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	<title>Cecilia Brianza - Blog</title>
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		<title>Latticello, questo sconosciuto</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 17:57:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[latticello]]></category>
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		<description><![CDATA[Se due miei amici tedeschi in vacanza per qualche giorno in Italia non avessero sfogliato una rivista di prodotti naturali, molto probabilmente ora non saprei che in Germania è vietata la vendita della stevia. Dai dolcificanti la conversazione si è spostata poi su una bevanda che a loro piace tanto, il buttermilk. Cercando in Google [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se due miei amici tedeschi in vacanza per qualche giorno in Italia non avessero sfogliato una rivista di prodotti naturali, molto probabilmente ora non saprei che in Germania è vietata la vendita della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stevia_rebaudiana" class="link">stevia</a>.</p>
<p>Dai dolcificanti la conversazione si è spostata poi su una bevanda che a loro piace tanto, il <em>buttermilk</em>.<br />
Cercando in Google Translate ho scoperto che esiste il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Latticello" class="link">latticello</a>, termine per me sconosciuto fino a qualche giorno fa.</p>
<p>Così come <a href="http://www.ceciliabrianza.it/blog/2011/07/04/pastinaca-e-gombo/">la pastinaca e il gombo</a>, il latticello non è molto diffuso in Italia, ma all&#8217;estero è apprezzato e utilizzato spesso in cucina, anche nella preparazione dei dolci.</p>
<p>Insomma, ho capito che in Germania non c&#8217;è la stevia, ma si beve il latticello, ma soprattutto, per rimanere in tema, che&#8230; <em>&#8220;Bier auf Wein, das lass sein. Wein auf Bier, das rat&#8217; ich dir&#8221;</em>.</p>
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		<title>The Godfather: Part II &#8211; Remake final scene</title>
		<link>http://www.ceciliabrianza.it/blog/2012/03/25/the-godfather-part-2-remake-end-scene/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 06:15:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[cortometraggi]]></category>
		<category><![CDATA[remake]]></category>

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		<description><![CDATA[Perché siate al corrente di ciò che comporta il remake di una brevissima scena di un film pluripremiato, vi racconterò le &#8220;avventure&#8221; che hanno coinvolto me (regista), Gianni (attore), Marco (location manager), Francesca (preparatrice psicologica) e Rossella (truccatrice) il 2 e il 3 marzo scorsi. Si tratta della scena finale del film The Godfather: Part [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perché siate al corrente di ciò che comporta il remake di una brevissima scena di un film pluripremiato, vi racconterò le &#8220;avventure&#8221; che hanno coinvolto me (regista), Gianni (attore), Marco (location manager), Francesca (preparatrice psicologica) e Rossella (truccatrice) il 2 e il 3 marzo scorsi.</p>
<p>Si tratta della scena finale del film <em>The Godfather: Part II</em> (<em>Il Padrino: Parte II</em>), diretto da Francis Ford Coppola nel 1974.</p>
<p><img src="http://farm8.staticflickr.com/7208/6993775279_74feda3ac8_m.jpg" width="240" height="135" alt="The Godfather: Part II - Ending scene" class="foto" /> <img src="http://farm8.staticflickr.com/7207/6847668850_bbe19c5e2b_m.jpg" width="240" height="135" alt="The Godfather: Part II - Ending scene" class="foto" /></p>
<p>L&#8217;idea è partita da Gianni, il quale, prima dell&#8217;interpretazione e di entrare nell&#8217;atmosfera del film, si è sottoposto a un percorso di <a href="http://www.ceciliabrianza.it/blog/preparazione-psicologica/" target="_blank">preparazione psicologica</a> da parte di Francesca.</p>
<p><img src="http://farm8.staticflickr.com/7121/7010825933_870512abd6.jpg" width="500" height="281" alt="The Godfather: Part II - Remake ending scene" class="foto" /></p>
<p>Dopo aver analizzato attentamente la scena del film, sono stati scelti la location (un parchetto a Sesto San Giovanni), l&#8217;attrezzatura (una Canon EOS 550D su treppiedi su uno <em>skater dolly</em> che scorre sul piano di due tavoli affiancati), il look del protagonista e si è deciso di girare la scena con la luce del tramonto.</p>
<p>La prima giornata di riprese non è andata come speravamo, bisogna ammettere però che eravamo poco preparati. C&#8217;era sempre qualcosa che andava storto: la luce, l&#8217;inquadratura, il fuoco, lo <em>skater dolly</em> che si incastrava, l&#8217;attore che sbagliava&#8230; e nel frattempo il sole calava.</p>
<p>La luce del tramonto è brevissima e se non è tutto perfetto diventa molto difficile rispettare i tempi di produzione, come è successo nel nostro caso.</p>
<p>Il problema più grande ha però riguardato la messa a fuoco. Avevo già girato un video con una HDSLR, ma durante le riprese stavo quasi sempre ferma, quindi non avevo avuto problemi di fuoco. Nella scena del cortometraggio, invece, la camera si spostava verso l&#8217;attore e il fuoco veniva perso strada facendo. Ci sarebbe servito il <em>follow focus</em>, che comunque non sarebbe stato semplice da usare&#8230; non per nulla nel cinema c&#8217;è il <em>focus puller</em>, ovvero uno che di professione gira una manopola. Inoltre, il limite della messa a fuoco se si gira in FullHD sta nel piccolo display: non ci si può rendere conto di piccole sfocature che poi saranno evidenti su grandi display. Insomma, è evidente che si vuole girare con una HDSLR serve molta calma, monitor esterno e <em>follow focus</em>.</p>
<p>Al termine dello <em>shooting</em>, qualcuno della troupe ha proposto di tenere tutto il girato come backstage e non fare più il cortometraggio&#8230; un po&#8217; come quei film dove c&#8217;è il trailer, ma poi non viene realizzato il film. Ma la proposta è stata ben presto accantonata da un&#8217;altra ben più bizzarra: visto che l&#8217;attore, Gianni, ha una certa somiglianza con Al Pacino perché non far credere che quelle riprese fossero il backstage del film originale?!</p>
<p>Prima di rimandare le riprese al giorno successivo, si è cercato di ovviare agli inconvenienti del primo giorno. Si è quindi deciso di utilizzare la <em>steadycam</em> al posto dello <em>skater dolly</em> e come videocamera una Samsung HMX-S10.<br />
E se l&#8217;indomani le riprese con questa videocamera non fossero andate bene, saremmo stati pronti a girare il cortometraggio con un iPhone 4S. Che poi non ci sarebbe stato nulla di strano&#8230; sono sempre di più, infatti, i registi famosi che decidono di girare alcune scene dei film con un iPhone.</p>
<p>Il mattino successivo siamo tornati sul set a provare con la nuova attrezzatura e al tramonto sono bastati una dozzina di ciak per chiudere le riprese.<br />
Resterà memorabile l’esclamazione di Gianni, dopo due giorni di riprese seduto su una sedia&#8230;</p>
<p><img src="http://farm8.staticflickr.com/7248/7000472313_54c6f9073f_n.jpg" width="239" height="320" alt="The Godfather: Part II - Remake ending scene" class="foto" /></p>
<p>Quindi la troupe si è riunita per la fase di post produzione. Sono state viste e analizzate tutte le scene e, dopo aver scelto quella migliore, si è passati al montaggio. Ed ecco il risultato finale:</p>
<p><iframe width="620" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/xM5FbKvee-4?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>La preparazione e l&#8217;esperienza sul campo è servita moltissimo a tutti&#8230; non si può certo girare una scena (seppure di breve durata) senza la dovuta preparazione, sia tecnica sia interpretativa. Infatti, i miglioramenti (movimenti della camera, luce, interpretazione e look dell&#8217;attore) tra il primo e il secondo giorno di riprese sono stati notevoli.</p>
<p>La professionalità da parte di tutti non è mancata ed è stato piacevole condividere interessi e passioni.</p>
<p>E ora non perdetevi la <a href="http://www.flickr.com/photos/ceciliabrianza/sets/72157629291855942/" class="link" target="_blank">galleria fotografica</a>&#8230;</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/ceciliabrianza/sets/72157629291855942/" class="link" target="_blank"><img src="http://farm8.staticflickr.com/7208/6864958914_44643dec5b_z.jpg" width="640" height="480" alt="Galleria fotografica" class="foto" /></a></p>
<p>&#8230; e il video del backstage.</p>
<p><iframe width="620" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/esCV8aW91Pc?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Domanda finale ai buoni osservatori: cosa manca nelle riprese del backstage che invece è presente nella scena del remake? <img src='http://www.ceciliabrianza.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Lievito madre</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 16:32:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[lievito madre]]></category>
		<category><![CDATA[lievito naturale]]></category>
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		<description><![CDATA[Premetto e rassicuro i miei lettori che il post che vado a scrivere è il primo, e probabilmente l&#8217;ultimo, in questo blog che tratta di cucina, visto che ormai nel mare magnum del Web abbondano blog e video di ricette. Tutto è iniziato un giorno di fine ottobre a pranzo, quando un amico, Raffaele, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Premetto e rassicuro i miei lettori che il post che vado a scrivere è il primo, e probabilmente l&#8217;ultimo, in questo blog che tratta di cucina, visto che ormai nel <em>mare magnum</em> del Web abbondano blog e video di ricette.</p>
<p>Tutto è iniziato un giorno di fine ottobre a pranzo, quando un amico, Raffaele, che ha seguito un corso da un panettiere, mi ha parlato del lievito madre, o <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lievito_naturale" class="link">lievito naturale</a>. E dopo aver mangiato una focaccia squisita preparata con questo lievito, ho preso l&#8217;ardua decisione di creare il lievito madre per fare pizze, focacce e pane.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/ceciliabrianza/6824568367/" title="Focaccia by Cecilia Brianza, on Flickr"><img src="http://farm8.staticflickr.com/7153/6824568367_ac8cfa9116.jpg" width="500" height="374" alt="Focaccia" class="foto" /></a></p>
<p>Ci tengo a precisare che sono un&#8217;amante di pizze e focacce e che una delle primissime cose che ho imparato a cucinare, grazie a mia madre e a mio fratello, è stata proprio la pizza&#8230; ma con il lievito di birra.</p>
<p>Da un paio di mesi sono iniziate le mie sperimentazioni sulla pizza con il lievito madre: poiché il percorso per arrivare a una buona pizza è stato abbastanza tortuoso (vi confesso che la mia prima pizza con questo lievito ha avuto lo stesso spessore della carta velina e che la seconda pizza ha avuto un retrogusto per lo più acido) e poiché sul Web ci sono tante ricette con questo lievito quanti sono gli articoli che ne parlano, ho deciso di raccogliere qui tutti i procedimenti che occorrono per arrivare all&#8217;ottima pizza che da qualche settimana sto mangiando.</p>
<p>Innanzitutto, per chi volesse avventurarsi nella preparazione del lievito madre, suggerirei di armarsi di tanta pazienza, dato che i primi frutti si vedranno almeno dopo un mese dal primo impasto.</p>
<p>Ma veniamo alla preparazione del lievito madre&#8230;<br />
Uno dei metodi (quello che ho usato io) consiste nel fare un impasto con 200 g di farina, 90 g di acqua tiepida e un cucchiaio di miele. Quindi il tutto va messo in un contenitore con coperchio e tenuto a temperatura ambiente per due giorni. Trascorso questo tempo, si procede con il primo rinfresco: si prendono 100 g dall&#8217;impasto iniziale creato due giorni prima (il rimanente si può buttare), 100 g di farina, 45 g di acqua e si crea un altro impasto; dopo di che si mette ancora in un contenitore e si mantiene a temperatura ambiente per altri due giorni. Poi si ripete un altro rinfresco come descritto sopra (100 g di impasto, 100 g di farina, 45 g di acqua). Concluso il secondo rinfresco, l&#8217;impasto va tenuto per cinque giorni a temeratura ambiente. Si procede poi con il terzo rinfresco, esattamente come spiegato sopra, e si conserva in frigorifero per cinque giorni. Quindi si fa il quarto rinfresco e si mette in frigorifero per altri cinque giorni. Dopo almeno tre settimane dal primo impasto, il lievito inizia ad attivarsi ed è pronto per essere usato.</p>
<p>Come si fa a essere certi che il lievito è veramente attivo? Dopo aver fatto il rinfresco, si tiene il lievito a temperatura ambiente per qualche ora (le prime volte ci vorranno anche quattro ore, poi ne potrebbero bastare anche due) e se in questo tempo il lievito raddoppia di volume, allora si può utilizzare.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/ceciliabrianza/6824577307/" title="Pizzette by Cecilia Brianza, on Flickr"><img src="http://farm8.staticflickr.com/7018/6824577307_99ef12534b_m.jpg" width="240" height="179" alt="Pizzette" class="foto" /></a>  <a href="http://www.flickr.com/photos/ceciliabrianza/6824585309/" title="Focaccine con olive by Cecilia Brianza, on Flickr"><img src="http://farm8.staticflickr.com/7163/6824585309_29ef83757c_m.jpg" width="240" height="179" alt="Focaccine con olive" class="foto" /></a></p>
<p>Passiamo ora alla preparazione della pizza&#8230;<br />
La prima cosa da fare è il rinfresco del lievito madre: si estrae il lievito dal frigorifero e si lascia per un&#8217;oretta a temperatura ambiente, quindi si prende tanta farina quanto è il peso del lievito e acqua tiepida pari circa alla metà del peso del lievito. Creato questo impasto si lascia a temperatura ambiente per tre/quattro ore finché non avrà raddoppiato il suo volume. Poi se ne prende una parte (quella che serve per la pasta della pizza) e la restante si pone in frigorifero fino al prossimo utilizzo.</p>
<p>È proprio necessario mettere il lievito madre in frigorifero? Sì, se non abbiamo intenzione di usarlo tutti i giorni. Infatti, se si prepara il pane o la pizza tutti i giorni, può stare a temperatura ambiente. Mentre in frigorifero il lievito può essere conservato anche per una settimana. Chiaramente, per mantenere vivo il lievito, bisogna comunque rinfrescarlo almeno una volta alla settimana, anche se non si utilizza per fare il pane o la pizza.</p>
<p>Per fare l&#8217;impasto della pizza basta ricordare che il lievito madre deve essere un terzo del peso della farina. Per cui, se per esempio vogliamo fare la pizza per quattro persone, serviranno 200 g di lievito madre, 600 g di farina 0, 360 g circa di acqua tiepida e 2 cucchiaini di sale. All&#8217;impasto della pizza si possono aggiungere anche un paio di cucchiai di olio, ma non sono indispensabili. Inoltre, se il lievito madre con cui facciamo l&#8217;impasto della pizza è &#8220;giovane&#8221;, qualche grammo di lievito di birra aiuterà la lievitazione, che dovrà essere di almeno tre ore.</p>
<p>Altri miei suggerimenti? Nell&#8217;impasto della pizza si possono mischiare farine diverse, per esempio 50% di farina 0 e 50% di farina di grano duro, ma queste modifiche si possono sperimentare di volta in volta. Un utile consiglio è quello di lasciare lievitare l&#8217;impasto per un&#8217;ora, poi &#8220;sgonfiarlo&#8221; e farlo continuare a lievitare altre due ore, quindi stendere la pasta nelle teglie e lasciarla lievitare per un&#8217;altra ora prima di metterla in forno.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/ceciliabrianza/6824595513/" title="Pizza margherita by Cecilia Brianza, on Flickr"><img src="http://farm8.staticflickr.com/7170/6824595513_bf8c1ba36a.jpg" width="500" height="374" alt="Pizza margherita" class="foto" /></a></p>
<p>Spero di non avervi tediato con tutti questi passaggi, ma di avervi fatto venire voglia di mangiare, e magari di fare, la pizza con il lievito madre.</p>
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