiquette.
Nulla di male, per carità, ma siccome è una persona precisa, ho preferito informarla dell’ “infrazione” commessa.
Come previsto dalla netiquette, infatti, lo standard che delimita la firma dal resto della mail è una sequenza ben precisa: trattino, trattino, spazio, invio.
Per esempio:
--
Sent from my iPhone
Il delimitatore di firma non è qualcosa di estetico, ma è uno standard utilizzato da molti client di posta elettronica per riconoscere le firme.
Da qui è nata la controversia sul fatto che la firma originale nelle mail da iPhone non sia corretta.
Quindi mi chiedo: per quale motivo Apple non ha aggiunto quella manciata di caratteri prima della firma vera e propria?
Poi, vabbe’, ognuno è libero di modificare la firma come preferisce, anche mettendo dieci trattini, dodici asterischi o una nave da crociera.
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Capita anche questo
di Cecilia | 24 ottobre 2009 | 15:55 | Web | Permalink | Commenti (0)Capisci che la tua presenza in Rete non passa inosservata quando:
- Un noto editore ti invita a leggere in anteprima due capitoli di un libro e scrivere una recensione sullo stesso.
- Ti scrivono dall’Argentina chiedendo di aiutarli a ricostruire il loro albero genealogico partendo da nomi e date.
Manco fossi l’archivio anagrafico!
- Ti chiedono l’autorizzazione per pubblicare le tue foto di Saturnia, Bibbona, San Benedetto del Tronto e Torino su siti di promozione turistica.
- Ti chiedono di fare pubblicità al ciclismo femminile sul tuo blog.
Solo perché al Mondiale di ciclismo a Varese ti hanno visto con questa macchina fotografica.
- Ti invitano a partecipare a un reality game della durata di tre settimane.
- Ti invitano a una serata tra blogger in cui vengono sponsorizzati prodotti salutari.
Geotag (o dell’andare, del vedere… e del mangiare)
di IG e Cecilia | 26 giugno 2009 | 15:46 | Tecnologia, Web | Permalink | Commenti (3)Se l’argomento trattato nel post Mappe e dintorni vi ha appassionato così tanto che avete iniziato a viaggiare virtualmente con Google Latitude facendo credere agli amici che un giorno siete a Milano, il giorno successivo a New York, due giorni dopo a Bolzano… allora siete pronti per iniziare a geotaggare le vostre foto.
Possiamo capire che prima di arrivare a geotaggare le foto, uno è più interessato a eliminare occhi rossi, raddrizzare campanili o bilanciare il bianco della neve… ma se si vuole mantenere ordine tra i propri scatti, la geotaggatura è un passo importante.
Avere una macchina fotografica dotata di GPS è senz’altro la modalità più comoda per geotaggare le foto, dato che ci pensa la macchina stessa. Attualmente però non sono molte le fotocamere in commercio a offrire questa funzionalità, a differenza di molti cellulari di terza generazione, come l’iPhone, che hanno il GPS integrato.
Poniamo che siete in un locale carino e volete memorizzare la posizione geografica, come fate? Dal momento che “la migliore macchina fotografica è quella che hai con te”, un qualsiasi scatto con l’iPhone vi permetterà di taggare la location. Un metodo alternativo per prendere appunti geografici.
Altrimenti, alle foto si possono aggiungere le informazioni latitudinali e longitudinali a posteriori. Per esempio, con Picasa basta cliccare il bottone “Geotag” e posizionare le foto in Google Earth; automaticamente verranno associate le coordinate.
Con questo metodo occorre però molta memoria, per cui non stupitevi se l’amico con cui avete cenato qualche sera prima vi manda una mail, dall’oggetto “devo geotaggare”, con allegata la foto di una portata chiedendovi come si chiamava il ristorante… Vuole solo documentare a futura memoria dove e cosa aveva mangiato il giorno X.
Se, invece, avete già esperienza nel campo della geotaggatura, potete passare all’ottimo e intuitivo GeoSetter, l’unico freeware in grado di geotaggare oltre che i JPG anche i file RAW (NEF, CR2… DNG). E chissà com’è GeoCocker!
Se viaggiate molto e scattate molte foto, allora per geotaggare accuratamente vi conviene farvi aiutare da un GPS logger che, portato con sé, memorizza in ogni istante la vostra posizione. Per assegnare le coordinate alle foto, occorre un software che sincronizzi i due flussi (foto e log) tramite data e ora… e il gioco è fatto. Non è necessario che l’orario della macchina fotografica sia perfettamente allineato al secondo con l’orario del GPS logger (l’ora del GPS è sempre GMT+0), sarà l’ottimo freeware GPicSync a venirci in aiuto! È sufficiente lanciare l’applicazione, selezionare la cartella delle immagini da geotaggare, selezionare il log del GPS, e impostare l’ora segnata in questo istante dalla macchina fotografica e dal logger GPS. L’importante è naturalmente che non abbiate cambiato manualmente l’ora dopo aver scattato le fotografie… Vi siete dimenticati di impostare il fuso orario su GMT-5 durante la vostra ultima settimana a New York? Nessun problema: a GPicSync basta sapere lo scarto fra l’ora impostata sulla vostra macchina e il “tempo medio di Greenwich” (appunto il GMT+0).
Avere foto geotaggate è importante, e non solo per sé. Prendete il caso di VinCo: crea filmati divertenti a partire da foto e brevi video dei viaggi di parenti e amici. Dargli una chiavetta USB dicendo: “ecco, qui ci sono le foto del mio viaggio in Toscana-Umbria” potrebbe non bastare se le foto non hanno l’informazione geografica. Il poveretto si troverebbe in difficoltà a capire se il Palazzo della foto IMG_0898 si trova a Gubbio o a Pienza; se è più fortunato potrebbe risalire alla località grazie a cartelli o targhe. Se, invece, le foto sono geotaggate, farà sempre delle ricerche per individuare lo stile architettonico dell’edificio, ma almeno non scambierà Palazzo dei Consoli a Gubbio con Palazzo Piccolomini a Pienza.
Se avete installato sul vostro computer l’immancabile Google Earth, vi consigliamo di installare il freeware Panorado Flyer. Avete ricevuto da un amico una foto geotaggata? Tasto destro sul JPG -> Panorado Flyer -> Show location in Google Earth, ed ecco quel ristorantino di Marina di Ravenna dove l’amico vi consiglia di andare a mangiare (anche se la foto del piatto di cozze non è proprio il massimo…).
Analogamente, se condividiamo online – per esempio su Flickr o Panoramio – le nostre foto geotaggate, potremmo essere d’aiuto a qualcuno. Sicuramente c’è chi sta valutando dove andare in vacanza: sapere che a Marina di Bibbona la spiaggia è prevalentemente di sabbia, potrebbe rallegrare una famigliola che, dopo un’estate a Mattinata, non ne vuole più sapere di camminare sui sassi.
E se i geotag sono una derivazione dei tag, cosa potranno mai essere i geofeed? Ecco un esempio di cosa compare se cercate su Google Maps foto taggate dervio, corenno plinio, dorio che abbiano metadati geografici. C’è chi ha contribuito a promuovere turisticamente l’alto Lario
Mappe e dintorni
di IG e Cecilia | 14 maggio 2009 | 23:55 | Tecnologia, Web | Permalink | Commenti (3)Se siete perplessi dell’abbondanza di mappe presenti in Rete, soprattutto perché il vostro utilizzo è una sporadica ricerca di indirizzi o calcolo di percorsi… ecco svelato a cosa servono i più noti servizi di geolocalizzazione.
Google Earth
Ha certamente introdotto un “sistema moderno” per trovare i luoghi di vacanza…
Potete partire per una delle 349 spiagge più famose del mondo. Quando arrivate potete cercare nell’infinito database della Google Earth Community se la nave che vedete sotto di voi mentre fate snorkeling è affondata durante la Seconda Guerra Mondiale.
Avete paura di volare? Allora andate in ferie in treno e non guardate dove si sono schiantati 142 aerei.
Per essere sempre aggiornati sulle novità di Google Earth e sapere quando vengono sostituite le mappe potete andare sul blog ufficiale.
Google Maps e Microsoft Live Maps
Magari avete deciso di trascorrere qualche giorno in un campeggio sul lago di Garda, segnalato sul sito con tre belle piscine… con la vista da satellite potete facilmente verificare. Talvolta, però, ci si imbatte in forme molto eloquenti, come questa.
Ma se queste viste non vi soddisfano, potete passare alla vista aerea. Non vi sarà difficile così contare i pannelli solari sui tetti delle case oppure controllare che non ci siano stati tagli sospetti di boschi. E sorvolando oltralpe potrete anche scovare la location del timelapse che ha aperto T-Minus 2008, il Time-Art festival di New York.
E se questa estate non andate al mare potete controllare dov’è in questo istante il vostro amico che si trova in crociera (oppure se siete andati al mare potete scommettere con gli amici sulla stazza della petroliera che vedete all’orizzonte…).
Google Street View
Non so, volete una pizza napoletana e non vi ricordate il numero della pizzeria da asporto sotto casa? Potete zoomare sulla vetrina… e in casi eccezionali riuscire a leggere il menu. Altrimenti può tornare utile per leggere la tariffa oraria del parcheggio.
Gli appassionati di ciclismo, invece, lo possono utilizzare per ripercorrere virtualmente le strade del Tour de France 2008.
Se vedete un amico che ruota su se stesso con in mano il nuovo iPhone 3GS non preoccupatevi, sta solo cercando di orientarsi con la bussola digitale…
E se vedete un pazzo in triciclo con il casco bianco aggirarsi per la zona pedonale del centro storico della vostra città non allarmatevi: stanno aggiungendo le zone irraggiungibili dalle auto (forse in USA non hanno ancora inventato i centri storici?
)
Google Latitude
Premesso che serve principalmente per essere pronti alla domanda “A che latitudine sei?” da parte di un amico che ha una vita geotaggata, Google Latitude permette vari utilizzi: da quelli più seri, come nel caso di rischio rapimento, a quelli più frivoli.
Per esempio, un pomeriggio sei al parchetto vicino a casa. Apri Google Latitude dal cellulare e il GPS integrato segnala la tua posizione sulla mappa. Aggiorni allora il tuo stato con “skating” e inizi a pattinare. Poco dopo dai un’occhiata ai tuoi contatti di Google Latitude e scopri di essere in compagnia… più in là nel parchetto c’è un tuo amico che sta pescando.

Come all’aumentare di qualcosa c’è sempre qualcos’altro che diminuisce, così nelle mappe il numero crescente di viste (satellitari, aeree, stradali…) fa venire meno la privacy. Per cui se in una bella giornata primaverile una ragazza si mettesse in topless su una spiaggetta appartata del lago di Como, è molto probabile che per quel giorno Google abbia in programma l’alta risoluzione con vista bird’s-eye sulla zona.
E se tutto ciò non vi ha ancora… stimolato, allora vi propongo anche LoCago, che nonostante il nome è un servizio migliore di quanto promesso
Una panchina per…
di Cecilia | 11 febbraio 2009 | 19:53 | Libri, Web | Permalink | Commenti (2)A fine 2008 ho avuto l’occasione di partecipare alla sfida creativa Una panchina per… di Leggendo Leggendo, una raccolta di panchine svoltasi in due fasi: panchine inedite e panchine d’autore.

Dalla raccolta delle panchine inedite è stato creato un ebook che consiglio a tutti i lettori.
Primo, per capire meglio di cosa si tratta. Secondo, per scovare il mio contributo.
Aspettando l’ebook delle panchine d’autore, eccovi un racconto d’autore da me segnalato.
E se l’accostamento Ginevra-Calvino vi sembrerà cercato, sappiate che non lo è stato affatto.
Ricordati il latte
di Cecilia | 18 gennaio 2009 | 13:03 | Web | Permalink | Commenti (2)Avete agende multiple, scrivanie tappezzate di post-it e nonostante tutto vi dimenticate sempre di fare qualcosa? Avete tanti impegni e non sapete come gestirli? Allora Remember The Milk fa per voi.

Remember The Milk è un’applicazione web che permette di gestire i task, compiti da svolgere che non prevedono una data precisa (come gli appuntamenti del calendario), ma sono comunque elenchi di cose da ricordare… un po’ come la lista della spesa.
Se il nome e il logo vi sembrano poco affidabili per risolvere questo tipo di problema, vi elenco qualche buon motivo per passare a Remember The Milk.
Con Remember The Milk si possono annotare task e condividerli con altri contatti, geolocalizzarli ed etichettarli, associargli scadenze, priorità, tempo stimato ed eventuale ripetizione, completarli o posticiparli, oltre che inviarli e riceverli.
Ma Remember The Milk è tanto altro…
Installando sul proprio computer Google Gears, Remember The Milk diventa anche offline. Si possono così controllare gli impegni in una pagina del browser anche senza essere connessi a Internet.
Grazie a MilkSync, Remember The Milk sincronizza dispositivi con Windows Mobile, Blackberry, iPhone e iPodTouch.
Inoltre, si integra facilmente in alcuni servizi online: si possono gestire i task direttamente da Netvibes, GMail, iGoogle, Google Calendar, Twitter…
E se temete di dimenticare qualche incombenza, potete sempre attivare il servizio notifica disponibile via email, SMS o messaggistica istantanea (Skype, MSN, GTalk ecc.).
L’aspetto più interessante per me è la condivisione dei task, un bel modo per operare in gruppo, con tutti gli aspetti positivi e negativi. Per esempio, pensi di avere la giornata libera… e invece ti ritrovi un lavoro nella inbox.
Insomma, Remember The Milk aiuta a organizzarsi e a essere più produttivi, e poi…
… è facile da usare quanto bere un bicchiere di latte, anche se non ho ancora capito se il latte, che devo ricordare di prendere, è crudo o pastorizzato.
Visto che non si fa altro che parlare di Facebook, non si fa in tempo a conoscere una persona che parte la richiesta di amicizia… dico anch’io la mia su questo fenomeno.
Se siete Facebook dipendenti e cercate una cura, se siete tra quelli che ancora non si sono registrati perché difendete la vostra privacy, se vi siete registrati per fare un favore a un amico, se sono mesi che lo utilizzate e non avete ancora capito a cosa serve… magari qui trovate qualche buon motivo per iniziare/continuare/interrompere l’avventura.
Con il successo di Facebook si è ritornati a parlare dei sei gradi di separazione. Che, dicono, ormai sono scesi a tre…
I sei gradi di separazione sono quella teoria secondo cui ogni abitante della Terra sarebbe collegato a qualcun altro da massimo sei persone. Ora, guardando l’andamento di Facebook sono dell’idea che qualcosa fra un po’ succederà. Saremo tutti connessi? Mah, anche se guardando la quantità di contatti che hanno certe persone non c’è da stupirsi. Sono convinta che ci siano utenti che pur di raggiungere il record di amicizie aggiungono pure il ragazzo che si sedeva vicino sul pullman quando andavano a scuola vent’anni fa.
Facebook è un esercizio di memoria. Si vanno a ripescare compagni di scuola che non si vedevano da parecchi anni. Ci si sforza di ricordare i cognomi (è risaputo che è ben più difficile dei nomi) e una volta che uno per tutti (di solito il capoclasse) trova i compagni, il gioco è fatto; grazie a “gli amici che potresti conoscere” pian piano si formano le classi.
Come minimo vieni a sapere che il bambino grassoccio e logorroico che nessuno voleva come compagno di banco, adesso è un tipo talmente fico che a momenti vince il titolo di Mister Italia. Poi scopri che quei ragazzi che a scuola erano tanto docili e mansueti, oggi se ne escono con certe domande che nemmeno ti puoi aspettare.
Ma diciamola tutta. Anche se è passato tanto tempo, agli ex compagni di scuola interessano di più le fotografie delle vacanze al mare e lo stato sentimentale, di tutto il resto. Uno può avere due lauree, un master, esperienze lavorative all’estero, e ora ricoprire un’ottima posizione in una multinazionale, ma a loro non frega assolutamente nulla di tutto questo.
Vi avverto: la bacheca, o se preferite wall, è pericolosa.
A parte il fatto che la gente vi scrive senza pensare troppo che quelle righe nella migliore delle ipotesi saranno lette da centinaia di persone, ma poi alcuni si lasciano andare in certe confidenze… roba che se volevi mantenere riservata una notizia, nel giro di poche ore la stessa ha fatto il giro del mondo.
Ma veniamo alla questione fotografie. Facebook permette di caricare delle foto e di taggare le persone rappresentate. Funzionalità attraente, ma che può non risultare gradita. Anche perché non è proprio carino che una mattina nella propria inbox ci sia un messaggio del genere: “Sei stato taggato da Tizio nella foto X”… e ritrovarsi, in una foto visibile da un numero esagerato di persone, ritratti al vernissage della sera prima, in bella compagnia, con l’evidente espressione del cucco. Pare che qualcuno, talmente imbarazzato, si sia tolto da Facebook e adesso stia alla larga dai social network.
Comunque, dopo aver visto il flusso di attività di alcuni contatti (la giornata tipo: aggiunge due amici trovati con “trova amici per email”, gioca con il suo pet in Pet Society, commenta la foto dell’amico che non vede da un giorno, fa il test “quanto me la tiro”, regala un famoso pupazzo degli anni ’80 a un’amica, scrive un messaggio inutile sulla bacheca del cugino del fidanzato, offre un Pampero a un amico che dieci anni fa lo ha fatto ubriacare (col Pampero), si unisce al gruppo “ma alla fine si è saputo più niente dei due leocorni?”, diventa fan di Nutella, accetta l’invito a un festino, e per finire alle 3:42 aggiorna il suo stato con “è da due ore che continuo a ripetermi di andare a dormire e non riesco a chiudere Facebook!”), una domanda mi sorge spontanea: ma queste persone lavorano per Facebook?
Ogni riferimento a persone e cose è puramente casuale.
In tutto questo, una cosa l’ho capita: Facebook premia chi perde più tempo.
Conosco dei buoni pretendenti al gradino più alto del podio.