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Per due trattini iPhone perse la firma

di Cecilia | 4 febbraio 2010 | 19:42 | Web | Permalink | Commenti (0)

Mi rendo conto che di fronte alle disquisizioni sul nuovo nato in casa Apple può sembrare poca cosa, ma sono un po’ di giorni che sto affrontando con un amico una sottile discussione di cui vorrei rendervi partecipi.

La faccenda è nata in seguito a una mail ricevuta che riportava in calce “Sent from my iPhone”.
Da buona conoscitrice degli standard della firma, ho fatto presente al mittente che la firma non rispettava la netiquette.
Nulla di male, per carità, ma siccome è una persona precisa, ho preferito informarla dell’ “infrazione” commessa.

Come previsto dalla netiquette, infatti, lo standard che delimita la firma dal resto della mail è una sequenza ben precisa: trattino, trattino, spazio, invio.
Per esempio:

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Sent from my iPhone

Il delimitatore di firma non è qualcosa di estetico, ma è uno standard utilizzato da molti client di posta elettronica per riconoscere le firme.

Da qui è nata la controversia sul fatto che la firma originale nelle mail da iPhone non sia corretta.
Quindi mi chiedo: per quale motivo Apple non ha aggiunto quella manciata di caratteri prima della firma vera e propria?

Poi, vabbe’, ognuno è libero di modificare la firma come preferisce, anche mettendo dieci trattini, dodici asterischi o una nave da crociera.

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Telefoni intelligenti

di Cecilia | 2 gennaio 2010 | 11:19 | Tecnologia | Permalink | Commenti (2)

Visto che non mi sono mai espressa in merito ai telefoni cellulari di ultima generazione, ecco alcune mie considerazioni.

Smartphones

Premetto che una volta passati a uno smartphone non sarà facile liberarsene, per cui se a cena vi capiterà di scorgere scene in cui lui/lei guardi per troppo tempo le gambe del tavolo con l’aria di quello/a che non trova il tovagliolo caduto, sappiate che con molta probabilità è intento/a a leggere dal suo BlackBerry una mail del suo collega statunitense.

Una delle differenze rilevabili al tatto tra un iPhone e un altro smartphone, concedetemi il gioco di parole, è la sensibilità tattile. Il leggero sfioramento dello schermo di un iPhone per scrollare-spostare-zoomare, su un Nokia diventa uno sforzo fisico tale da tenere allenato il bicipite brachiale.

La tastiera multi-touch dell’iPhone è indubbiamente comoda: se con il mio vecchio cellulare per scrivere un sms ci mettevo il tempo record di una maratona, ora ci metto il tempo record dei 200 metri piani.

La sincronizzazione merita un discorso a parte. Per ora dico solo che da quando ho attivato MobileMe mi sento più sollevata: tutto sincronizzato e ovunque ci si trovi è un grande passo per chi è sempre stata una sostenitrice dell’ubiquity data.
Cliccare l’icona “Find My iPhone” dalla pagina web di MobileMe e visualizzare dove si trova il proprio iPhone è una funzionalità, oltre che accattivante, che sucita fantasie. Vi avviso, se mi dovessero rubare l’iPhone, corro a cliccare “Find My iPhone” e mentre raggiungo il telefono in compagnia dei carabinieri gli mando un messaggio intimidatorio seguito da un suono molesto.

Purtroppo per cambiare la sim card nell’iPhone occorre eseguire un lavoro certosino: infilare qualcosa di molto sottile in un foro dalle dimensioni standard, cioè con un diametro poco più grosso di un baffo di gatto e poco più piccolo di uno stuzzicadenti, non è banale. Non che abbia bisogno tutti i giorni di cambiare la sim, ma se mi trovassi su un sentiero in montagna con l’iPhone scarico e avessi la necessità di mettere la sim in un altro telefonino mi troverei in leggera difficoltà… non essendo solita portarmi dietro dei diodi.

Uno dei punti deboli di questi telefoni è la batteria, ma ci si fa subito l’abitudine… un po’ come bere il caffè a fine pasto.

La fotocamera non è un granché, e credo che su questo siano d’accordo tutti gli amanti della fotografia. Utilizzata, però, per prendere appunti visuali va benissimo, tanto più che alcuni smartphone geotaggano le foto.

L’ “effetto frittella” è una delle peculiarità dei telefoni touchscreen. L’alone di ditate che annebbia perennemente il display gli dona quel tipico aspetto post frittura, per cui questi cellulari sono vivamente sconsigliati agli igienisti, che finirebbero per passare più tempo a pulire lo schermo che a giocare con le applicazioni.

Sondaggi recenti dicono che le sedute al bagno sono improvvisamente diventate interminabili… e pare che questo fatto sia coinciso con l’arrivo dei telefoni sopra citati, ma queste sono solo illazioni.



Una volta…

di Cecilia | 24 dicembre 2009 | 15:52 | Notizie | Permalink | Commenti (0)

… c’erano il bue e l’asinello.

Natale 2009

Buon Natale a tutti!



Spot d’altri tempi

di Cecilia | 25 novembre 2009 | 20:08 | Amarcord | Permalink | Commenti (2)

Se c’era una che nel lontano 1998 registrava le pubblicità dei comici Margiotta e Olcese…

… quella ero io.



E tre

di Cecilia | 31 ottobre 2009 | 17:30 | Notizie | Permalink | Commenti (2)

Questo blog ha da poco compiuto tre anni… ma chi sono i lettori che hanno seguito/seguono queste pagine?
Ecco sei aggettivi che li caratterizzano.

Hanno il blog tra i preferiti o nel blogroll, seguono i feed RSS, commentano volentieri e non si perdono mai un post: sono i lettori fedeli. Talvolta sono così appassionati che non esitano a dispensare consigli, a procurare materiale o, addirittura, a diventare complici della blogger.

I lettori timidi sono anch’essi fedeli, ma un po’ timidi. Ragion per cui mandano i loro commenti per email alla blogger. Capisco perfettamente che preferiscono mantenere riservata la loro identità, ma ricordo loro che è possibile scegliere nickname evocativi dalla letteratura. Il “garzoncello scherzoso” di leopardina memoria non ha ancora lasciato commenti, ma il giorno che si decidesse a farlo sarà il benvenuto, anche se all’anagrafe potrebbe essere tanto Lucio Quintiliano quanto Tito Marziale.

Una tipologia tutta al femminile è quella delle lettrici gelose. Sono le fidanzate gelose dei lettori affezionati che un giorno arrivano cliccando per sbaglio un link su un social network. Inutile specificare che da quel momento fanno del blog la loro pagina iniziale del browser, non tanto perché gli piacciono i post, ma per monitorare l’attività del partner… pare infatti che spulcino tutti i commenti del blog per scovare frasi di apprezzamento e ammiccamenti vari.

I lettori allettati giungono al blog solo dopo che sono stati informati di essere citati in qualche articolo e con l’intento di svelarsi nei commenti. In sostanza, la blogger si sforza di utilizzare tutti i tipi di perifrasi per cercare di mantenere l’anonimato del protagonista e questi commenta: “io sono il giornalista in questione…” con tanto di nome e cognome e link al suo sito.

In molti casi è sufficiente essere indicizzati bene su Google per ricevere molti visitatori, ma solo una piccola percentuale trova nel blog risultati che soddisfano la loro ricerca… è quella dei lettori eventuali. Sono quei lettori che non occorre fidelizzare, anzi sono loro stessi a fare pubblicità al blog. Ovvero se, per esempio, la prima volta che visitano il blog trovano curiosità su tradizioni culinarie locali che stanno cercando da tempo, corrono a linkare il post sui loro blog e fanno girare la voce tra le amiche chiedendo loro di dedicare almeno un articolo all’argomento e mettendo ben in evidenza il nome della blogger da cui hanno carpito le informazioni, facendola passare per la maggior esperta del ramo.

I lettori curiosi che fanno finta di niente sono una specie tanto subdola quanto ingenua. Leggono con una certa assiduità il blog, ma quando gli scrivi: “ho pubblicato un post che potrebbe interessarti…”, rispondono serafici: “se mi dai il permesso…”, “se mi autorizzi…”, “devo pagare una tassa per poter visitare il blog?”. A parte il fatto che sono sempre i primi a leggere i post, devo ancora capire cosa devo autorizzare… visto che sono io a invitarli e il blog è pubblico.



Capita anche questo

di Cecilia | 24 ottobre 2009 | 15:55 | Web | Permalink | Commenti (0)

Capisci che la tua presenza in Rete non passa inosservata quando:

- Un noto editore ti invita a leggere in anteprima due capitoli di un libro e scrivere una recensione sullo stesso.

- Ti scrivono dall’Argentina chiedendo di aiutarli a ricostruire il loro albero genealogico partendo da nomi e date.
Manco fossi l’archivio anagrafico!

- Ti chiedono l’autorizzazione per pubblicare le tue foto di Saturnia, Bibbona, San Benedetto del Tronto e Torino su siti di promozione turistica.

- Ti chiedono di fare pubblicità al ciclismo femminile sul tuo blog.
Solo perché al Mondiale di ciclismo a Varese ti hanno visto con questa macchina fotografica.

- Ti invitano a partecipare a un reality game della durata di tre settimane.

- Ti invitano a una serata tra blogger in cui vengono sponsorizzati prodotti salutari.



Indovina chi?

di Cecilia | 30 settembre 2009 | 18:46 | Tecnologia | Permalink | Commenti (0)

Una statua bronzea, un autoritratto, un sarcofago egizio, un gatto bianco: cosa hanno in comune queste immagini?

Statua bronzea Autoritratto Sarcofago egizio Gatto bianco

Apparentemente nulla, ma per Picasa e iPhoto le immagini contengono dei volti.

La più recente e accattivante funzionalità di questi gestori di immagini è, senza ombra di dubbio, l’algoritmo del riconoscimento facciale che, analizzando le foto, individua i volti e permette di taggarli.
Naturalmente il face detection è stato pensato per i volti umani, ma sappiamo bene che anche la tecnologia cade in errore… forse andrebbe rivista la locuzione latina “errare humanum est…”.

Dopo aver taggato una parte significativa delle mie foto, posso dire con tutta franchezza che il riconoscimento facciale di Picasa e iPhoto funziona molto bene. Chiaramente va istruito: più foto possiede di una persona, più sarà in grado di riconoscerla in altre foto, ma è sorprendente come riesca a riconoscere in un autoritratto una persona ad esso già nota (non so se dare il merito all’autrice dell’autoritratto, che tra l’altro non è un’artista, o all’algoritmo). Certo, ha i suoi punti deboli: basta che una volta si tagga una persona con gli occhiali da sole, che ogni qual volta troverà un volto con quel tipo di occhiali proporrà quel nome. Poi vabbe’… ci sono persone con una fronte o un naso così importanti che è ben difficile che sbagli.

Vedermi associate fotografie di una bimba gioconda, una Minnie e una biondissima liceale, da una parte mi ha confortato, dall’altra mi ha fatto riflettere su quanto sia effettivamente cambiata negli anni.

Gioconda Minnie Bionda

Ricostruire la propria timeline fotografica, ora è facile e veloce. Ripercorrendo i vari momenti immortalati nelle foto troveranno spazio commenti di un certo spessore quali “come stavo male con l’apparecchio ai denti!” e “possibile che a vent’anni di distanza a mia madre vada ancora bene quel prendisole azzurro?”, si presenteranno improvvisi ricordi nostalgici e spunteranno impietosi ritratti che si vorrebbero far sparire per sempre, ma ormai è troppo tardi… ci sono troppi backup in giro.

E man mano che si aggiungono foto, il proprio libro di facce prende forma… e senza nemmeno dover chiedere l’amicizia. Saltano fuori tante di quelle facce da non immaginare e solo a quel punto ci si rende conto di quante persone si conoscono, anche se, tutto sommato, sembra ingiustificato quel migliaio o giù di lì di proprie foto personali.

Ora che si è diffusa la tendenza di mandare agli amici — in occasione di compleanni, anniversari ecc. — foto imbarazzanti che rievocano eventi del loro passato, cercare nel proprio archivio fotografico non è mai stato così semplice.



L’intrigo saudita

di Cecilia | 17 settembre 2009 | 20:36 | Libri | Permalink | Commenti (0)

Da oggi è in libreria L’intrigo saudita – La strana storia della maxitangente Eni-Petromin, il nuovo libro del giornalista Donato Speroni.

L'intrigo saudita

Storia, economia, corruzione politica, industrie petrolifere, servizi segreti… un libro che ricostruisce un pezzo di storia italiana trent’anni dopo.

Come dice l’autore: “L’Intrigo saudita è una storia tutta vera, ma si legge come un giallo politico”.
Se vi sembra intrigante, buona lettura!

Qui trovate la recensione, a cura di Sergio Rizzo, pubblicata ieri sul Corriere della Sera.



Golosità felina

di Cecilia | 31 agosto 2009 | 23:34 | Natura | Permalink | Commenti (0)

È risaputo che i gatti sono attratti dalla pianta di Actinidia chinensis, più comunemente detta Kiwi, ma quale sarà la sostanza che li ingolosisce tanto?

Ecco i miei gatti in azione:

Cosa rappresenterà la pianta di Kiwi per i gatti?

Dal gatto che lecca un rametto come se fosse un gelato, al gatto che rosicchia un bastoncino come se fosse una stecca di liquirizia.
E dopo continui strusciamenti, ecco il gatto in stato di euforia… Sarà mica una droga?



e-postcard

di Cecilia | 29 agosto 2009 | 20:55 | In giro | Permalink | Commenti (2)

Dal Campionato italiano di vela classe 4.20 che si sta svolgendo in questi giorni nelle acque dell’alto Lario.

Campionato italiano di vela classe 4.20

Riuscite a contare i 60 equipaggi?