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L’amico segreto… o quasi

di Cecilia | 28 dicembre 2010 | 19:59 | Vita quotidiana | Permalink | Commenti (0)

Chi ha trascorso qualche Natale in Brasile o ha amici brasiliani avrà sentito parlare dell’ “amico segreto”, un gioco molto diffuso in Brasile (ma anche in altri paesi sudamericani) il giorno di Natale.

Infatti, oltre ai soliti regali tra familiari e amici, i Brasiliani sono soliti fare un regalo all’amico segreto (così si chiama a São Paulo, “amico occulto” a Rio de Janeiro, “amico invisibile” a Santa Catarina), una persona estratta a sorte tra le quali si trascorre il giorno di Natale e che dovrà tenere segreta fino allo scambio dei regali.

Regali

Ma esiste anche una variante di questo gioco un po’ meno conosciuta, ma più divertente. Ed è proprio questa che a Natale abbiamo sperimentato in famiglia.

Quando si riuniscono più famiglie può capitare di ricevere regali a sorpresa da persone da cui non ci si aspetta, oppure sentirsi in dovere di trovare un pensierino per tutti, ma non è sempre facile se non si conosce bene una persona… Ecco allora che si può giocare a una sorta di amico segreto.

Ogni partecipante porta un regalo senza rivelarne a nessuno il contenuto. Si creano dei bigliettini su ognuno dei quali si scrive un numero (da 1 al numero dei partecipanti) e si mettono chiusi in cestino. Successivamente, ciascuno pesca un bigliettino e comunica agli altri giocatori il numero. ll giocatore con il numero più basso inizia a scegliere uno tra i regali e aspetta a scartarlo; il giocatore con il numero seguente (e così via fino al numero più alto) sceglie tra i regali rimasti e aspetta a scartarlo. Quando tutti i giocatori hanno scelto il proprio regalo, si rimettono i bigliettini (chiusi) nel cestino e si procede a un’ulteriore pesca.
Quindi ogni partecipante comunica il numero pescato e il giocatore che ha il numero più basso può decidere se scartare il regalo che aveva scelto durante la prima fase del gioco oppure se scambiare il regalo con un altro giocatore, dopodiché lo deve scartare. Si procede con il giocatore con il numero successivo, il quale può decidere se scartare il regalo scelto prima oppure se scambiare il regalo con un altro giocatore (può farlo sia con un regalo già scartato, sia con un regalo ancora incartato). Il gioco continua finché l’ultimo giocatore decide di aprire il proprio regalo (che è ancora incartato) oppure se scambiarlo con quello di un altro giocatore.

È evidente che da una fase all’altra del gioco tutto può cambiare: se nella prima fase il più fortunato è colui che pesca il numero più basso e quindi ha la possibilità di scegliere tra tutti i regali incartati, nella seconda fase il giocatore più fortunato è quello con il numero più alto poiché può scegliere tra n-1 regali già noti oppure se rischiare ad aprire il suo regalo incartato.

È proprio questa dose di indecisione che rende il gioco stimolante: scambio il regalo con uno già scartato perché mi piace o rischio e lo scambio con un altro regalo ancora incartato? oppure apro il mio?

Che poi, la bravura dei giocatori sta anche nel camuffare bene i regali.
Per esempio, chi avrebbe mai sospettato che dentro a una confezione tipica di pasticceria ci sarebbe stato un ombrellino pieghevole?

A ogni modo, è stata scambiata una candela (incartata) con una cornice di legno (incartata) ed è stata scambiata una tazzina da caffè Revol (incartata) con una scatola di cioccolatini a forma di bottigliette (già scartata).

Chi ha preferito, al contrario, tenere il regalo scelto ha trovato: una lampada a forma di maialino, un sapone, un ombrellino, un libro, dei bicchierini ecc.

In questo gioco, dato che partecipano tante persone di età diverse, sarebbe meglio fare regali generici, eppure tra i regali c’è stato il librino di Arthur Schopenhauer L’arte di ottenere ragione che è capitato proprio a chi vuole sempre avere ragione. Inutile dire che chi ha portato quel regalo aveva pensato proprio a quella persona.
E pensate al sospiro di sollievo di chi ha regalato la tazzina da caffè quando ha visto che il giocatore l’ha scambiata, dato che ne aveva già ricevuta una in regalo due anni fa.

Poi vabbe’… se il gioco termina con un regalo che non serve o non piace, almeno ci si è divertiti :-)



Ritratto familiare

di Cecilia | 1 novembre 2010 | 19:44 | Pensieri | Permalink | Commenti (0)

Sono convinta che in ogni famiglia italiana ci sia almeno una di queste singolari personalità:

- La zia che cambia casa con la frequenza con cui una mamma cambia il pannolino al figlioletto di due mesi.

- Il cugino che non hai mai visto, anzi che non si è mai fatto vedere, e che su Facebook (lì si fa vedere) dichiara due terzi della sua età, la professione più in voga al momento e ha la foto del profilo che rivela il suo inequivocabile orientamento sessuale.

- La sorella che ogni due anni cambia lavoro, non tanto per cambiare aria, ma perché falliscono le aziende per cui lavora; per questo motivo sorge il sospetto che sia lei a portare sfortuna.

- Il padre che viaggia così spesso per lavoro che a volte si dimentica di avvisare i familiari dei suoi spostamenti, per cui potrà capitare di non vederlo tornare per l’ora di cena e telefonargli chiedendo: “Verso che ora torni?”; lui risponderà tranquillo: “Veramente sono a Londra, non te l’avevo detto?!”.

- La compagna di un cugino di secondo grado che è sempre pronta a commettere gaffe, perciò sarà naturale ricevere a Natale un top nero di pizzo destinato alla sua cara amica di musica.

- Il fratello che è sempre in ritardo, per cui sanno tutti che se si vuole invitarlo a cena bisogna dirgli un orario compreso tra mezzogiorno e l’una e mezza del pomeriggio… certi che arriverebbe per le sette di sera con scuse del tipo “ho sbagliato strada tre volte per colpa del navigatore satellitare”.

- La madre che pensa sempre a mangiare e a far mangiare; appena sveglia chiederà al marito e ai figli: “Cosa vuoi mangiare oggi?”… e quando le telefonerà una sua amica proponendole la meta di una gita culturale risponderà: “Sì, va bene, possiamo andare a mangiare la porchetta, lì la fanno buona”.

- Lo zio instabile che ogni anno si pone i soliti quesiti esistenziali: “Vendo o non vendo il camper?”, “Vado a vivere a Torino, nella casa di campagna marchigiana, o resto a Bologna?”, “Riprendo la relazione con la mia ultima fidanzata o cerco nuove avventure?”.

- La cugina single che, da quando ha scoperto che una sua collega conobbe suo marito al supermercato, frequenta con una certa assiduità l’ipermercato vicino a casa.

- Il lontano parente che parte per una trasferta di lavoro, distante 300 km da casa, e una volta giunto quasi a destinazione ti telefona disperato dicendoti: “Sono qui in mezzo alle montagne, senza benzina nella macchina, senza soldi e documenti perché ho dimenticato a casa il portafoglio, potresti chiedere al tuo amico che abita a 60 km da qui se può venire a portarmi qualcosa?”.



Caffè per due

di Cecilia | 15 ottobre 2010 | 20:49 | Vita quotidiana | Permalink | Commenti (0)

Ebbene sì, lo ammetto, ho ceduto alla tentazione di scrivere un’altra scena teatrale.
Sono passati ormai dieci anni dal noto Tè per tre, ma non sono andata molto lontano… ecco servito il Caffè per due :-)

Personaggi:
Rachele, la mamma
Angela, la figlia

Domenica di metà agosto.
Stanza con cucina e salotto non divisi.
Rachele e Angela hanno appena finito di pranzare.

Rachele
Preparo io il caffè!

Angela
Va bene, intanto io metto in tavola lo zucchero.

Mentre Rachele prepara il caffè, Angela porta in tavola i cucchiaini, lo zucchero e lo shaker.

Rachele (portando in tavola le due tazzine col caffè)
Ecco, è pronto!

Angela (prendendo con una mano lo shaker)
Mamma, io lo prendo ghiacciato.

Rachele
Io lo preferisco caldo.

Angela
Oh no, ho dimenticato il ghiaccio in cucina!

Rachele
Vado a prenderlo.

Rachele torna con in mano il contenitore del ghiaccio.

Angela
Grazie, mi bastano due cubetti. Questi li puoi riportare in freezer.

Rachele
Uffa, così il mio caffè si raffredda!

Angela agita energicamente lo shaker.

Angela
Ma come si apre questo shaker?! Mamma, potresti provare anche tu?

Rachele
Prima fammi bere il mio caffè, a me piace caldo!

Angela
A me invece piace ghiacciato, e se aspetto che tu finisca di berlo… il mio caffè diventa caldo.

Rachele
Ok, ci provo.

Dopo diversi tentativi, lo shaker si apre.

Angela
Finalmente!

Rachele e Angela si guardano soddisfatte e dopo aver bevuto un sorso di caffè, esclamano insieme:

Non è così male il caffè tiepido!

FINE



Così per caso…

di Cecilia | 30 settembre 2010 | 20:30 | In giro | Permalink | Commenti (1)

… uno scatto a sorpresa.



Cronaca di una principiante al computer

di Cecilia | 16 agosto 2010 | 16:16 | Tecnologia | Permalink | Commenti (0)

Copio e incollo il pezzo di Birillo, alle prime armi con il PC.

Sto imparando,il mio problema è il mouse: adesso provo a fare i caratteri diversi, adesso provo la grandezza.
E’ difficile far andare nel posto giusto questa sbarretta nera.
Per puro caso e’ arrivata qui . Devo chiarire.
Faccio un’altra prova:schiaccio la ‘pagina’ rossa su in cima Dice: allinea a sinistra: lo avevo già fatto. Ho schiacciato il primo simbolino sopra la misura della pagina, è uscito ‘salva’ sarà giusto?
Ora chiudo.
Ho riaperto il file senza difficoltà dopo gli insegnamenti di Matteo. Adesso so anche spostare la sbarretta, grande successo!!
Provo a salvare quello che ho scritto…..ho schiacciato il terzo simbolino della II° riga, quello sotto la parola ‘modifica’ e penso di esserci riuscita.
Il modo di scrivere è uguale a quello del vecchio computer. Quindi devo solo fare un po’ di allenamento e, naturalmente, imparare come destreggiarmi tra tutti i simboli. Per esempio ho notato che a volte compare per un secondo una sottolineatura azzurra sotto una lettera, perché? Poco fa è apparsa sotto la ‘p’ di perché: sarà perché ho spostato indietro la sbarretta per correggere una parola scritta sbagliata? Comunque non è importante,credo, e quindi anche tutto questo discorso mi è servito per allenarmi a scrivere e basta. Domanda: qui sotto sono apparse due scritte, anzi tre: una è ‘sto imparando’ e va bene, le altre sono ‘Windows live’ e ‘AVG Antivirus a…’ Cosa significano? Forse la prima ‘Wind….’ Vuol dire che sto usando il simbolo che c’era all’inizio?
E ‘AVG….’ Che c’è un virus o che non c’è?
Senza volerlo ho imparato un’altra cosa, questa: per andare a salutare l’Adriano che se ne andava
Dopo aver pulito i canali del box in fondo, ho lasciato il computer aperto e acceso, fermo alla fine della frase che stavo scrivendo. A ritorno l’ho trovato con lo schermo nero e ho pensato di aver fatto una cavolata e di aver perso quello che avevo scritto. E invece no: come ho toccato il mouse si è illuminato e ho ritrovato la mia pagina tale e quale. Per ora smetto di scrivere e vado su Internet a vedere se stanno già arrivando i risultati delle elezioni , anche se per la verità è un po’ presto visto che sono solamente le 4 meno ¼ .Meraviglia! il quarto si è impicciolito di suo. Registro tutto e… speriamo bene.
E’ andata. Sono tornata qui dopo il’salva’ e c’è tutto, compreso un errorino che ho corretto.Non ricordo più a cosa serve il tasto di destra del mouse. Rinuncio a provare e cerco di creare un nuovo file per scrivere la lettera a Bompiani. Ma prima salvo.
Ho stampato la lettera a Bompiani, mi pare OK ma non sono riuscita a restringere lo spazio tra due blocchi di scritture, es. tra il codice e i telefoni che avevo scritto troppo distanti. Ho rimediato cancellando e riscrivendo i telefoni ma evidentemente non è così che si fa.
Poi sono tornata alla voce file e ho trovato due volte il titolo Lettera a Bompiani, perché?

Ah, per la cronaca, Birillo sta prendendo lezioni dall’autrice di questo blog.



Punti… di vista

di Cecilia | 20 luglio 2010 | 19:55 | Pensieri | Permalink | Commenti (0)

Cercasi delucidazioni sulla punteggiatura…

Cos’è successo al punto? l’hanno mandato in esilio? ha commesso qualche grave infrazione e non me ne sono accorta?
A giudicare dalle mail e dagli sms che ricevo sembra una cosa seria. C’è qualcuno che ha seguito la vicenda e mi aggiorna?

In compenso sta dilagando l’escamativismo, tendenza secondo la quale tutto viene esclamato.
Lo sa bene anche Gianrico Carofiglio:

Vorrei solo sapere se è una nuova moda o se c’è stato un blocco generale sulle tastiere, per cui ora si può solo esclamare!



Due americane in Italia

di Cecilia | 8 giugno 2010 | 14:30 | In giro | Permalink | Commenti (0)

Dopo aver ascoltato, parlato e pensato per dieci giorni in american-english… rieccomi a scrivere in italiano del recente soggiorno in Italia di due amiche americane, Holly e Jessica.

Non andrò a fare un resoconto dei luoghi visitati (Milano, Lago di Como, Engadina, Varese, Firenze, Venezia, Verona), ma mi soffermerò su alcune differenze che questo scambio culturale ha fatto emergere.

Le due ragazze del Tennessee, studentesse di Farmacia, sbarcate il primo giorno nel capoluogo lombardo, si sono fatte subito l’idea che a Milano si paga tutto, anche per fare fotografie, e che sia meglio andare in giro con le mani occupate.
Appena giunte in piazza Duomo, l’aria da turista delle ragazze è stata premiata: in pochi minuti Holly si è ritrovata con un braccialetto al polso e con le mani piene di granoturco…

Piccioni Piccioni

… e di piccioni.
Divertite dalla situazione, si sono congedate con una serie di “Thank you”, “Bye Bye”… Non è stato facile spiegare loro che anche quei tizi avrebbero ringraziato e salutato, ma solo dopo aver ricevuto qualche euro.
Uno scatto fotografico a una statua vivente è stato, invece, ricambiato con un gesto eloquente che stava per “Grazie della foto, ma ora dove vai? per favore vieni qui a mettere qualcosa nella scatoletta”.

Statua vivente

L’approccio con il caffè italiano è stato abbastanza amaro: per bere un caffè espresso hanno impiegato più o meno il tempo che ci metterebbe un astemio a bere un bicchiere di Jack Janiel’s, il rinomato whisky del Tennessee.

A proposito di alcol, sono rimaste sbalordite di come in Italia sia tanto facile comprare gli alcolici. In effetti in Italia non c’è molta coerenza: è proibito vendere alcolici a chi a meno di sedici anni, ma nei distributori automatici (accessibili a chiunque) si trovano anche lattine di birra.

Distributore automatico

In molti stati americani, invece, ventun’anni è l’età minima per acquistare alcolici. Non meravigliamoci quindi se i ragazzi americani in vacanza in Italia, talvolta, preferiscano le sbornie ai beni culturali.

Ma, a differenza che in Italia, possono prendere la patente di guida già a sedici anni. C’è da dire però che in alcune zone degli Stati Uniti, come il Tennessee, avere l’auto è indispensabile, viste le grandi distanze tra i centri abitati.
Inoltre i mezzi pubblici, ad eccezione delle metropoli, sono poco diffusi ed efficienti come nei paesi europei e sono considerati trasporti per gente povera, così come pure i treni e, sembra un paradosso, i taxi.

Non sono certo per persone povere le università americane. Dopo aver saputo quanto costa la frequenza ai corsi quadriennali della specializzazione universitaria, posso affermare con tutta franchezza che le università italiane non sono per nulla costose e citare un paio di frasi lette in una guida a usi, costumi e tradizioni degli USA: “Molte famiglie iniziano a risparmiare per l’università prima che il figlio abbia pronunciato la prima parola”, “Molti studenti devono mantenersi agli studi lavorando, questo significa che tanti di loro si ritrovano contemporaneamente laureati e gravati da un pesante debito”.

L’argomento cucina merita un discorso a parte, a ogni modo il concetto è più o meno questo: in Italia si mangia un’insalata mista per mangiare della verdura, in America per mangiare i condimenti che l’accompagnano; in Italia si mangia un piatto di tagliatelle al ragù per mangiare della pasta, in America per mangiare il sugo di carne.
In dieci giorni di cucina italiana l’occasione di mettere insieme quello che c’era a portata di mano non gli è mai mancata. Ho visto condire l’insalata con il formaggio grana… olio e sale sembrava poco sostanzioso. Per assaggiare il gorgonzola ho visto prendere una fetta di pane, spalmarci il philadelphia, poi metterci una fetta di salame e sopra il gorgonzola. Ma al palato non è piaciuto. Ci credo, è come se un italiano per provare il peanut butter prendesse una fetta di pane, ci spalmasse la marmellata di lamponi, poi ci mettesse un gianduiotto e sopra il peanut butter.
Comunque, hanno apprezzato i piatti italiani e hanno imparato a fare la pizza.

Pizza Pizza
Pizza Pizza

Un accenno all’abbigliamento: si sono stupite che noi stendiamo i panni all’aria aperta per farli asciugare e poi li stiriamo e li pieghiamo. Loro mettono i panni nella lavasciuga e li indossano così come escono… si ricordano che esiste il ferro da stiro solo quando devono andare a qualche cerimonia.

Dopo questa esperienza aggiungo qualche parola nuova al mio vocabolario inglese, tra cui: dead end, yummy, hot mess e barn owl. Ma quali saranno le parole italiane che Holly e Jessica hanno imparato? come le pronunceranno?

Non importa avere imparato tante o poche parole, l’importante è saper dire barbagianni!

Barbagianni



Coming soon…

di Cecilia | 31 maggio 2010 | 20:18 | Notizie | Permalink | Commenti (1)

Italy 2010



Le avventure di una segretaria

di Cecilia | 4 aprile 2010 | 16:00 | Eventi | Permalink | Commenti (1)

Si è conclusa per me da qualche giorno un’altra esperienza al seggio elettorale in qualità di segretaria. Poiché è stata la terza volta che sono stata nominata segretaria e la seconda durante le elezioni regionali, a mio avviso le più complesse, sono in grado di raccontare con estrema imparzialità ciò che accade nei tre giorni di lavoro in un ufficio elettorale di un paese che ha tra i suoi elettori il Ministro dell’Interno, dal cui ufficio dipendono le elezioni stesse.

Innanzitutto, prima che domani vadano tutti a inserirsi nelle liste degli scrutatori, vorrei avvertire chi non ha mai vissuto quest’esperienza che il lavoro dei componenti di un seggio elettorale è abbastanza impegnativo: sia per il numero di ore, sia per la concentrazione durante il servizio. Inoltre, se doveste essere scelti dal presidente come segretario di seggio, riflettete bene prima di accettare perché vi spetterebbero tre giornate intense a compilare verbali, registri, buste ecc… non per niente la figura del segretario è etichettata come quella che scrive interrottamente per tre giorni.

Il cambio dell’ora in questa tornata elettorale non è stato certo un problema per i componenti del seggio. Visto che in due giorni e mezzo hanno lavorato oltre trenta ore, dormire un’ora in meno non è che abbia fatto molta differenza. Vi dico solo che non ho mai avuto tanta incertezza su che ora fosse come domenica mattina: tra orologi radiocontrollati che hanno corretto l’ora automaticamente, orologi vari in casa che erano rimasti all’ora solare, orologi di cellulari che erano stati preventivamente fatti avanzare la sera prima nel dubbio che non si sistemassero da sé ma che nottetempo si sono portati avanti di un’ulteriore ora… la mattina alle cinque ero già sveglia. Il presidente, per sciogliere ogni dubbio, ha consultato l’NTP server del Galileo Ferraris.

Prendete un presidente, cinque giovani donne, lasciate da parte eventuali riferimenti, e ottenete il seggio presso il quale sono accaduti gli eventi che vado a raccontare.

Elezioni regionali 2010

Devo ammettere che gli elettori sono stati proprio diligenti, a partire dal primo che, forse intimorito dai numerosi cartelli di divieto di introdurre nelle cabine elettorali telefoni cellulari o altre apparecchiature in grado di fotografare o registrare immagini, non ha esitato neanche un po’ a depositare addirittura tre cellulari.

Un fatto piuttosto curioso in una sezione elettorale di un paese non molto grande è il riconoscimento: ovvero si mira a essere riconosciuti (in quanto elettori) e a riconoscere (in quanto componenti del seggio). Se i membri del seggio riconoscevano gli elettori, ma questi ultimi mostravano titubanza, bastava dire: “Non mi riconosce? Sono il figlio/la figlia di…” che subito accantonavano ogni perplessità. Talvolta, invece, il riconoscimento partiva dagli elettori stessi con frasi del tipo: “Noi ci conosciamo, ci vedevamo sempre alla messa delle 8″. Ma è capitato anche di non riconoscere alcuni elettori, una signora risentita ha borbottato: “Ho sempre abitato qui, sono anche venuta in ciabatte a votare” … come a dire che si sentiva a casa.

Interessante notare anche come si sono presentati gli elettori. Oltre alla classica coppia moglie-marito, si sono visti: il signore che ha accompagnato la madre novantenne, il ragazzo diciottenne accompagnato dalla sorella più grande, due amiche vedove. Altre famiglie hanno preferito, invece, venire a scaglioni nell’arco delle giornate, altri ancora si sono presentati con il cane al seguito e alla domanda ironica di un membro del seggio: “Anche il cane vota?”, l’elettore, serafico, ha risposto: “Sì, è abituato!”.

Il registro che più di tutti ha dato spazio alla fantasia nell’ufficio elettorale è stato quello dei naviganti (marittimi e aviatori). Visto che nel comune della sezione non vi sono porti né aeroporti, abbiamo ribattezzato la categoria “naufraghi e mongolfiere”. Eravamo pronti ad attendere possibili naufraghi dell’Olona e atterraggi di palloni aerostatici, ma questi casi speciali non si sono verificati.

Tra gli aneddoti che sono occorsi negli anni e che ormai sono passati alla storia, ne cito due.
Durante un referendum con otto schede, un signore anziano uscì dalla cabina con tutte le schede l’una nell’altra. Alla richiesta di uno scrutatore: “Deve separare le schede!”, l’elettore ritornò nella cabina dove piegò le schede diversamente ma mettendole di nuovo l’una nell’altra. A quel punto lo scrutatore, non sapendo come spiegarsi, gli disse: “Deve dividere le schede!”. Mai verbo fu più sbagliato in tale situazione: l’elettore uscì dalla cabina con le schede divise in tanti quadrati… aveva strappato le schede e ne aveva fatto un puzzle.
Lo scambio delle tessere elettorali tra amiche anziane vicine di casa può succedere, soprattutto se ci si reca sempre insieme al seggio. Ma se capita una volta che una delle due è al mare e l’altra si reca alle urne con la tessera dell’amica, cosa può succedere? Il caso si è risolto con un duplicato della tessera elettorale, ma da quel giorno non sono più andate insieme a votare.

Con frasi quali: “Ieri era il giorno delle firme, oggi è il giorno dei numeri, domani sarà il giorno delle crocette”, “Il mio gatto prima di uscire di casa si mette il guinzaglio”… si allietavano i momenti di calma, sebbene non fossero così frequenti. Trovare un momento per mangiare un trancio di pizza o una brioche per i componenti dell’ufficio elettorale non è stato facile. Se si addentava un boccone, puntualmente si presentava un elettore o arrivava una telefonata dal comune. In un caso ci ha pensato il poliziotto, in servizio presso la sezione, rispondendo: “Il presidente in questo momento ha la mascella impegnata”.

A tenere alte le forze fisiche e il morale ci ha pensato personalmente il sindaco che, aiuatata dal marito, ha viziato i componenti del seggio con dolci caserecci, tisane speziate, caffè multicereale e… il punto forte: sciroppo d’agave, per chi non si accontentava del solito zucchero. È stato proprio questo sciroppo, la cui confezione trasparente rivelava una sostanza viscosa gialla che molto ricordava un tipico shampoo per bambini, che ha acceso un dibattito sulla natura di tale vegetale.

Sciroppo d'agave

Con la battuta del presidente: “Ho iniziato in giacca e cravatta, ora sono passato al maglione, finiremo stasera in pigiama” ha preso il via lo scrutinio. Quest’ultimo, con oltre tre ore di spoglio di schede, è forse la parte più noiosa, ma richiede la massima attenzione di tutti: mentre il presidente legge il voto espresso sulla scheda, scrutatori e segretario registrano man mano i voti sulle tabelle di scrutinio, che assomigliano vagamente alle schedine del totocalcio.

Per fortuna che ogni tanto saltava fuori qualche scheda che smorzava l’atmosfera e scatenava l’ilarità dei presenti. Su una scheda è stata trovata la scritta: “scheda nulla”… mancava solo che l’elettore aggiungesse “firmare da almeno due componenti l’ufficio e includere nella Busta n. 5 (R.)/D” che i membri del seggio avrebbero ringraziato per aver facilitato loro il compito.

Le curiosità su quello che salta fuori durante l’apertura delle schede non mancano: si narra che durante uno scrutinio di parecchi anni fa, all’interno di una scheda fu trovata addirittura una fetta di salame. Più volte è anche capitato di trovare una scheda con una preferenza poco comprensibile, ma solo dopo diversi minuti che nessuno riusciva a decifrare il candidato, una scrutatrice ha esclamato: “A me, più che una preferenza, sembra la firma dell’elettore!”.

La compilazione dei plichi è il momento finale che tutti aspettano, seppure con qualche perplessità. Ora, d’accordo inserire una busta nell’altra come le matriosche e scoprire solo all’ultima busta che quella più esterna deve essere timbrata con il bollo che è stato chiuso nella busta più interna, ma qualcuno mi spiega come sia possibile che alla fine tutte le schede votate vadano inserite in una busta che al massimo può contenere le schede bianche? Anche perché se le schede vengono consegnate al seggio in scatoloni e non in buste, ci sarà pure un motivo!

Per chi fosse curioso di sapere i risultati



Peace flash mob

di Cecilia | 10 marzo 2010 | 21:00 | Amarcord, In giro | Permalink | Commenti (0)

Sapere da poco cos’è un flash mob e scoprire che quello strano evento a cui hai assistito e che hai ripreso in un video, una serata di aprile 2003 a Barcellona, ha tutte le caratteristiche per essere un micro flash mob.

Ora, se il primo flash mob si svolse a maggio 2003 a New York, queste cos’erano… le prove generali?