Russia: appunti di viaggio

Da qualche giorno sono tornata da un viaggio in Russia. Non sto a raccontarvi quanto sono decorate le stazioni della metropolitana moscovita, quanto è grande l’Ermitage, quanta luce c’è il 21 giugno nella città fondata da Pietro il Grande e cosa ho visitato (per questo vi rimando alle gallerie fotografiche di Mosca e San Pietroburgo), ma vi lascio qualche appunto del mio viaggio.

Mosca - Cattedrale di San Basilio San Pietroburgo - Notti bianche

Atterrata a Mosca, la prima cosa che ho pensato è stata: “ma sono veramente in Russia? mi sembra di essere in una megalopoli americana”. File interminabili di grattacieli e palazzoni di venti piani ai bordi delle strade larghe quanto tre autostrade italiane affiancate, traffico e smog che in confronto Milano è una città pulitissima. Poi, in effetti, pensi che con i suoi dodici milioni di abitanti Mosca è una megalopoli, a differenza di San Pietroburgo, città più europea, pulita e ordinata della capitale russa e che con numerosi edifici d’epoca che si affacciano sui canali d’acqua è considerata la Venezia del nord.

Prima di partire per la Russia ammetto di aver studiato qualche parola russa e aver imparato a leggere l’alfabeto cirillico, ma se a Mosca e San Pietroburgo non avessi avuto degli amici russi che mi hanno accompagnato in giro per la città e mi hanno fatto da guida parlando in inglese, molto probabilmente ora sarei ancora là a capire come muovermi con la metropolitana, a decifrare i menu dei ristoranti in cirillico e a capire il costo dei biglietti per entrare nei musei.

In Russia, infatti, non basta parlare in inglese per farsi capire. A parte gli aeroporti, i grandi alberghi e qualche ristorante, è difficile tenere una minima conversazione in inglese. Vi dico solo che in una catena americana di fast food non sono riuscita a ordinare un piatto: ben cinque ragazzi che prestavano servizio in quel locale non hanno capito cosa desiderassi ordinare, nonostante avessi indicato il piatto e avessi parlato un inglese che anche un bambino di otto anni avrebbe capito.

Chi recentemente è andato in Russia non avrà potuto fare a meno di sottoporsi ai numerosi controlli di sicurezza. Come negli aeroporti ci sono i body scanner, così all’entrata delle stazioni ferroviarie, dei musei e di molte chiese ci sono i metal detector.

Sulla cucina russa non spenderei molte parole, considerando anche che in una settimana ben due piatti mi sono rimasti sullo stomaco. In pratica, la zuppa sta alla Russia come la pasta sta all’Italia… sono pochi, infatti, i pasti in cui i russi si sottraggono dal rito della zuppa. E che dire della cipolla? Immancabile e abbondante nella maggior parte dei piatti. Per il resto, ho visto e mangiato piatti con molte salsine e insalate condite solo con aceto o con formaggio grattugiato e pepe.

Cosa si beve a tavola? Semplicemente tè caldo. E durante la giornata? Sempre tè caldo. Confesso che per un attimo mi sono chiesta se sanno che è legale bere acqua a tavola. Insomma, capite bene che le uniche due volte che a cena ho bevuto un bicchiere di vino rosso italiano me lo sono proprio gustato, nonostante sia astemia.

La vodka merita un discorso a parte. Quando ci si ritrova tra amici, si può assistere a numerosi brindisi in una serata a tavola. Si riempiono i bicchieri di vodka, si brinda e si beve tutta d’un fiato. Poco dopo, il padrone di casa riempie nuovamente i bicchieri, si brinda e si beve tutti insieme. E così via per tutta la serata. Non esagero se dico che ho visto quattro amici russi bere una bottiglia di vodka in un’ora.

Si sa che a nord nel periodo estivo le giornate sono interminabili, si va a dormire e ci si alza con la luce del sole. Ma se capiti a San Pietroburgo il giorno del solstizio d’estate, hai la fortuna di assistere alla notte più attesa dell’anno, la notte bianca del giorno più lungo. Dopo la mezzanotte, ovvero quando la luce diminuisce, i ponti sulla Neva si alzano per far passare centinaia di barche mentre migliaia di persone si riversano ai bordi del fiume ad ammirare lo spettacolo. È come se il tramonto durasse tutta la notte, da mezzanotte fino alle quattro di mattina quando si viene abbagliati dal sole che entra dalle finestre. I russi saranno abituati, ma io in una settimana tra fuso orario, notti bianche e numerose tazze di tè penso di aver dormito più o meno le ore che dormirebbe un liceale in gita scolastica all’estero.

Un giorno a Mosca ho notato qualche lucchetto a forma di cuore attaccato su un ponte. Il mio primo pensiero è stato: “Moccia è arrivato fin qui”. Qualche giorno più tardi ho visto molte coppie, fresche di matrimonio, recarsi sul ponte Luzhkov per appendere i loro lucchetti su degli alberelli di metallo. I miei amici russi mi hanno spiegato che da qualche anno è diventato un rito per tutti gli innamorati di Mosca. Non sapevano però che questa pratica fosse nata in Italia con l’uscita del best seller “Ho voglia di te” di Federico Moccia. Insomma, possiamo dire che l’Italia ha esportato in Russia anche questa tradizione dei lucchetti.

Mosca - Albero degli innamorati


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