Il cappello

In settembre era fissato il matrimonio di Paola e Valerio. Mia nipote Paola mi aveva chiesto di mettere il mio vestito di pizzo color marron glacé e la mamma voleva che mi mettessi un cappello.

Dove trovare un cappello? Mah… non ci pensavo proprio.

Un pomeriggio di luglio andai al mercato a fare delle compere, poi decisi di recarmi in un negozio dove erano in promozione delle cucine. Quel giorno il caldo era insopportabile, ma ci andai lo stesso. Quando arrivai al negozio chiesi di sedermi: ero stravolta, sudata, stanca.

Uscii e mi diressi per andare a prendere il pullman. Il cammino era lungo, ero sudata, avevo sete e un vestitino estivo orami poco fresco e spiegazzato. Oltre la borsa, avevo i sacchetti del mercato. Non vedevo l’ora di giungere alla fermata del pullman.

Passai davanti a una vetrina in cui erano esposti dei meravigliosi cappelli. Non esitai un attimo a entrare nel negozio. La proprietaria mi squadrò dall’alto in basso, come si guarda un mendicante. Le chiesi del cappello. Esitando, rispose che costava molto e che dovevo ordinarlo. Pensai che mi volesse dire: “Poveretta, cosa sei entrata a fare? a darmi noia?”.

Me ne andai poco convinta, anzi salì in me un po’ di rabbia per il modo in cui ero stata trattata. Dovevo rifarmi. Il cappello lo volevo.

L’indomani raccontai il fatto alla mia amica Rosanna e le proposi di venire con me al negozio.

Qualche giorno dopo, vestite in modo elegante, ci recammo nello stesso negozio. Con noi c’era anche Cecilia, una bambina di dieci anni con occhi acquamarina e lunghi capelli biondi.

Quando entrammo la signora ci accolse calorosamente e ci mostrò tutti i cappelli della nuova collezione. Disse che doveva ordinarli a Firenze. Io ne scelsi uno color marron glacé che si adattava perfettamente al mio vestito di pizzo. Poi la signora prese un bollettario, segnò il modello da ordinare, mi chiese un acconto e il mio indirizzo di casa.

Intanto Rosanna e Cecilia erano andate in fondo al negozio a vedere gli abiti da sposa. Ce n’erano tantissimi.

Quando pronunciai il nome del mio paese, la signora esclamò: “Il paese del Ministro dell’Interno!”. “Sì, quella è la sua mamma!”, risposi indicando Rosanna in fondo al negozio.

La proprietaria corse subito a chiamare il marito, il quale si inchinò davanti a Rosanna: “Dica a suo figlio che se lo vestirò io sarà molto più elegante! Basterà che mi dia le misure!”.

Improvvisamente ci trovammo su un tappeto rosso a ricevere una serie infinita di salamelecchi.

Missione compiuta, e come si dice: “L’abito non fa il monaco”.

Oggi, a distanza di tanti anni, mi è tornata in mente questa storia realmente accaduta. La bambina del racconto ero proprio io.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *