Vernissage milanesi

Una sera mentre stavo andando a un vernissage con un’amica che avevo invitato, mi disse: “Sai che ho dovuto cercare su Internet cosa fosse un vernissage? Non sapevo che si trattasse dell’inaugurazione di una mostra d’arte”.

Ora che sapete tutti cos’è un vernissage, avrei un appunto: le indicazioni per raggiungere gli spazi espositivi spesso sono una pecca. Ricordo ancora l’inaugurazione di un evento d’arte di qualche anno fa a Milano: arrivi al numero civico segnalato, entri in un cortile, al buio, sotto la pioggia, non vedi nessun cartello, non c’è nessuno… e non sai dove andare. Poi arrivano alcune persone e chiedi loro indicazioni, ma anch’essi sono alla ricerca dell’entrata. Dopo aver girato tutte le mostre in corso in quel cortile, apri l’ultima porta e finalmente scopri di essere al vernissage a cui ti avevano invitato.

Come ci sono vernissage con tanti invitati, TV internazionali che intervistano gli artisti e ricchi buffet dove non mancano anche olive all’ascolana e spiedini di frutta, così ci sono vernissage che passano inosservati, come quella volta che all’inaugurazione di una mostra fotografica mi sono ritrovata sola con l’artista, un amico di vecchia data dell’artista, la giovane curatrice e la coinquilina della curatrice.

Capita sempre più spesso ai vernissage che vengano raccolti gli indirizzi email dei presenti per essere utilizzati dalla galleria per gli inviti alle mostre successive. Ho sentito dire che a un vernissage ti consegnavano dei gettoni con i quali avevi diritto all’aperitivo solo se lasciavi il tuo indirizzo email. Immagino che molti pur di avere un bicchiere di prosecco abbiano lasciato email fasulle.

Se vi starete chiedendo chi frequenta i vernissage, ecco un breve elenco delle persone che potreste incontrare.

– Il giovane artista farfallone che presenta l’amica più carina all’inaugurazione come la fidanzata di turno.

– Il gruppetto di signore di mezza età che è lì solo per scroccare patatine e tartine e la parola dei loro discorsi che più si avvicina all’arte è cera… chiaramente non riferendosi a quella dei pastelli, ma a quella dei pavimenti.

– Il fotografo che ti illustra la sua tabella di marcia della serata: cinque mostre, una fiera, una conferenza.

– La signora della security che non appena ti vede portare il telefono all’altezza del viso si avvicina ricordandoti che non si possono scattare le foto alle opere d’arte… e tu ti devi giustificare, mostrandole la schermata del telefono, dicendo: “sto mandando un messaggio, vede?”.

– Il giovane collezionista che quando gli parli tiene lo sguardo poco più in basso dei tuoi occhi… e non capisci se ti sta guardano le labbra o il decolleté.

– La critica d’arte piena di sé che prima ti chiede il biglietto da visita e poi ti dice: “prima però devo dare lavoro ai miei studenti”.

– Il tizio che dopo averti osservato ti dice: “noi ci siamo già visti!” e mentre pensi “probabile, in effetti la sua faccia non mi sembra nuova”, ti chiede il nome e dopo la tua risposta continua: “non è possibile, sei identica, veramente identica a una ragazza che organizza fiere ed eventi che si chiama X”, poi gli sorridi, lo saluti cortesemente e ti allontani pensando “mi piacerebbe conoscere la mia sosia”.

– La chiacchierona che ti si avvicina con frasi del tipo “l’arte contemporanea non è facile da capire”, poi inizia a parlare di metafisica e non ti lascia più.

– L’aspirante pittore che mette in atto tutte le tecniche di persuasione che conosce per convincere la gallerista a esporre i suoi quadri.

– L’arzillo ottantenne che a tutte le giovani donne presenti dice: “mi dai un bacio sulla bocca?”.


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